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martedì 28 gennaio 2025

Recensione Romanzo - BY GRAZIA - IL LIBRO DEI VERDI INCANTI di Sacha Rosel

 


















Cinque artisti cinesi si narrano reciprocamente delle storie per ritrovare l’ispirazione. Unica regola: scegliere un fiore e un colore diverso per ogni racconto. Omaggiando la camelia e la campanula, ammantata di verde la prima e di blu la seconda, la prima narratrice Xiao Qing sente inaspettatamente l’alito della morte serpeggiare nella propria voce, come guidata da oscuri ricordi mai sopiti: ecco che ciò che era partito come un gioco si trasforma ben presto in qualcosa carico di atmosfere spettrali e creature inquietanti, come se il giardino che circonda la casa invadesse la sua anima mano a mano che le parole si fanno suono e carne. Perché di fronte alla maestosità sublime del paesaggio il suo pensiero ha invocato immagini funeree, trasformando quel ritrovo così speciale in qualcosa di macabro? Cosa nasconde il giardino dell’enigmatica mecenate Lao Huang? Nel Libro dei Verdi Incanti il confine fra realtà e illusione si fa spesso opaco, producendo un continuo scarto fra ciò che crediamo essere la verità e ciò che serpeggia nell’ombra, al di là della superficie, mostrandoci la caducità della vita umana e la natura effimera delle cose, ma anche la bellezza illuminante della vacuità e dell’impermanenza.






 “Il Libro dei Verdi Incanti” di Sacha Rosel è un’opera che si dipana come un intreccio di colori, profumi e misteri, avvolgendo il lettore in un’atmosfera densa di suggestioni e riflessioni sulla caducità della vita e l’impermanenza delle cose. Non è solo un racconto lungo, ma una finestra aperta su un mondo che sfiora il confine tra realtà e illusione.

Considerazioni personali: Fin dalle prime pagine, ho percepito un magnetismo particolare nel modo in cui l’autrice narra le storie dei cinque artisti cinesi riuniti nella dimora di Lao Huang. Ogni racconto, focalizzato su un fiore e un colore, trasporta il lettore in una dimensione dove il visibile si mescola con l’invisibile. La camelia e la campanula, verdi e blu, diventano simboli potenti di una realtà che si dissolve nel surreale, alimentando un senso di inquietudine che ho trovato particolarmente seducente.

La struttura narrativa, che segue la teoria cinese dei cinque elementi, conferisce all’opera un ritmo armonioso e meditativo, come una oscillazione melodiosa orchestrata tra natura e spirito. Mi sono sentita coinvolta nel viaggio di Xiao Qing, il cui racconto incarna una primavera dal retrogusto funereo, riflettendo la sua lotta interiore tra il desiderio di creare e il timore del fallimento. Questo dualismo ha risuonato profondamente con me, rendendo Xiao Qing un personaggio vivido e complesso.

Punti di forza:

La scrittura di Sacha Rosel è ricca di dettagli evocativi e di una bellezza quasi lirica. Le descrizioni dei fiori e dei paesaggi sono talmente vivide che sembra di poterli toccare e sentire.

L’uso di elementi della cultura cinese, come l’Yì Jīng e le leggende taoiste, dona all’opera una profondità che stimola la mente e arricchisce l’esperienza di lettura.

Cosa avrei voluto di più: Se c’è un aspetto che mi ha lasciato un po’ insoddisfatta, è la densità delle informazioni. A tratti, la ricchezza di simboli e riferimenti culturali rischia di sopraffare il lettore, facendo perdere un po’ il filo della trama principale. Avrei apprezzato qualche momento di respiro narrativo in più, dove la storia potesse fluire in modo più naturale senza l’impeto di dover decifrare ogni dettaglio simbolico.

Risultato: “Il Libro dei Verdi Incanti” è un racconto lungo che consiglio a chi ama perdersi in atmosfere suggestive e riflettere sulla natura effimera della vita. Nonostante qualche complessità, è un viaggio affascinante che lascia un’impronta duratura nella mente e nel cuore. Per questi motivi, assegno 4 stelle a questo incantevole mosaico di storie e colori.







 







venerdì 24 gennaio 2025

Recensione Romanzo - BY ANDREA - PANTA REI di Simona Laurenza

 



















Ginevra, giovane e inquieta, è un'adolescente in bilico tra il mondo che lascia e quello adulto che la aspetta, portando con sé le paure e le insicurezze di questo passaggio. Ma una cosa la contraddistingue: un trauma che l'ha resa incapace di parlare, legandola a un doloroso senso di colpa. Nel tentativo di trovare perdono negli altri, ignora che il perdono più difficile è quello verso se stessa. L'incontro con Enea, un'anima affine e tormentata, accende in lei una scintilla di speranza e la spinge a guardare oltre le apparenze, esplorando il coraggio di vivere senza etichette e sfidando aspettative e pregiudizi. Una storia intensa che invita a riscoprire l'autenticità e la libertà di essere se stessi. Prefazione di Adele Vairo.















Ginevra è un’adolescente sensibile e inquieta, che sta attraversando il difficile momento di transizione tra l’adolescenza e la prima fase dell’età adulta. Quando aveva 15 anni, ha assistito senza riuscire a intervenire a un omicidio all’interno del liceo che frequentava, degenerazione di un episodio di bullismo, e da allora Ginevra è rimasta così traumatizzata e sconvolta da perdere la voce.

Non riesce più a parlare, e comunica solo attraverso i messaggi e la parola scritta. Nella sua vita una presenza sicura sono le amiche del cuore, Mina e Ludo e l’amico di sempre Daniele, che non riescono però a scalfire la sua sofferenza nascosta. Il suo trauma la fa sentire “diversa” agli occhi del mondo, e di questo ne soffre in particolare quando si troverà di fronte al passaggio dagli anni del liceo all’ingresso nel nuovo mondo dell’Università.

L’incontro con Enea, un ragazzo “particolare” come lei, sembra poter essere la scintilla che permette a Ginevra di guardare oltre le aspettative, i pregiudizi, i sensi di colpa e vivere grazie all’amore la libertà di essere sé stessa. Riuscirà l’amore a “dar voce al silenzio” di questa ragazza o il trauma del passato rischia di riaffiorare ancora una volta?

Panta Rei. Quando l’amore dà voce al silenzio” è il romanzo d’esordio di Simona Laurenza, che, come leggiamo nella prefazione a cura di Adele Vairo, si è appassionata alla scrittura durante un progetto PCTO sull’editoria e di educazione alla lettura. Ginevra, la voce narrante di questo libro, rappresenta in una storia intensa e appassionante il punto di vista di una ragazza della “Generazione Z” definita dallo psicologo Jonathan Hairdt la “generazione ansiosa” a causa della massiccia esposizione alla “vita on line” e ai social network sin dall’infanzia.

E uno dei temi forti del libro è proprio l’invito a guardare oltre le apparenze che i giovani di questa generazione, e le ragazze in particolare, costruiscono sui propri profili social, dando voce a un’ipersensibilità, a una profondità, a una sofferenza talora nascoste dall’immagine luccicante e glamour costruita in pubblico.

Simona Laurenza attraverso la sua protagonista racconta con grande intensità come il mondo “fluido” della vita on line dove “panta rei” tutto scorre, la perenne condivisione virtuale, la vita iper-regolamentata e piena di impegni delle e degli adolescenti di oggi possa determinare per alcuni la difficoltà a vivere appieno il presente, i rapporti personali e d’amicizia e l’amore.

Un altro tema “sociale” affrontato da Simona Laurenza è quello del bullismo.

Il suo romanzo “Panta Rei. Quando l’amore dà voce al silenzio” racconta tutto questo in maniera assolutamente non didascalica, anzi intensa ed emozionante, riuscendo a equilibrare la profondità psicologica con la leggerezza e una scrittura equilibrata e fluida. I personaggi sono ricchi di sfumature e contraddizioni, e anche i “cattivi” della situazione mostrano le loro fragilità e il loro lato umano. E il messaggio di fondo del libro sembra essere quello che anche nella vita iper-mediata di oggi solo l’amore può dare davvero “voce al silenzio”.

Un romanzo d’esordio sorprendente e intenso, che affronta temi importanti con il linguaggio della creatività letteraria e della fiction, che riesce a dare voce con efficacia alla cosiddetta generazione Z spesso stigmatizzata e accusata di superficialità da quelle degli adulti di oggi, le stesse che hanno creato il mondo nel quale i ventenni di oggi come l’autrice e i suoi Ginevra ed Enea si sono trovati a vivere loro malgrado.






 










giovedì 23 gennaio 2025

Recensione Romanzo - BY ANDREA - CLAUSTROFOBIA di Marialuisa Moro

 

















A Oslo, in una notte di inverno, due sedicenni scompaiono misteriosamente nel nulla. Sulle prime si pensa a una fuga sentimentale, ma in breve gli indizi portano a ben altre ipotesi.
Quando, nella cantina di una casa bruciata viene trovato il corpo carbonizzato di una giovane donna, si pensa subito a Line e le scoperte che continuano ad emergere sul passato di Emil non fanno che alimentare le peggiori congetture, a cui perfino i genitori adottivi Mina Halvorsen e Stig Olsen finiscono per credere.
Cosa è accaduto veramente?
Che fine hanno fatto i due ragazzi?
La verità verrà a galla a poco a poco rivelando un marciume senza fine.














A Oslo in una notte di inverno, due sedicenni scompaiono misteriosamente nel nulla. Uno dei due è Emil, figlio adottivo dei poliziotti Mina Halvorsen e Stig Olsen.

L’altra è Line, la figlia di un collega con il quale soprattutto Mina non è in buoni rapporti. I due ragazzi sono fidanzati e inizialmente si pensa che siano fuggiti insieme per amore.

Emil nasconde un terribile trauma legato alla sua famiglia di origine, e da bambino sembra che avesse l’abitudine di chiudere le altre persone in spazi chiusi e bui.

Gli indizi ben presto portano ad altro, e nella cantina di una casa bruciata viene ritrovato il corpo carbonizzato di una ragazza. Si pensa che potrebbe essere Line, mentre Emil, che è vivo, si trova a causa del suo passato e della sua relazione con Line a essere al centro dei sospetti. Persino i due genitori adottivi sospettano di lui, ma cosa è accaduto veramente?

Chi è davvero la ragazza trovata morta nella cantina? Che fine hanno fatto Line ed Emil?

Claustrofobia” è l’ottavo capitolo della serie norvegese di Maria Luisa Moro, che torna con i suoi protagonisti Mina e Stig dopo una lunga pausa. Siamo di fronte a una sorta di spin off che vede qua come protagonista il figlio adottivo Emil.

Il thriller psicologico di Maria Luisa Moro tratta temi molto delicati, dagli abusi sui minori alla violenza di genere, con una scrittura come sempre essenziale e ricca di suspence, e con una serie di colpi di scena che ribaltano di volta in volta gli indizi emersi nel corso del racconto.

Claustrofobia è un thriller autoconclusivo che può essere letto in maniera indipendente dagli altri libri della serie norvegese, anche se ovviamente è utile per apprezzarlo al meglio conoscere le precedenti avventure di Mina e Stig. Qua la loro indagine arriverà a coinvolgere i loro sentimenti e la loro vita privata, fino a portarli appunto a dubitare del loro figlio adottivo.

Chi ha amato la “serie norvegese” non sarà deluso da questa nuova uscita, chi si avvicina a questi personaggi per la prima volta potrà essere incuriosito dalle storie di Mina e Stig e dalle fredde atmosfere del Nord nel quale sono ambientate.







 








Recensione Romanzo - BY ELY - ALWAYS PUBLISHING - IL RE DI WALL STREET di Louise Bay

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