LEI: Ho detto in diretta che era finito: un bel poster senza racchetta.
LUI: Commentavano tutti e io le ho messo un like.
Mi chiamo Aria, numero trentotto del mondo, la mia bocca arriva sempre mezzo secondo prima del cervello. Così ho stroncato in tv Marco Ranieri, il campione che tutti amano.
Mi chiamo Marco. Ho vinto tutto, poi il ginocchio ha deciso per me. E mentre imparavo a rialzarmi, una ragazzina mi seppelliva in diretta.
Poi lo sponsor ci ha comprati entrambi. Stessa città, stesso hotel, stesso ascensore. Undici mesi per imparare a odiarlo meglio.
Undici mesi per dimostrarle che si sbagliava... forse.
LEI: È andata diversamente, lui non è quello che credevo.
LUI: Lei è l’unica che non mi guarda come si guarda un uomo finito.
LEI: Quando entrambi ci siamo arresi, è stato lui a porre l’unica condizione...
LUI: Niente promesse. All’ultimo torneo ci si dice addio.
Le regole le mette solo chi ha già paura di romperle!
Un enemies-to-lovers che brucia lentamente, tra il lusso del tour internazionale e due campioni che si sfidano a ogni scambio pur di non ammettere l’unica cosa vera: che certe partite si vincono solo smettendo di giocare.

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