Leggendo la sinossi “Se corri più del destino” di Elio di Maio potrebbe apparire un romanzo di formazione young adult destinato in prevalenza a un target di adolescenti. La storia di Nico, Sabrina e Federico, dall’infanzia vissuta insieme sulla spiaggia di Ostia all’adolescenza, tra le vicissitudini scolastiche, gli amori, l’approdo di Nico e Fede al ring nel quale si troveranno uno contro l’altro. Quando Federico e Sabri si sono fidanzati, Nico è rimasto in disparte, soffocando quello che provava per lei. Fino a conoscere, con Alex, la possibilità del vero amore….
Una storia sempre in bilico tra realtà e metafora, tenute insieme dalla misteriosa figura di Destiny.
In parallelo, nel romanzo è contenuta una vicenda gialla dai contorni oscuri, con l’ispettore Di Stefano alla ricerca di un efferato assassino seriale autore di delitti dai forti contorni simbolici.
Se corri più del destino è caratterizzato da un intreccio a scatole cinesi, nel quale l’apparente realismo dell’epopea di formazione dei tre ragazzi sfuma in una narrazione nella quale hanno un aspetto molto rilevante gli aspetti simbolici e metaforici.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la contaminazione e la sperimentazione linguistica, davvero rare oggi negli autori esordienti.
L’autore, che di formazione è uno psicologo, mescola con rara efficacia i riferimenti al linguaggio tecnico e specialistico della psicologia con lo slang giovanile, il dialetto romanesco con le citazioni dal greco antico. Una sfida difficile superata a pieni voti.
Interessanti anche le digressioni poetiche inserite nel testo. L’unica nota che possiamo fare è quella di una lunghezza forse eccessiva, comunque meno marcata rispetto ad altri romanzi d’esordio e in qualche modo giustificata dalla complessità della costruzione narrativa.
Se corri più del destino è un esordio di grande interesse e originalità.

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