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venerdì 9 ottobre 2026

Recensione Romanzo - BY GRAZIA - LA CASA DELLE BAMBOLE ROTTE di Emanuele Faconti

 







 



 



Immagina che un giorno, senza un motivo apparente, tutti comincino a guardarti con astio e riprovazione. Che ogni sguardo diventi un giudizio, ogni parola un sospetto, come se un’intera città ce l’avesse con te per ragioni oscure. È ciò che accade, in una luminosa mattina di marzo, al professor Amedeo Barale, docente di filosofia arrivato da pochi mesi a Viareggio. Ma questo è solo l’inizio di una catena di fatti stravaganti e inquietanti, apparentemente senza un nesso tra loro. Le circostanze sembrano inchiodare Barale a un reato ignobile. Eppure, qualcosa non torna. A occuparsi del caso è l’ispettrice capo Vera Morelli, che abita in un folle condominio popolato da nerd, bambine rumorose e simpaticissime, famiglie sgangherate e altri personaggi improbabili.











Non conoscevo la penna di Emanuele Faconti, ma ora che ho letto il suo romanzo, ho constatato che la sua forza del narrare è proprio nel modo in cui riesce a intrecciare la trama del genere giallo.

Con La casa delle bambole rotte, Emanuele Faconti costruisce un giallo capace di distinguersi per personalità e stile, dando vita a una narrazione che unisce tensione, introspezione e una sorprendente attenzione ai particolari emotivi.

Fin dalle prime pagine si percepisce una scrittura dal taglio cinematografico: le scene scorrono con naturalezza, i dialoghi risultano autentici e i personaggi acquistano spessore attraverso gesti e sfumature che li rendono reali. Il prologo è una scelta narrativa particolarmente efficace: il flashback ambientato nel 1994 non è solo un’introduzione, ma un tassello fondamentale che cattura immediatamente il lettore e restituisce con grande realismo un’atmosfera tra nostalgia e inquietudine.

L’idea di partenza è originale e affascinante: assistere al progressivo isolamento del professor Amedeo Barale, improvvisamente trasformato agli occhi di tutti in un bersaglio di sospetti, genera fin da subito una tensione crescente. L’autore riesce a dosare abilmente mistero e quotidianità, disseminando indizi che incuriosiscono senza mai svelare troppo, mantenendo costante il desiderio di arrivare alla verità.

Molto riuscita anche la figura dell’ispettrice capo Vera Morelli, protagonista credibile e ben caratterizzata. Il suo mondo, fatto di un condominio popolato da personaggi eccentrici e irresistibilmente umani, alleggerisce la componente più cupa della vicenda senza intaccarne il ritmo investigativo. Anzi, contribuisce a creare un equilibrio piacevole tra ironia, empatia e suspense.

Ho apprezzato la capacità di Faconti di trasformare oggetti apparentemente innocui – come le bambole del titolo – in simboli ricchi di significato, conferendo alla storia una dimensione pressoché metaforica che suggestiona il lettore. La Versilia, inoltre, non è un semplice sfondo, ma diventa parte integrante del racconto, con le sue luci, le sue zone scure e quella provincia che nasconde segreti dietro una normalità solo apparente.

La casa delle bambole rotte è un romanzo che coinvolge, intriga e dimostra una notevole maturità narrativa. Un giallo moderno, costruito con intelligenza e sensibilità, capace di sorprendere e di lasciare il segno grazie a uno stile riconoscibile e a una storia che accompagna il lettore ben oltre la parola “fine”.










 











giovedì 16 aprile 2026

Recensione Romanzo - BY GRAZIA - MENTRE TUTTI DORMONO. TRE GIALLI NOTTURNI di Sara Bilotti, Armando Guarino e Martin Rua

 








Tre racconti crime ambientati in una Napoli notturna, mentre tutti dormono e si consumano i delitti più efferati. "La stanza di sotto" di Sara Bilotti è la storia di tre donne le cui vite sono intrecciate. Barbara, la compagna di Alessandro, gelosa e opprimente, Monica, amante di Alessandro, disposta a tutto per averlo... e una misteriosa donna in cantina. Chi è? Chi l’ha rinchiusa là sotto? Qualcuno potrà mai sentirla? In "Non è colpa della notte" di Armando Guarino, la psicologa Susy Scala, di ritorno da una serata con le amiche, viene attirata dalla richiesta di aiuto di una ragazza. Chiamato in soccorso l’ispettore Corrado Rota, scopriranno un video agghiacciante che riprende un pericolosissimo esperimento scientifico psicologico. In "La notte del Corvo" Martin Rua ci conduce nei meandri oscuri della città, fra sette segrete ed esoterismo, sulle tracce del leggendario Uovo di Virgilio: a indagare sulla sparizione di una giovane archeologa è l’ispettrice capo della Mobile Nicoletta “Nico” Partanna, detta il Corvo.



















Una Napoli notturna, viva e ferina, fa da sfondo a questa raccolta crime che riesce a essere tanto suggestiva quanto allarmante. Tre racconti, tre voci diverse, ma un’unica anima: quella di una città che, quando le luci si abbassano e il rumore si spegne, rivela il suo lato più oscuro e viscerale.

“La stanza di sotto” di Sara Bilotti è forse il racconto più claustrofobico del trittico: un intreccio di ossessioni, gelosie e identità in bilico che si muove in spazi chiusi, asfissianti. Le tre figure femminili sono tratteggiate con intensità, e la tensione psicologica cresce pagina dopo pagina, anche se avrei desiderato un finale leggermente più incisivo.

Con “Non è colpa della notte”, Armando Guarino cambia registro e ci porta in un territorio più investigativo, contaminato da elementi disturbanti legati alla psicologia sperimentale. L’idea alla base è potente e inquietante, e il ritmo è ben calibrato: il racconto scorre veloce, mantenendo alta la suspense, anche se alcuni passaggi avrebbero meritato maggiore approfondimento.

Infine, “La notte del Corvo” di Martin Rua è quello che più amplia l’orizzonte narrativo, mescolando crime, esoterismo e leggenda. L’atmosfera è spessa, rituale, e la figura dell’ispettrice Nico Partanna emerge con carisma. Il richiamo al mito dell’Uovo di Virgilio aggiunge fascino, anche se la complessità della trama rischia a tratti di sovraccaricare la narrazione.

Nel complesso, una raccolta solida e trascinante, capace di restituire una Napoli lontana dai cliché, più cupa e misteriosa. Non perfetta, ma decisamente affascinante: quattro stelle meritate, soprattutto per l’originalità delle ambientazioni e la varietà degli stili.







 







venerdì 13 febbraio 2026

Recensione Romanzo - BY GRAZIA - IL VOLO DELL' ANGELO di Massimiliano Amatucci

 


















Un giallo nella Costiera Amalfitana: il sole accecante di Sorrento e l'incanto della Costiera Amalfitana si trasformano in uno scenario inquietante. La storia prende il via con Bruno Saporito, un giornalista investigativo intento a godersi gli ultimi scampoli di una vacanza a Sorrento. A bordo della sua barca a vela, Saporito è testimone di un evento che rompe la placida armonia del luogo: la tragica morte di una giovane sposa. Quella che, a un primo superficiale sguardo, potrebbe sembrare una disgrazia, accende immediatamente il sospetto nella mente allenata di Saporito. La sua esperienza lo porta a diffidare delle apparenze, soprattutto quando le autorità locali sembrano inspiegabilmente indifferenti e incapaci di gestire la situazione con la dovuta perizia. Questa frustrazione spinge Saporito a indagare. All’indagine si uniscono anche la figlia Gabriella, dottoranda in Scienze Chimiche, e il genero Stefano, esperto di informatica, ma il vero elemento dirompente è Nadia, un'affascinante e spregiudicata escort di lusso. Insieme dovranno affrontare inganni, connivenze e depistaggi per scoprire la verità. Ne seguirà una caccia all’uomo carica di suspense e colpi di scena.





















Il volo dell’angelo di Massimiliano Amatucci è un giallo mediterraneo che gioca con la luce abbagliante della Costiera Amalfitana per raccontare una storia dove nulla è davvero limpido. Il sole di Sorrento, anziché rassicurare, acceca; il mare, anziché cullare, nasconde. È proprio questa tensione tra bellezza e inquietudine uno dei punti di forza del romanzo.

L’ambientazione è resa con mano sicura e quasi cinematografica: Amatucci conosce i luoghi e li sfrutta narrativamente, trasformando terrazze sul mare, moli e scorci turistici in quinte perfette per un’indagine che scivola presto fuori dai binari ufficiali. La Costiera non è semplice sfondo, ma un organismo vivo, ambiguo, dove il lusso convive con il silenzio complice.

Il protagonista, Bruno Saporito, giornalista investigativo in vacanza forzatamente interrotta, è una figura classica ma ben calibrata: disincantato, ostinato, allergico alle verità di comodo. Funziona soprattutto nel rapporto con la figlia Gabriella e il genero Stefano, che portano nell’indagine competenze scientifiche e informatiche senza mai risultare accessori narrativi. Interessante e ben riuscita anche Nadia, personaggio di rottura: sensuale, spregiudicata, ma mai ridotta a semplice cliché, capace di destabilizzare equilibri e giudizi morali.

Lo stile è asciutto, scorrevole, con dialoghi funzionali e un buon ritmo narrativo. Amatucci preferisce l’efficacia alla ricercatezza, e questa scelta paga soprattutto nella gestione della suspense e dei colpi di scena. Qualche passaggio avrebbe potuto osare di più sul piano psicologico, ma l’equilibrio complessivo regge bene fino alla fine.

Direi che Il volo dell’angelo è un giallo solido, ben costruito, che unisce intrigo, critica implicita all’inerzia delle istituzioni e un uso intelligente del territorio. Non rivoluziona il genere, ma lo interpreta con personalità e mestiere. Una lettura consigliata a chi ama i misteri italiani con il profumo del mare… e il retrogusto amaro delle verità taciute.









 








Recensione Romanzo - BY GRAZIA - LA CASA DELLE BAMBOLE ROTTE di Emanuele Faconti

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