Una Napoli notturna, viva e ferina, fa da sfondo a questa raccolta crime che riesce a essere tanto suggestiva quanto allarmante. Tre racconti, tre voci diverse, ma un’unica anima: quella di una città che, quando le luci si abbassano e il rumore si spegne, rivela il suo lato più oscuro e viscerale.
“La stanza di sotto” di Sara Bilotti è forse il racconto più claustrofobico del trittico: un intreccio di ossessioni, gelosie e identità in bilico che si muove in spazi chiusi, asfissianti. Le tre figure femminili sono tratteggiate con intensità, e la tensione psicologica cresce pagina dopo pagina, anche se avrei desiderato un finale leggermente più incisivo.
Con “Non è colpa della notte”, Armando Guarino cambia registro e ci porta in un territorio più investigativo, contaminato da elementi disturbanti legati alla psicologia sperimentale. L’idea alla base è potente e inquietante, e il ritmo è ben calibrato: il racconto scorre veloce, mantenendo alta la suspense, anche se alcuni passaggi avrebbero meritato maggiore approfondimento.
Infine, “La notte del Corvo” di Martin Rua è quello che più amplia l’orizzonte narrativo, mescolando crime, esoterismo e leggenda. L’atmosfera è spessa, rituale, e la figura dell’ispettrice Nico Partanna emerge con carisma. Il richiamo al mito dell’Uovo di Virgilio aggiunge fascino, anche se la complessità della trama rischia a tratti di sovraccaricare la narrazione.
Nel complesso, una raccolta solida e trascinante, capace di restituire una Napoli lontana dai cliché, più cupa e misteriosa. Non perfetta, ma decisamente affascinante: quattro stelle meritate, soprattutto per l’originalità delle ambientazioni e la varietà degli stili.







Nessun commento:
Posta un commento