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venerdì 24 febbraio 2023

Segnalazione Romanzo - MAI CON IL TUO MIIGLIOR AMICO di Jules Barnard

 






Respiro Readers

vi segnaliamo 

l'uscita del nuovo romanzo

 dell'autrice Jules Barnard.













TITOLO: Mai con il tuo miglior amico

AUTRICE:  Jules Barnard

CASA EDITRICE: Fresch Fiction

SERIE: Never date #1

GENERE:  Romance Contemporaneo

PAGINE: 119

PREZZO EBOOK: 2.99

PREZZO CARTACEO: 8.99

DATA USCITA: 24   Febbraio  2023










Sono bloccata nella friend zone con il ragazzo più sexy che abbia mai conosciuto. E, oh, è il mio miglior amico.

Zach mi respinge appena volano le scintille, e stanno volando dal giorno in cui ci siamo conosciuti. Per qualche esasperante motivo, mi sta intenzionalmente tenendo a distanza.

Per come la vedo io, ho due alternative. Posso andarmene dalla città e ricominciare da capo, oppure posso dimostrare a Zach che siamo veramente fatti l’uno per l’altra. Il problema è che una di queste alternative potrebbe potenzialmente rovinare la miglior amicizia che abbia mai avuto.

Ma sto prendendo in considerazione di rischiare tutto per amore.





Sono incastrata nella friendzone. Che diavolo mi succede con gli uomini?

Scarico i drink dal mio vassoio, guardando furtivamente Zach e quella donna.

La stessa bionda che viene al Blue Casinò ogni mese, puntuale come un orologio. È bella, capelli biondo platino con un taglio corto, da folletto, ma tirati dietro le orecchie, come se fossero cresciuti un po’ troppo. Questa sera porta scarpe col tacco a spillo e un abitino micro nero aderentissimo. È difficile dirlo dopo l’invenzione del Botox, ma sembra più vecchia di Zach. Sui trentacinque, direi.

Jimmy, il barista nel bar dello sport dove lavoro la sera, scuote la testa. «Non ti merita, bambina.»

«Come?» Gli porgo l’ultimo bicchiere vuoto. «Trovo che la situazione sia affascinante.»

Blondie porge a Zach una tessera magnetica. Lui la fissa e poi alza gli occhi, fissandoli direttamente nei miei, perché lo sto guardando. Di nuovo.

Per un attimo, nei suoi lampeggia il senso di colpa.

Io volto la testa verso il bar con le mani che tremano. Merda.

«Certo, affascinante» ridacchia Jimmy, pulendo il bancone.

Sono sicura che tutti sospettino che ho una cotta per Zach Elliott. Tranne Zach. O forse lo sa e non gli interessa. Zach è il mio migliore amico, l’amico con cui vorrei fare dei bambini.

Sospiro e chiudo gli occhi, lottando contro la frustrazione con cui convivo da più di un anno. Zach si assicura di ripetere spesso che siamo solo amici. È umiliante. Io languisco mentre lui mi respinge passivamente.

La donna con cui era se ne va e lui alza le mani verso la telecamera nel soffitto per mostrare alla casa che non ha carte nelle maniche. Si prepara a lasciare il suo tavolo di blackjack. Per seguire lei. Come fa tutti i sacrosanti mesi.

Perché lei? Perché non me?

La parte peggiore è che Blondie non è nemmeno la sola conquista di Zach. Lui rimorchia continuamente. Di solito non lo vedo in azione, grazie al cielo, ma sento parlare delle donne che escono da casa sua a tutte le ore. Flirta con tutte. Tranne che con me.

Sbatto il vassoio sul bancone e Jimmy alza un sopracciglio. «Scusami» borbotto.

Mantieni il controllo, Nessa. Non posso permettere che continui a ferirmi. Non sono in me ed è un vero casino.

Jimmy ha ragione. Zach non si merita il mio cuore. Ma lo conosco. È dolce, divertente e meraviglioso. Ci sono stronzi a cui interessa solo fare sesso e che trattano le donne come spazzatura, ma Zach non è così... Anche se il suo comportamento adesso non è dei migliori, mentre si prepara a trovarsi con Blondie.

Premo forte la mano al centro del petto. Fa così male. Perché mi sto facendo del male da sola?

Devo fare come lui. Dovrei cominciare a uscire con qualcuno. Ma niente sesso casuale. Ci ho già provato. Quella notte di sesso durante l’ultimo anno di college mi aveva lasciato così vuota da impedirmi di frequentare qualcuno per tantissimo tempo. E sono ossessionata da Zach da un anno e mezzo, da quando mi sono laureata alla San Francisco State con un’inutile laurea in Comunicazione e mi sono trasferita a Lake Tahoe con un’amica.

La mia amica se n’è andata alla ricerca di nuovi orizzonti. Io no.

Zach è una delle prime persone che ho conosciuto quando sono arrivata e, all’inizio, ho sentito una scintilla tra di noi. L’avevo colto a guardarmi in quel modo, con calore e desiderio, un attimo prima che cancellasse quell’espressione dal suo viso e mi chiamasse con qualche soprannome puerile.

Mi tratta come se fossi la sua sorellina ed è sufficiente per farmi ammattire. Sono pronta a strapparmi i capelli e non è proprio il caso. I miei capelli neri mi arrivano in vita e sono la mia caratteristica migliore. C’è qualcosa che trattiene Zach e sono stufa di sbattere contro un muro. La cosa migliore per me sarebbe voltare pagina e smettere di sognare quello che non succederà mai.

Consegno un nuovo vassoio di drink e, com’è mia abitudine – lo so, pessima –, cerco la persona che mi sta facendo ammattire.

Zach non è ancora tornato alla sua postazione di blackjack. E, sfortunatamente, so che cosa significa.

Sento un crampo allo stomaco e premo i gomiti contro le costole. Il movimento fa inclinare il vassoio e i tovaglioli appoggiati sopra cadono.

«Ti serve una mano, Nessa?» Alzo gli occhi e fisso i brillanti occhi azzurri di Sal.

È uno del posto che viene per vedere qualunque evento sportivo stiano trasmettendo sugli schermi giganti. Lui e un gruppo di clienti fissi si incontrano qui ogni settimana. A volte più spesso.

Mi curvo in avanti e raccolgo i tovaglioli. «Grazie, Sal, ce la faccio.»

«Va tutto bene?» La sua espressione è gentile, preoccupata, come se vedesse qualcosa che lo preoccupa sul mio volto.

Sal è una brava persona e non è male da guardare. Ha più o meno la mia età, con occhi azzurri da morirci dietro, la pelle abbronzata e capelli biondo sabbia. Sfortunatamente, esagera con l’aspetto da barbone di Tahoe: jeans sfilacciati che strusciano per terra e le sue t-shirt sono talmente sottili dopo tutti i lavaggi che sono quasi trasparenti. Ma non sono queste le cose che mi impediscono di immaginarmi con lui.

Non riesco a immaginarmi con nessuno tranne Zach. E questa cosa deve cambiare.

«Sì, solo una notte di merda.» Getto i tovaglioli sul vassoio e mi alzo.

Sal mi mette il braccio intorno alle spalle. «Vieni a bere un drink con noi stasera, Ness. Tra un po’ andiamo da Farley.»

Farley è una bettola un paio di strade più in là. Il gioco del lancio di sacchetti di sabbia (una volta era mais) è una grande attrazione tra la gente del posto.

Non accetto mai le offerte degli uomini che ci provano al Blue e succede spesso, data la mia uniforme. Un bustier con le paillette e hot pants di satin sono una garanzia. Ma Sal e i suoi amici sono tipi tranquilli. Sembrano più preoccupati della birra che resta nelle bottiglie che delle belle donne che passano vicino. Non stanno cercando di realizzare le loro fantasie sulle cameriere sexy.







venerdì 27 gennaio 2023

Segnalazione Romanzo - MAI CON LA TUA EX di Jules Barnard

 





Respiro Readers

vi segnaliamo l' uscita del nuovo romanzo

 dell'autrice  Jules Barnard.










 


TITOLO: Mai con la tua ex

AUTRICE: Jules Barnard

EDITORE: Fresch Fiction

GENERE:   Romance Contemporaneo

PAGINE: 300

PREZZO EBOOK: 4.99

DATA USCITA: 27 Gennaio 2023





(Il blog è affiliato ad Amazon. Se acquistate i libri cliccando sui nostri link ci potere fare un piccolo e gradito aiuto. Grazie.)






Darei qualunque cosa per dimenticare questa donna – e adesso sono obbligato a vivere con lei.

Sto ripartendo da zero al Lago Tahoe, finché la mia testarda sorellina decide di far vivere Mira nel nostro cottage. E non ho assolutamente intenzione di trasferirmi per colpa sua.

Non è cambiato niente dall’ultima volta in cui ho visto Mira, anni fa. Il suo corpo tentatore e la sua boccaccia mi stuzzicano giorno dopo giorno. L’unica speranza che ho di mantenere la mia salute mentale è sapere che Mira sta nascondendo qualcosa.

Prima o poi scoprirò il suo segreto e, conoscendola, sarà schiacciante.

Ma innanzitutto devo ignorare il desiderio di baciarla, toccarla e farla di nuovo mia.






Mira

Mi volto e vedo la ragazza più grande e grossa della mia scuola media che afferra il mio zaino e lo fa roteare in un ampio cerchio... Con me attaccata.

Perdo l’equilibrio e atterro pesantemente sul terreno.

«Che cosa vuoi, Britney?» dico, irritata, con il ginocchio che pulsa dove ha colpito il cemento.

La frangetta di Britney è tagliata corta e diritta sulla fronte e le dà un aspetto da cavernicola quando mi guarda storto. «Tua mamma è una battona? Ho sentito che ti ha venduto ai Sallee.»

La sua lisca è talmente pronunciata che mi ci vuole un secondo per capire a che cosa si sta riferendo. E poi divento rossa come un pomodoro quando afferro il riferimento volgare alla famiglia con cui vivo.

I ragazzi stanno alla larga da Britney e dalle tre ragazze di fianco a lei, ma io non sono come loro.

Mi lancio e le do uno spintone. Solo che sono piccola per la mia età, quindi non la sposto nemmeno di un centimetro.

Britney mi afferra le spalle con le sue lunghe braccia da polpo, con le altre ragazze che ridono dietro di lei. «Lasciano che il figlio Lewis ti baci? Puah, Mira. Diventerai una battona come tua mamma?»

Detesto quando i ragazzi diffondono voci su mia madre.

Cerco di darle un calcio sullo stinco, ma manco il bersaglio.

«Con chi vivrai, quando Lewis non ti vorrà più?»

Per qualche motivo questa frase esce forte e chiara, non impedita dalla sua lisca.

Perdo la voglia di lottare e resto con le braccia lungo il corpo.

Sono abituata a farmi bullizzare per la mia statura, per il posto da dove vengo, per le storie su mia madre. Non sono importanti, ma Britney ha detto l’unica cosa che conta.

Lewis e la sua famiglia mi hanno detto che si sarebbero presi cura di me, ma prima o poi se ne vanno tutti.

Britney mi dà uno spintone, facendomi volare via.

Sbatto il palmo delle mani sul marciapiede e fisso la superficie granulosa, sentendo il calore del cemento sulla pelle.

La mia mente corre a mille chilometri all’ora, senza arrivare da nessuna parte. Dove andrò se i Sallee non mi vorranno più?

Non so per quanto tempo resto lì a carponi, ma il suono di passi cattura la mia attenzione. Mi tolgo i capelli dalla faccia e alzo gli occhi... vedendo pallidi occhi azzurri che brillano preoccupati.

«Stai bene?»

Il ragazzo in piedi sopra di me ha gli zigomi alti e le guance un po’ incavate. È alto ma magro. Mi piace la sua faccia. Ha gli occhi gentili.

Lui guarda alle mie spalle, dando un’occhiata furiosa a quelle dietro di me. «D’ora in poi lasciatela in pace» dice.

Mi volto e vedo che le bulle se ne stanno andando e sono già a metà del parcheggio vuoto.

Il ragazzo mi controlla in fretta, poi prende il mio zaino. «Vieni. Ti accompagno a casa.»

Mi siedo e tiro le ginocchia verso il petto, spazzolando ghiaia e sporcizia dalle mani. «Prendo l’autobus.»

Lui si mette il mio zaino sulla spalla che non è occupata dal suo molto più grande. «Ti accompagno lì.»

Nonostante la sua altezza, il peso dei due zaini sembra possa farlo ribaltare, ma non è così. È forte.

Camminiamo in silenzio e mi chiedo se se ne andrà una volta arrivati alla fermata dell’autobus. Voglio che resti. Ed è strano. Tranne i Sallee, che mi hanno preso in casa loro quando avevo tre anni, non mi sento a mio agio con la gente.

«Sono Tyler» dice quando ci avviciniamo alla fermata. Mi dà un’occhiata, senza fissarmi.

Mormoro il mio nome e Tyler aspetta con me finché arriva il lungo autobus giallo.

L’autista apre le porte e Tyler mi restituisce il mio zaino. Stringe le labbra con un’espressione seria che finora ho visto solo negli adulti. «Va tutto bene?»

Annuisco e salgo i gradini verso il corridoio tra i sedili. Osservo Tyler attraverso il finestrino mentre l’autista riparte. Lui cammina nella direzione opposta, fissando davanti a sé, con la mano ficcata nella tasca dei jeans e il braccio magro piegato.

Mi siedo in fondo all’autobus e tengo lo zaino stretto al petto, con un sorriso sul volto.

Dovrei essere sconvolta perché le ragazze se la sono presa con me, ma se non fosse stato per quello, Tyler non si sarebbe avvicinato.

E Tyler mi piace.










mercoledì 18 gennaio 2023

Segnalazione Romanzo - MAI CON UN DONNAIOLO di Jules Barnard

 





Respiro Readers

vi segnaliamo l' uscita del nuovo romanzo

 dell'autrice  Jules Barnard.










 



TITOLO: Mai con un donnaiolo

AUTRICE: Jules  Barnrad

EDITORE: Fresch Fiction

GENERE:   Romance Contempoiraneo

PAGINE: 328

PREZZO EBOOK: 4.99

PREZZO CARTACEO: 11.99

DATA USCITA: 30  Dicembre 2022




(Il blog è affiliato ad Amazon. Se acquistate i libri cliccando sui nostri link ci potere fare un piccolo e gradito aiuto. Grazie.)






Quel traditore del mio ex mi ha fatto rinunciare agli uomini. Finché non arriva Lewis che mi toglie il fiato e il buon senso.

Non sono mai stata il tipo che desidera disperatamente un uomo. Ma Lewis è un pezzo d’uomo di due metri, rude e... Attira l’attenzione. Sexy. Ed è un tipo forte e silenzioso in tutti i sensi.

Più passo il tempo con lui più penso a noi due insieme, e non in modo casto, e lui non mi aiuta di certo a smettere di farlo. È esasperante. Sto fantasticando, desiderandolo e non riesco a ricordare perché volevo stare alla larga da lui.

Ma i complicati legami di famiglia di Lewis potrebbero spezzarmi come non è mai riuscito a fare un ex-ragazzo.

Nonostante tutti i motivi per cui non dovrei farmi coinvolgere, Lewis potrebbe essere l’unico uomo a cui non posso resistere.







Tiro verso l’alto il bustier che mostra più tette di quante ne abbia mai mostrate in vita mia. «Questa uniforme fa schifo.»

La mia miglior amica, Cali, mi guarda con fare innocente dall’altra parte del corridoio nello spogliatoio del Blue Casinò. «Stai bene in quell’uniforme. Dovresti ringraziarmi.»

Il piano, dopo il college, è di lavorare al Blue Casinò e risparmiare il più possibile prima di cominciare la laurea specialistica in autunno. Cali dice che non sapeva come fossero le uniformi, ma sta mentendo.

Cali è cresciuta vicino ai casinò del Lago Tahoe. Avrebbe potuto avvertirmi e avrei scelto un ruolo diverso, che ne so, mazziere. Invece sono diventata una cameriera di sala, convinta che avrei attirato meno attenzione.

Visto che i miei capezzoli sono a due centimetri dal salutare il mondo, penso di non essere così invisibile.

Cali sta tentando di farmi ricominciare a essere aperta a nuove possibilità da quando ho rotto con quel viscido traditore del mio ex. Penso che intendesse emotivamente, ma, Gesù, questo è veramente apertamente in mostra.

Le cameriere e i mazzieri donna invadono lo spogliatoio, spogliandosi e indossando le divise pulite che il casinò fornisce all’inizio di ogni turno. Alcune si preparano a salire nelle sale, altre hanno finito il turno e si vestono per andare a casa.

La donna accanto a me si infila in un abito aderente di lamé dorato e scarpe con il tacco a spillo.

Chiaramente alcune hanno programmi più emozionanti di me questa sera. Mi infilo i jeans e le ballerine nere.

«Prendi» dice Cali.

La fitness band, che tiene traccia delle distanze percorse, vola per aria.

Questa settimana Cali ha deciso che doveva fare esercizio fisico. La decisione è durata due secondi. Ha corso cinquecento metri e ha deciso di rinunciare. A quando pare, ha deciso che quello era il momento buono per usare le sue inesistenti capacità atletiche per restituirmi il mio braccialetto, che vola a più di un metro sulla destra. Mi lancio e mi appiattisco sulla panca, riuscendo ad afferrarlo con la punta delle dita prima che si schianti a terra.

Alzo gli occhi, esasperata. «Gesù, sei a mezzo metro di distanza. Ma stavi lanciandolo a me, almeno?»

«Che c’è? Mi stavo solo assicurando che i tuoi riflessi funzionassero.» Chiude il suo armadietto e si mette la borsa sulla spalla. «Com’è andata la serata?»

Prendo un paio di altre cose e chiudo anch’io il mio armadietto. «Hanno cominciato a chiamarmi Biancaneve.»

Non serve dire chi. Mentre Cali fa la bella vita imparando a fare il mazziere, io sto lavorando come una schiava, portando pesanti vassoi con tacchi da otto centimetri e cercando di stare al passo con le cameriere veterane. Per qualche motivo hanno deciso di bullizzare me, tra la dozzina di nuove cameriere stagionali.

Cali alza gli occhi, storcendo le labbra come se stesse veramente prendendo in considerazione il nomignolo.

Abbasso la voce mentre superiamo alcune colleghe, uscendo dal sotterraneo del casinò: «Io non assomiglio a una principessa».

Lei avvicina l’indice e il pollice. «Un pochino, ma con le tette grandi.»

Apro la porta che dà sul salone del casinò e alzo la voce per farmi sentire sopra il fragore dei campanelli e il ronzio delle slot. A quest’ora della sera il suono è appena sotto il livello assordante. «Non sono così grosse. Sono sportiva. Le sportive non possono avere le tette grosse.»

Lei mi guarda scettica. «Devi essere fiera di quelle bambine. Come me.» Sorride e fa sporgere il seno valorizzato da Victoria’s Secret.

C’è la possibilità che abbia ereditato il mio davanzale, come lo chiama di solito Cali, da mia madre, che ha delle tette impressionanti. Potrei anche aver ereditato il suo aspetto; i suoi capelli sono di un paio di tonalità più chiari dei miei quasi neri e ha gli occhi decisamente verdi. I miei sono nocciola, meno appariscenti. Mi piacciono i miei occhi.

Sono sicura che il nomignolo Biancaneve ha a che vedere con i capelli scuri e il colorito pallido. Sono altrettanto sicura che le cameriere veterane pensano che sia giovane e ingenua e non abbastanza dura.

Consegno dieci drink mentre loro ne consegnano venti perché, accidenti, non riesco a trovare i miei clienti. Quegli idioti si spostano come se fossero api che stanno impollinando le slot machine. Io uso riferimenti spaziali, se la gente non è dove l’ho lasciata non riesco a trovarla. Quindi sì, un po’ di nonnismo è giustificato. Ma se le altre cameriere pensano che sia ingenua, non mi conoscono molto bene.

Nessuno che sia stato allevato da Chantelle Dubois può restare innocente. Per l’amor del cielo, quella donna ha cambiato il nome scegliendone uno che richiama un bordello francese. Mi chiamo Geneviève, o Gen come mi chiamano i miei amici, ma nonostante il culto di mia madre per qualunque cosa ricordi la Francia, io ho mantenuto il suo cognome da nubile, Tierney, cento per cento irlandese.

Ciò che non ho detto a Cali, perché sembra una bastardata da dire a qualcuno che ha problemi di soldi, è che mia madre si è offerta di pagarmi l’università. Tecnicamente non ho bisogno di questo lavoro. Tranne che mi rifiuto di accettare altro denaro da mia madre.

Mia madre non lavora, né abbiamo parenti ricchi. Presumo che se la cavi con l’aiuto degli uomini ricchi che hanno fatto provvisoriamente parte delle nostre vite da quando riesco a ricordare. È il motivo per cui sono decisa a pagarmi l’università e a creare una salutare distanza da tutto quello che la concerne.

Cali mi dà un’occhiata. «Non è giusto che ti diano un soprannome, anche se in effetti assomigli a Biancaneve.» Faccio una smorfia, che lei ignora. «Di’ loro di piantarla. Meglio ancora, lo farò io per te.» Allunga il collo e si guarda intorno. «Qual è la cameriera che ha cominciato?»

Oh, merda, che ho fatto?

«Cali, non dire niente.» Lei lo farebbe, è un’amica. Ma a volte la sua voglia di aiutarmi mi mette nei guai. «La persona che ha cominciato è il mio supervisore. Peggioreresti le cose.»

Lei fa spallucce. «Come vuoi.»

Superiamo l’ultima fila di slot machine prima del bar dello sport e una cameriera con cui ho chiacchierato per tutto il mio turno mi vede e sorride, il sorriso radioso che ho cominciato ad associare a lei.

Nessa è piccola, arriva al metro e sessanta solo grazie agli otto centimetri di tacco delle decolleté nere che fanno parte della nostra uniforme da cameriere di sala: hot pants di satin blu notte e bustier blu elettrico con le paillettes. Al suo confronto io sono un’amazzone, con il mio metro e ottanta, cui si devono aggiungere gli otto centimetri di tacco.

La saluto con la mano quando la superiamo.

«Chi è?» chiede Cali.

«Nessa. Ci ha invitato a cena stasera. Tacos. Buoni!»

Non mi sento completamente a mio agio con gli sconosciuti, ma sarebbe carino avere un’altra amica in città.

Cali scuote la testa. «Non posso venire, ricordi? Ho un appuntamento su Skype con Eric. Ma tu dovresti andare. Ti farebbe bene uscire un po’.»

Oddio, avevo dimenticato la chiamata via Skype. Cali ha ragione che dovrei andare, ma non per il motivo che crede lei.

Il cottage che abbiamo preso in affitto per l’estate ha le pareti sottili. Preferirei non essere intorno per il sesso via Skype. E il ragazzo di Cali è sulla mia lista nera. Ci ha provato con me un paio di settimane fa, cosa che lo ha fatto passare dalla categoria del boyfriend distratto e irritante della mia migliore amica a una viscida serpe.

Se vado a questo ricevimento con Nessa, prenderò due piccioni con una fava. Cali penserà che stia cominciando a riprendermi dopo la storia con il mio ex, soprannominato Lo Stronzo, e non dovrò mettermi i tappi nelle orecchie per non sentire i gemiti che vibrano attraverso le pareti. Meglio così per entrambe.

E non c’è motivo di temere che gli uomini mi assillino come fanno quando sono al lavoro nella mia ridottissima uniforme. È una festicciola tra amici, per non dire poi che ho i paraocchi nei confronti del sesso maschile. Va tutto bene.

~~~

Quando parcheggio la mia berlina malandata nel quartiere di Al Tahoe, guardo le case con le falde del tetto arrotondate e gli scuri con gli intagli a forma di pini.

Look da finti chalet svizzeri, decido. La casa dell’amico di Nessa ha perfino un portico con il tetto spiovente che arriva fino a terra, che aumenta l’effetto da chalet svizzero.

Vado all’ingresso e alzo la mano per bussare, sentendomi claustrofobica per il tetto a pochi centimetri dalla mia faccia, quando si spalanca la porta.

L’odore di peperoncino e unto mi sbatte in faccia e davanti a me c’è Nessa, sorridente, con i capelli neri diritti drappeggiati su una spalla. «Ti ho vista arrivare.»

Esplodono delle urla dietro di lei e sbircio sopra la sua testa; è piccola e per me è facile. Il mio sguardo cade su un ragazzo con il cappellino da baseball indossato al contrario che batte un pugno sul tavolo.

Nessa mi fa entrare, prende la mia borsa e la giacca e va in un corridoio. Resto lì, un po’ agitata, e fisso il corridoio dove è sparita, dando brevi occhiate alle due persone dall’altra parte della stanza.

Nessa torna un minuto dopo. «Che cosa ti porto da bere?» dice. «Zach ha le Corona in frigo e io ho preparato dei margarita» aggiunge agitando le sopracciglia.

I margarita sembrano favolosi, ma devo guidare. «Va benissimo l’acqua.»

Entriamo in cucina e Nessa mi riempie un bicchiere dal rubinetto che c’è accanto al cibo che sobbolle sul fornello il cui profumo mi fa venire l’acquolina in bocca. Mi porge il bicchiere e torniamo dagli altri.

Il tizio con il berretto da baseball alza le mani, esasperato, mentre parla con la bruna attraente seduta accanto a lui. «La chiami una sorsata? Dai Mira. Quello è un sorso da uccellino. Piantala di fare la ragazzina e bevi come un uomo.»

Sul tavolo ci sono alcune monete e al centro un bicchiere basso e largo.

Sento un fremito di gioia. Si gioca con i quarti di dollari, il mio gioco alcolico preferito.

Bevo da quando avevo dodici anni. Mia madre pensava che sarei stata più sofisticata, bevendo vino con la cena, una cosa che aveva a che fare con il suo culto per qualunque cosa ricordasse la Francia. Il risultato è che la mia tolleranza per l’alcol è alta. Aggiungetevi una buona coordinazione mano-occhio, che non viene da mia madre, la cui precisione assomiglia a quella di Cali ed è quindi praticamente inesistente, e sono la regina quando si tratta di giocare con i quarti di dollaro.

«Zach» dice Nessa. Il ragazzo con il cappello da baseball alza gli occhi e le sorride. Wow, un sorriso adorante se lo leggo correttamente, anche se Nessa non ha mai parlato di un boyfriend. «Questa è l’amica di cui ti ho parlato. Gen farà la cameriera di sala al Blue per quest’estate.»

Riconosco Zach, è uno dei mazzieri di blackjack. «Il cibo ha un profumo meraviglioso» gli dico.

Lui sorride. «Sono contento che sia potuta venire. Questa è Mira.»

La ragazza accanto a lui mi rivolge un mezzo sorriso e beve un sorso del suo drink.

«Sono Washoe» aggiunge Nessa dandomi una gomitata. «Mira e Zach sono vecchi amici. Le loro famiglie si conoscono da, non so, un centinaio di generazioni.»

Zach si sistema il berretto e si gratta la fronte. I suoi folti capelli castani spuntano dal foro del berretto. «Perché informi tutti che siamo Washoe?»

«È interessante.» Nessa gli dà amichevolmente uno spintone e torna in cucina.

Lui scuote la testa fissando con uno sguardo di apprezzamento la figuretta che si allontana.

Zach svuota il bicchiere dai quarti di dollaro. «Unisciti a noi Gen. Hai mai giocato prima?»

«Sì, ma devo guidare. Ti dispiace se non bevo?»

«Assolutamente no» risponde Zach. «Puoi aiutarmi a far ubriacare Mira. Non diventa gentile finché non ha bevuto un paio di bicchieri.»

Il suo commento suscita la reazione di Mira, che gli dà un’occhiataccia che assomiglia a un broncio da passerella perché il volto della ragazza è incredibile. I capelli del colore del cioccolato fondente le arrivano a metà schiena e incorniciano un volto che non è proprio a forma di cuore e nemmeno perfettamente ovale. È simmetrico e interessante e sono francamente gelosa dei suoi zigomi alti e definiti.

Mi siedo su una delle sedie di legno vecchio stile intorno al tavolo e Zach mi avvicina un quarto di dollaro. Tenendolo tra il pollice e l’indice, do un’occhiata al bicchiere in mezzo al tavolo. Allineo il colpo e sbatto il lato del palmo della mano sulla lucida superficie di legno.

Il quarto rimbalza sul tavolo e finisce nel bicchiere.

«Bello!» Zach sogghigna guardando Mira. «Abbiamo una concorrente!»

Al college usavamo una coppa dal bordo largo per captare più quarti possibili e quindi far sbronzare la gente più in fretta. Il piccolo bicchiere rispettabile al centro del tavolo di Zach è così sofisticato. Mi sento molto adulta.

Lui mi passa un altro quarto e io preparo il colpo. «Allora, Washoe? Siete nativi americani?» Anche quel quarto finisce nel bicchiere e indico a Mira di bere.

Lei mi dà un’occhiata che mi brucia le cornee. Per essere una ragazza così carina, dà delle occhiate veramente diaboliche. Spero che Zach abbia ragione dicendo che il suo atteggiamento migliora con l’alcol.

Zach annuisce. «Siamo in parte Washoe, la tribù locale, incluso Lewis, che è in ritardo. Mira è l’unica purosangue. Entrambi i suoi genitori vengono dalla riserva Dresslerville. Anche se sono sicuro che nei secoli qualcuno degli antenati di Mira ha fatto sesso con un outsider.» Le fa l’occhiolino e lei sbuffa.

«Già» dice Mira. «Ti piacerebbe essere un purosangue.»

Zach mi guarda e scuote la tesa come per dire: Vedi che cosa mi tocca sopportare?

Guarda sconsolato il bicchiere pieno di margarita in mano a Mira. «Se Gen riuscirà a far entrare il quarto di dollaro nel bicchiere per le prossime tre volte, dovrai svuotare il bicchiere.»

Mira lo guarda stringendo gli occhi. «Facciamo le cinque prossime volte.»

Cinque volte. Un gioco da ragazzi.

Mira è stupendamente bella. Gli uomini non noterebbero le altre ragazze con Mira nella stanza. Alle feste sarebbe un perfetto cuscinetto e dato che, dopo l’ultimo boyfriend, ho intenzione di nascondermi al sesso opposto, mi sembra una soluzione eccellente. Ma, cavolo, questa ragazza dovrebbe sorridere un po’.

Mira sospira sbuffando. «Lewis è un tale stakanovista.» Il primo dei quarti di dollaro finisce nel bicchiere. Sì! «Non riesco a credere che non sia ancora arrivato» dice.

Zach dà un’occhiata al suo orologio. «Arriverà.» Ping. Entra anche il secondo quarto. Ne mancano tre. «Non esce mai dall’ufficio prima di quest’ora.»

Il mio record finora è di diciassette quarti e quella sera ero mezza ubriaca. Sbatto il pugno sul tavolo e la terza moneta finisce nel bicchiere. Mi sto solo scaldando.

Mira guarda Zach, irritata. «Non è divertente. Ha detto che sarebbe venuto.»

Sta facendo il broncio? Lewis dev’essere il suo ragazzo, e la quarta moneta finisce nel bicchiere.

«Sarà contento suo padre.» Zach mi guarda e io mi fermo prima del prossimo tiro. «Lewis lavora per la ditta di costruzioni di suo padre. Praticamente la gestisce lui ora che è tornato in città.»

Alzo la mano per il tiro finale ma il suono della porta d’ingresso che cigola attira la mia attenzione. Entra un tizio alto quasi come lo stipite.

«Quando si parla del diavolo» dice Zach. «Gen, questo è Lewis.»

Per un secondo netto, la mia mente si svuota.

Lewis chiude la porta, la camicia a quadri tira sulle spalle ampie, ha le maniche arrotolate fin sopra i gomiti. Da un lato, il lembo della camicia sbuca dai pantaloni, come se l’avesse infilata in fretta e furia. Ha gli zigomi alti, la mandibola squadrata e i capelli castano scuri che sembra aver pettinato all’indietro con le dita.

Non è solo bello. È straordinario. Cioè, tanto da lasciarmi stordita e muta.

Aggrotto le sopracciglia e faccio una smorfia. Che cosa sto facendo? Ho smesso mesi fa di notare gli uomini, quando avevo deciso che era meglio evitarli.

Mira sorride radiosa quando Lewis entra nella stanza e io mi do mentalmente una scossa. Afferro l’ultimo quarto e lo sbatto sul tavolo, guardandolo volare verso il bersaglio.

La moneta sbatte contro il bordo del bicchiere e ricade sul tavolo.

La fisso incredula. Merda.

Quando alzo gli occhi, Lewis mi sta osservando, con le sopracciglia appena aggrottate. Abbassa lo sguardo e mi manca il fiato. Sono seduta, quindi non può vedere molto, visto che indosso una camicia bianca aperta al collo, ma il mio battito accelera.

Ed è strano. Il mio istinto normalmente è di curvare le spalle e nascondermi quando la gente mi osserva.

Lewis torna a guardarmi negli occhi e i suoi sono scuri, neri, profondi come il lago per cui è conosciuta questa zona. Sento le guance che si scaldano e le farfalle nello stomaco.

Che diavolo? Evito gli uomini da settimane. Questo è attraente, ma lo sono un mucchio di uomini.

«Ehi, Lewis» dice Zach. «Giochiamo ai quarti. Gen sta facendo faville. Ha quasi obbligato la tua ragazza a scolarsi il bicchiere.»

Lo sguardo di Lewis va per un attimo a Mira, poi torna su di me.

Zach si è riferito a Mira come la ragazza di Lewis. Ovviamente sono insieme. Di sicuro non mi avvicinerò a Lewis, anche se ci pensassi, e non è così.

Faccio rotolare un altro quarto di dollaro tra le dita, passo il pollice su un graffio sul tavolo, do un’occhiata a Nessa in cucina, cerco di fissare l’attenzione su qualunque cosa tranne Lewis che si sta avvicinando. E sto anche facendo un buon lavoro, finché lui non alza le braccia e si passa le dita tra i capelli.

Il mio sguardo cade sul rilievo dei muscoli in mostra sotto le maniche arrotolate della camicia.

Sbatto gli occhi. Adesso sto ammirando le braccia di un uomo?

Devo aver guardato troppo a lungo perché quando alzo gli occhi lo trovo che mi fissa.

Sento il cuore che batte nelle orecchie, cancellando ogni altro suono, ho le guance in fiamme. Tossisco nel gomito per nascondere la faccia.

Calda, sulle spine; non mi piace questa sensazione, come se la pelle volesse staccarsi, o andare verso qualcosa. Dovrei andarmene. Non mi sento bene. Ma non posso, è troppo presto. Non abbiamo ancora nemmeno mangiato.

Mira balza in piedi e gli mette le braccia intorno alla vita prima che Lewis arrivi al tavolo. Lo stringe e lui ricambia con un solo braccio continuando a fissarmi.

Ha la sua ragazza tra le braccia. Perché sta guardando me? Maledetti uomini.

«Zach,» dice Nessa spostando una pentola sul fornello della cucina, «non so che cosa fare con questo pollo.»

«Il seguito alla prossima puntata.» Zach sorride raccogliendo i quarti di dollaro. Va in cucina e prende il posto di Nessa.

Il sorriso di Zach è amichevole. Non sexy, o lascivo, solo semplice, gentile. Non che lo sguardo di Lewis fosse lascivo. Era... Incuriosito.

Non mi piace la curiosità. La curiosità porta all’interesse, che a sua volta porta a cose da cui voglio stare lontana.

È allarmante che quest’uomo sia sul mio radar. Ha una ragazza e, sfortunatamente, sembra essere il solo tipo di uomo che attraggo.

Il fatto che avesse una relazione a casa, cosa che non aveva mai menzionato, non aveva impedito al mio ex di cercarmi, o al ragazzo di Cali di provarci con me, né a nessuno degli uomini che mia madre portava a casa di flirtare e lasciar vagare le mani quando mi abbracciavano.

«Gente, liberate il tavolo, la cena è pronta» dice Nessa.

Serve tortillas fatte in casa insieme a una grossa ciotola di pollo speziato a fettine.

Zach va a prendere una birra dal frigorifero e Lewis lo segue. Dà una manata sulla schiena a Zach e mi guarda come se aspettasse qualcosa.

Zach mi guarda poi prende un apribottiglie. «Gen è una collega di Nessa» lo sento dire mentre toglie il tappo alla sua Corona.

Lewis mi studia il volto come se stesse cercando qualcosa.

Che problema ha? Non può fissarmi in quel modo. C’è la sua ragazza nella stanza.

Ok, gli ho fissato le braccia. Erano lì da guardare. Ed erano piuttosto sexy. Fatemi causa. Non ricordo di aver mai guardato il corpo di un uomo in quel modo prima d’ora, a quanto pare i pensieri lascivi possono arrivare anche più tardi nella vita. Ma le donne ammirano sempre gli uomini e, visto il suo aspetto, Lewis dovrebbe esserci abituato.

«Siediti vicino a me, Gen.» Nessa appoggia una ciotola di riso alla messicana sul tavolo ed estrae una sedia al suo fianco.

Seguo il suo esempio e porto in tavola una ciotola di insalata, poi mi siedo accanto a lei.

«Il cibo sembra appetitoso» dice Lewis.

La sua voce, come una lama di seta, annulla il mio buonsenso e cattura la mia attenzione. Si sta infilando in bocca mezzo taco per dimostrare il suo apprezzamento per il cibo, o forse perché mangia come un cavallo. Seguo il flettersi delle sue mascelle, i forti muscoli della gola che improvvisamente si fermano.

Alzo gli occhi. Mi sta osservando mentre lo fisso e il suo sguardo sembra intenso.

Che cosa sto facendo? Sto peggiorando le cose.

Mira mi dà un’occhiata e la sua espressione non è solo furiosa. Deglutisce e giurerei che ci sia ansia nei suoi occhi.

Mangio un piccolo boccone di riso, cercando di immettere un po’ di saliva nella mia bocca secca. Non ho mai voluto tanto fuggire da una situazione quanto vorrei scappare da questa cena. Il mio battito è irregolare e la mia faccia non vuole scendere sotto i mille gradi. Le dita, che non mi hanno mai deluso né in abilità né in coordinazione, non riescono a tenere lo stupido riso sulla forchetta.

«Quindi sarai qui per tutta l’estate?» mi chiede Zach con la sua gamba muscolosa che sfiora il mio polpaccio mentre ammucchia cibo sul suo piatto. Il tavolo stretto, in linea con il divano di velluto di seconda mano e il tavolino che risale agli anni Ottanta, rende la cena involontariamente intima.

Bevo un sorso d’acqua e mi schiarisco la voce. «Tornerò a Dawson in autunno per la laurea magistrale in Psicologia.»

Mira arriccia le labbra rivolta a Zach, come la irritasse che osi attirare l’attenzione su di me. Visto che vorrei nascondermi, sono d’accordo con lei.

Mira, che non ha ancora toccato il suo cibo, si china verso Lewis mentre lui sta cominciando a mangiare il suo secondo taco. Giusto per fare il contrario rispetto a lei do un grosso morso al mio taco. Mangiare come un coniglio per restare ridicolmente magri è una sciocchezza e comunque io mangio più della media delle ragazze, quindi mi sta solo facendo fare brutta figura. «Come sta tua madre in questi giorni?» chiede Mira a Zach.

La mano di Zach si ferma sopra l’insalata, il suo petto sembra sgonfiarsi. «Bene.» Il suo tono è piatto, privo di emozione.

Mi sposto in avanti sulla sedia. Mira deve avere toccato un punto dolente. Zach sembra essere un così bravo ragazzo. Che cosa sta facendo Mira?

Lei sorseggia il suo drink e gli occhi color caramello sono freddi. «Che cosa ha in ballo?»

L’espressione di Zach diventa sfuggente. «È ancora in casa di cura e tu lo sai.» Guarda il cibo intatto sul proprio piatto e sposta un taco con la nocca.

Perché Mira l’ha tirata in ballo? Sta cercando di ferirlo... perché ha chiesto che programmi aveva?

Nessa stringe la forchetta fissando Zach, con la preoccupazione negli occhi.

Lewis guarda Mira con un’espressione corrucciata. A Zach dice: «Hai già inaugurato la nuova paddleboard?».

«Sì» risponde Zach più rilassato.

«Il lavoro sta andando a rilento. Ti dispiace se qualche volta mi unisco a te?»

«Certo. Quando vuoi.»

E così, in un momento, la tensione sparisce.

Per mantenere l’atmosfera tranquilla per il resto della cena, colgo l’occasione per tempestare Nessa e Zach di domande sui vari sentieri escursionistici. Mira non fa incavolare nessun altro a tavola, più che altro perché è troppo occupata a seccare Lewis in un’accesa conversazione che il resto di noi finge di ignorare. Io sento quasi tutto e immagino che sia così anche per gli altri. Cose come che cosa stai facendo e privato e quella ragazza si sentono sopra la discussione sui percorsi escursionistici di Tahoe.

Dopo la cena, aiuto Nessa a sparecchiare e pulire. «Dovrei andare» le dico quando abbiamo finito.

«Davvero? Così presto?»

«Non mi sono ancora abituata a lavorare fino a tardi.»

«Sì, ci vuole un po’. Che cosa farai domani? Zach e io faremo un barbecue a Zephyr Cove. Tu e la tua coinquilina dovreste veramente venire.»

Mira e Lewis stanno parlando a bassa voce in un angolo mentre vado nella stanza lungo il corridoio a prendere la borsa e la giacca. Mi sembra di filarmela di nascosto, ma, davvero, non voglio mettermi in mezzo.

Prendo le mie cose ed esco dalla porta della camera, con la testa bassa, cercando le chiavi nel pozzo senza fondo che è la mia borsa, e rimbalzo contro un muro.

Sto per cadere, e non in modo aggraziato. Il mio corpo si inclina di lato, con la testa a uno strano angolo, le braccia impigliate nella borsa. Finirò per rompermi il collo.

Mani forti mi risollevano e mi sforzo di rimettere le gambe in verticale.

Calore e profumo di sapone e legno appena tagliato. Pelle leggermente abbronzata su un collo muscoloso. Alla base, direttamente in linea con i miei occhi, c’è una pulsazione, poi più su lo sguardo intenso ed enigmatico di Lewis.

Il mio battito passa dal galoppo, dovuto allo spavento, al disastro che era stato quando Lewis era entrato in casa.

Lewis mi studia il volto, all’inizio preoccupato, poi l’espressione si addolcisce e si rilassa. Il suo sguardo scende lentamente, come se stesse cogliendo l’opportunità di guardarmi senza la censura di Mira o degli altri. Fissa i miei capelli, la fronte, poi il lato del viso e il mento, poi torna alla mia bocca, dove si ferma.

Il suo respiro diventa irregolare. Ciò che mi aveva lasciata perplessa per tutta la sera diventa chiaro. Quando mi guarda non è con curiosità, anche se in parte potrebbe esserlo, ma qualcosa di completamente diverso. Una cosa che non posso dire di aver visto a questo livello ma che riconosco, o almeno lo fa il mio corpo, perché mi sento stringere il petto, il cuore continua a battere follemente e sento il calore che scende lungo la spina dorsale, mandando brividi in tutti i posti sbagliati.

La sua testa si abbassa di qualche centimetro verso di me.

Che diavolo...? Non vorrà...?

«È stato bello conoscerti» dico in fretta, nel panico, e mi stacco dalle sue braccia, rendendomi conto che le sto ancora tenendo. Ma arrivo solo fino a lì. Per qualche stupido motivo, non riesco a convincere i miei piedi a muoversi.

La mano che mi teneva s’infila nella tasca dei pantaloni. A parte quello, Lewis non si muove. Il suo sguardo si abbassa di nuovo sulla mia bocca.

Mi manca il fiato, mi lecco le labbra e di colpo sembra un invito. Che cosa sto facendo?

Invece di reagire nel modo giusto e distogliere lo sguardo, i miei occhi si fissano sulla sua bocca, come se ci fosse il pilota automatico, senza ascoltare le istruzioni dettagliate che ordinano a tutte le parti del corpo di tagliare la corda.

Una cicatrice diagonale rovina l’angolo del suo labbro inferiore dalla forma perfetta, un’imperfezione in un paesaggio altrimenti perfetto. Non riesco a distogliere gli occhi da quella cicatrice che da un lato finisce in un piccolo uncino. Come se l’è fatta? Gli ha fatto male? Sentirei la cicatrice se premessi la mia bocca sulla sua?

Le sue labbra si aprono sotto il mio sguardo e lui si sposta, annullando lo spazio che avevo messo tra di noi.

Il mio cuore pompa così forte che vedo puntini neri al margine del mio campo visivo. Ha una ragazza.

Supero Lewis incespicando e sbattendo la spalla contro la parete mentre percorro il corridoio, anni di atleticità scomparsi in un battito di cuore.

Guardo indietro una volta prima di aprire la porta d’ingresso. Lewis mi sta fissando, stupefatto.

Chiude gli occhi e si volta.

Mi tremano le mani mentre chiudo la porta alle mie spalle. Che cos’era? Non era attrazione, solo una follia.

Folle attrazione.















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