venerdì 24 febbraio 2023

Segnalazione Romanzo - DOROTHY di Anya Wylde

 






Respiro Readers

vi segnaliamo 

l'uscita del nuovo romanzo

 dell'autrice Anya Wylde.














TITOLO: Dorothy

AUTRICE:  Anya Wylde

CASA EDITRICE: Self Publishing 

SERIE: Le sorelle Fairweather #3

GENERE:  Romance Storico

PAGINE: 260

PREZZO EBOOK: 0.89

DATA USCITA: 17   Febbraio  2023









Anya Wylde torna con un altro romanzo su una sorella Fairweather, una commedia piena di avventure e, ovviamente, travolgente romanticismo. Le sorelle Fairweather si adorano e si sostengono sempre, ma le cose cambiano quando le circostanze obbligano Dorothy May Fairweather a sposare Lord William Edmund Huxley, l’uomo di cui è innamorata la sua migliore amica nonché arcinemico del duca suo cognato. Con quell’unico stupido errore, Dorothy riesce a contrariare tutti coloro che più significano per lei. Ora, sola e depressa, Dorothy deve riconquistare le sue sorelle, il duca, la suocera e la cognata, oltre al suo straordinariamente affascinante marito.





«Un nuovo tipo di luce» fece notare Dorothy, fissando la sfera di vetro che luccicava alla luce del mattino. «Niente ombre, nessun tremolio, una luce costante, brillante, ardente. Un piccolo sole nella stanza della colazione.»

«Solo alcune delle case private sono riuscite a procurarsi la luce a gas e noi siamo tra quelle» disse orgogliosamente Penelope.

«La tua cameriera, Della, pensa che sia stregoneria» disse Céline, alzando gli occhi dal suo ricamo. «Ho sentito il maggiordomo che la sgridava perché si rifiutava di entrare in questa stanza. Quando ha cercato di obbligarla, la povera ragazza si è aggrappata all’attaccapanni e non voleva staccarsi. I domestici hanno dovuto portarla di peso in cucina. L’ultima volta che l’ho vista, era ancora aggrappata all’attaccapanni e stava infradiciando cappellini e parasole con le sue lacrime.»

Dorothy sorrise, facendo scorrere le dita sulla lampada di vetro. Era tutto magico finché non veniva spiegato da qualche vecchio burbero. Il sole, la luna e le stelle erano magici. I bei fiori, i laghi scintillanti e le possenti foreste erano magici... L’amore, si disse sospirando, era magico.

Sbirciò le sue sorelle da sotto le ciglia. Si erano sposate per amore... Avrebbero certamente capito...?

Penelope, la duchessa di Blackthorne e la maggiore delle sorelle Fairweather, aveva i piedi nudi appoggiati alla dormeuse verde e oro. La felicità brillava su ogni centimetro della sua pelle baciata dal sole. I capelli scuri avevano smesso di fingere di assomigliare a uno chignon. Ora le ricadevano sulla schiena, riottosi, liberi e gioiosi. C’era una bellezza selvaggia in lei che era solo stata esaltata dalla maternità.

In contrasto, Céline era seduta con la schiena diritta, i capelli acconciati in uno chignon basso senza che un solo capello osasse sfuggire. Gli occhiali con la montatura d’oro erano appollaiati sulla punta del naso mentre si concentrava a infilare e sfilare l’ago dal ricamo. Era molto diversa da Penelope eppure, a modo suo, altrettanto bella. I suoi lineamenti sembravano scolpiti nel marmo dal più bravo scultore alla corte del re.

Quando le due sorelle entravano insieme in una stanza, mettevano in ombra anche la più fresca e carina delle debuttanti. Avevano un’aura speciale e i loro titoli aveva esaltato ancora di più la loro distinzione. Un giorno sarebbero diventate grandi dame, Dorothy ne era certa, e il loro amore e la fedeltà verso i loro mariti le rendeva esempi perfetti di decoro. Sarebbe stata invidiosa, se non avesse voluto loro tanto bene.

«Che c’è, Dora?» chiese Penelope fissando Dorothy. «Riesco a vedere i tuoi pensieri che si agitano nella tua testa come piccoli riccioli di vapore.»

«Io...» Dorothy guardò incerta Céline.

«Non ti rimprovererò» disse Céline alzando per un attimo gli occhi. «Lo prometto. Che cos’hai fatto?»

«Niente. Non ho fatto niente... Non questa volta. Almeno non credo...» Dorothy fece un respiro profondo e si voltò per guardare in faccia le sue sorelle. «Devo dirvi una cosa.»

Penelope annuì, incoraggiandola.

«Ho trovato un uomo» disse Dorothy arrossendo.

«Era prevedibile» disse Céline, abbassando nuovamente la testa sul ricamo. «Ci sono un mucchio di uomini in questo mondo. Credo che la metà della gente al mondo siano uomini.»

«In effetti ne impieghiamo alcuni» confermò Penelope. «Non so perché, ma è così. Creature inutili, la maggior parte di loro.»

«Noi donne» disse Céline annuendo, «siamo molto più capaci.»

Dorothy la guardò irritata. «Non intendevo dire un uomo. Intendevo l’uomo.»

«Non un altro, Dorothy» disse Penelope preoccupata. «L’ultimo giovanotto senzatetto che ci hai chiesto di assumere è scappato con l’argenteria di casa. Ho dovuto ingaggiare il Falco per recuperarla. Il duca non era per niente contento.»

«E il vecchio che mi hai chiesto di ospitare è scappato con il cavallo arabo di George.»

Dorothy si passò la mano sui capelli castano scuro, frustrata. Spilloni con la perla scivolarono fuori e caddero accanto alla teiera appoggiata al vassoio d’argento. Il suo petto si alzò e si abbassò agitato, rispecchiando il caos domestico che era improvvisamente sceso nella stanza.

La piccola Rose, in un angolo, cominciò a battere i piedi chiedendo il vino di ciliegie. Il piccolo Johnny lanciò un cucchiaio che attraversò la stanza facendo cadere in mille pezzi un orribile vaso rosa. Céline si lanciò dall’altra parte della stanza per estrarre il figlio di quattro anni da una pila di nastri mentre Penelope si precipitava verso il figlio di due anni per convincerlo che le scarpe vecchie non erano un pasto accettabile.

Dorothy si chiese se dovesse comportarsi come uno dei bambini per attirare l’attenzione delle sue sorelle. Considerò per un attimo di masticare le nappine dei cuscini di seta azzurra. Una cosa che avrebbe fatto la piccola Rose... Scosse la testa, rifiutando il folle pensiero e invece strillò superando il frastuono: «Sono innamorata! Innamorata di un uomo! Ho trovato l’uomo che voglio sposare!»

Penelope ficcò nuovamente la scarpa nella bocca lamentosa del piccolo Richard. Céline tagliò un ricciolo dalla testa del povero piccolo Johnny.

«Davvero?» chiese deliziata Penelope.

«Ci stai prendendo in giro, Dora?» echeggiò Céline.

Dorothy scosse la testa, con gli occhi che scintillavano come quarzo marrone fumé con un velo traslucido di oro luccicante. Il suo visino delicato si aprì in un timido sorriso rivolto alle sorelle. «È vero. Dopo tre intere stagioni, l’ho trovato.»

Penelope e Céline scoppiarono in lacrime di felicità. Corsero da Dorothy e l’abbracciarono.

Singhiozzarono sopra il suo vestito da mattina, infradiciando i nastri di satin con le loro lacrime.

«Sorella mia» disse Penelope piangendo.

«La mia piccola Dora» ululò Céline.

Bambinaie e governanti si materializzarono nella stanza e portarono via i bambini. Ordinarono lo champagne che fu versato in scintillanti calici di cristallo e sorseggiato benché fossero solo le undici del mattino.

«Non riesco a credere che la mia piccola Dora sia cresciuta» piagnucolò Penelope.

«Chi è l’uomo che ha osato rubarti il cuore?» chiese Céline, bevendo un lungo sorso di champagne.

«Lord Lumley» rispose pudicamente Dorothy.

Nella stanza per un po’ scese il silenzio.

«Chi?» chiese finalmente Penelope, asciugandosi gli occhi col fazzoletto.

«Theobald Grey» rispose Dorothy arrossendo.

«Chi?» ripeté Céline aggrottando la fronte.

Una voce accanto all’entrata cinguettò: «Lord Theobald Grey, il conte di Lumley».

Le tre sorelle si voltarono e trovarono la signorina Kitty Norwood, risplendente in un bellissimo abito di mussolina verde, incorniciata nella porta. I suoi folti capelli scuri che spiccavano sulla pelle pallida, erano raccolti in trecce avvolte intorno alla testa come una corona, mentre gli occhi che cambiavano colore a seconda della luce, quel giorno erano di un gioioso verde smeraldo.

Dorothy sorrise felice e batté sul posto accanto a lei. Kitty era la sua amatissima amica d’infanzia. Si erano conosciute all’Accademia per le Figlie di Gentiluomini quando avevano dodici anni. Kitty aveva benevolmente schiaffeggiato una ragazza che aveva preso in giro Dorothy per le sue gambette esili. Da allora erano diventate grandi amiche.

Penelope suonò distrattamente perché portassero altro tè. Aggrottò la fronte concentrandosi. «Lord Theobald Grey... Il conte di Lumley... Credo di sapere a chi ti riferisci. Che aspetto ha?»

«I suoi vestiti sono sempre sfilacciati» rispose Kitty, servizievole. «E ogni volta che vedo i suoi capelli d’oro, vorrei stringerne una ciocca tra le dita e strizzarla per vedere l’olio che gocciola, gocciola, gocciola...»






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