martedì 10 gennaio 2023

Recensione Romanzo - BY GRAZIA - L' ALTOPIANO DEI DRAGHI. LE CRONACHE DI GIADA di Elisa Cavezzan

 

















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Giada ha sempre vissuto un’esistenza tranquilla nell’Altopiano dei draghi. Fa parte della grande famiglia dei draghi sputafuoco, ha quasi compiuto sedici anni e il suo obiettivo principale è quello di superare la grande prova che le permetterà di guadagnarsi un posto all’interno delle gerarchie dei villaggi dei draghi. Il suo aspetto è molto diverso rispetto a quello dei grandi abitanti dell’Altopiano, ma questo per lei non è mai stato un problema. Eppure, le cose sono destinate a cambiare quando Shaila, il Guardiano dei draghi, entrerà nella sua vita e le spiegherà in cosa consista il suo destino. Allora la giovane scoprirà che i draghi sono solo uno dei cinque popoli che abitano la terra e che lei è stata creata per riportare alla luce la dinastia alla quale realmente appartiene, ossia quella degli esseri umani. Giada accetterà di rinunciare al calore della famiglia e alla quiete dell’Altopiano per abbracciare il destino che è stato scelto per lei?





Il fantasy è un genere che mi appassiona in particolar modo come il thriller, e quando mi è stato mandato in lettura questo romanzo dell’’autrice esordiente Elisa Cavezzan, mi ha piacevolmente colpito, anche perché per essere un esordio direi che è piuttosto interessante.
Ora veniamo alla storia.
Direi che il motivo dell’intreccio gira intorno a Giada, un essere umano che vive in una società di draghi. Come mai? Siamo alle solite, questi esseri umani se la vanno proprio a cercare. Così, il Creatore dà loro un’altra possibilità dopo essere stati sterminati circa cento anni prima, per la loro ha deciso di dare agli esseri umani - annientati oltre cent'anni addietro per motivi legati alla loro disubbidienza (è qui ci ritroviamo ad affrontare un passo della Bibbia – La Creazione - il peccato originale commesso da Adamo.) Dunque la protagonista rappresenta l’essere umano e la sua salvezza. Giada infatti vive dividendosi tra i cinque mondi: i Magius, i Draghi, i Folletti, i Lupi e i Naturals) dimostrando così di potersi ben adattare in ognuno di essi. La missione che deve compiere è ben ardua, ma solo riuscendo a portarla a termine potrà riscattare gli umani e diventare una Guardiana del Creatore e risiedere con lui intorno al tavolo di diamante alla Culla della Creazione.

Tutto inizia dall’incontro con Giada e Shaila, il Guardiano dei draghi, che le spiegherà in cosa consista il suo destino. Giada scoprirà che lei è stata creata per riportare alla luce la dinastia alla quale realmente appartiene, ossia quella degli esseri umani.
Il primo volume si conclude con Giada che se ne va dall’altopiano dei draghi.


 La prima cosa che mi ha colpito all’interno della narrazione, sono state le ambientazioni in cui si muovono i diversi personaggi e di cui l’autrice è riuscita a caratterizzare e dare uniformità al mondo fantasy.

Le scene e la narrazione sono originali e mai noiose, alcuni passaggi li ho trovati un po’ pedanti, ma che non negano la validità dell’opera. Le descrizioni dell’Altopiano in cui i draghi vivono sono state veramente centellinate nella sua complessità. Una collettività dove troviamo la protagonista, Giada, che fa parte dei draghi sputafuoco, vive la propria vita.
In questo romanzo, l’autrice ci presenta l’Altopiano come una società ben organizzata e divisa in classi sociali, dove ogni membro è destinato a un proprio compito. Tutto è regolato da leggi ben precise, da tradizioni, usi e costumi che l’autrice
narra con ricchezza di particolari.
Anche sulla protagonista e sui personaggi principali l’autrice non si risparmia, mostrando di possedere una apprezzabile capacità narrativa, visto come è stata in grado di esporre le caratteristiche piuttosto affascinanti dei personaggi che lasciano il segno, tra cui la protagonista, suo fratello Sheed, e Kice, un drago che all’inizio si dimostra di un’antipatia unica ai lettori, ma che in realtà, non è proprio così. Tuttavia, ciò che colpisce nella narrazione, è la molteplicità degli argomenti e degli stati d’animo dei protagonisti, prima tra tutte la diversità, ma qui rivalutata come un bene prezioso, abbiamo una descrizione della natura tutta ampia e ben orchestrata, e anche se siamo all’interno di un genere come il fantasy, sembra davvero di essere proiettati all’interno dell’Eden. L’autrice inoltre ci ricorda quanto sia importante rispettare la natura per poter usufruire dei suoi benefici. Abbiamo inoltre il valore caro dei rapporti familiari, diciamo un po’ rari negli ultimi tempi. L’autrice si sofferma anche sulla bontà d’animo dell’essere umano, che dovrebbe essere sempre pronto a tendere una mano a chi ne ha bisogno, accogliendolo in seno alla propria famiglia, come succede a un ragazzo drago che si ritrova a sottostare alle angherie di un padre padrone e dispotico. Per l’autrice, come dovrebbe essere per tutti quanti noi, l’importanza del dialogo fra esseri umani è fondamentale, non urla, non violenza, non prepotenza, ma amore, sentimento che nessuna ostilità od ostacolo può essere superato.

Per concludere, aggiungo che lo stile dell’autrice, sebbene ancora un po’ acerbo, non sia talentuoso. Le descrizioni degli ambienti in cui si svolgono i fatti sono ben delineate e avvalorano la capacità di padronanza dell’espressione narrativa da parte dell'autrice, che mostra di possedere una scrittura notevole e fluida.
Ciò nonostante, due alcune pecche che mi hanno impedito di assegnare le cinque stelle. Bisogna ammetterlo c’è: Il fatto che un unico drago nel finale si sia reso conto dell’evidente che lei sia un’umana. Beh, direi che allora, o Giada sapeva nascondere bene la sua natura, o gli altri erano tutti bendati! Oltretutto, proprio perché il suo aspetto è molto diverso rispetto a quello dei grandi abitanti dell’Altopiano, avrebbero dovuto accorgersene. La seconda e un po’ scontata, è il riferimento alle solite Gilde o Accademie dove i protagonisti si allenano per migliorare le loro doti combattive e poteri. Inoltre, ho evidenziato, forse dovuto proprio all’acerbità dello stile, i troppo punti esclamativi. A parte questo appunto di dubbio lecito, posso dire che ciò non scredita la validità dell’opera.

Consigliato.


 





 









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