Il
fantasy è un genere che mi appassiona in particolar modo come il
thriller, e quando mi è stato mandato in lettura questo romanzo
dell’’autrice esordiente Elisa Cavezzan, mi ha piacevolmente
colpito, anche perché per essere un esordio direi che è piuttosto
interessante.
Ora veniamo alla storia.
Direi che il motivo
dell’intreccio gira intorno a Giada, un essere umano che vive in
una società di draghi. Come mai? Siamo alle solite, questi esseri
umani se la vanno proprio a cercare. Così, il Creatore dà loro
un’altra possibilità dopo essere stati sterminati circa cento anni
prima, per la loro ha deciso di dare agli esseri umani - annientati
oltre cent'anni addietro per motivi legati alla loro disubbidienza (è
qui ci ritroviamo ad affrontare un passo della Bibbia – La
Creazione - il peccato originale commesso da Adamo.) Dunque la
protagonista rappresenta l’essere umano e la sua salvezza. Giada
infatti vive dividendosi tra i cinque mondi: i Magius, i Draghi, i
Folletti, i Lupi e i Naturals) dimostrando così di potersi ben
adattare in ognuno di essi. La missione che deve compiere è ben
ardua, ma solo riuscendo a portarla a termine potrà riscattare gli
umani e diventare una Guardiana del Creatore e risiedere con lui
intorno al tavolo di diamante alla Culla della Creazione.
Tutto
inizia dall’incontro con Giada e Shaila,
il Guardiano dei draghi, che le spiegherà in cosa consista il suo
destino. Giada scoprirà che lei è stata creata per riportare alla
luce la dinastia alla quale realmente appartiene, ossia quella degli
esseri umani.
Il
primo volume si conclude con Giada che se ne va dall’altopiano dei
draghi.
La prima cosa che mi ha colpito all’interno della narrazione, sono state le ambientazioni in cui si muovono i diversi personaggi e di cui l’autrice è riuscita a caratterizzare e dare uniformità al mondo fantasy.
Le scene e la narrazione sono originali e mai
noiose, alcuni passaggi li ho trovati un po’ pedanti, ma che non
negano la validità dell’opera. Le descrizioni dell’Altopiano in
cui i draghi vivono sono state veramente centellinate nella sua
complessità. Una collettività dove troviamo la protagonista, Giada,
che fa parte dei draghi sputafuoco, vive la propria vita.
In
questo romanzo, l’autrice ci presenta l’Altopiano come una
società ben organizzata e divisa in classi sociali, dove ogni membro
è destinato a un proprio compito. Tutto è regolato da leggi ben
precise, da tradizioni, usi e costumi che l’autrice
narra con
ricchezza di particolari.
Anche sulla protagonista e sui
personaggi principali l’autrice non si risparmia, mostrando di
possedere una apprezzabile capacità narrativa, visto come è stata
in grado di esporre le caratteristiche piuttosto affascinanti dei
personaggi che lasciano il segno, tra cui la protagonista, suo
fratello Sheed, e Kice, un drago che all’inizio si dimostra di
un’antipatia unica ai lettori, ma che in realtà, non è proprio
così. Tuttavia, ciò che colpisce nella narrazione, è la
molteplicità degli argomenti e degli stati d’animo dei
protagonisti, prima tra tutte la diversità, ma qui rivalutata come
un bene prezioso, abbiamo una descrizione della natura tutta ampia e
ben orchestrata, e anche se siamo all’interno di un genere come il
fantasy, sembra davvero di essere proiettati all’interno dell’Eden.
L’autrice inoltre ci ricorda quanto sia importante rispettare la
natura per poter usufruire dei suoi benefici. Abbiamo inoltre il
valore caro dei rapporti familiari, diciamo un po’ rari negli
ultimi tempi. L’autrice si sofferma anche sulla bontà d’animo
dell’essere umano, che dovrebbe essere sempre pronto a tendere una
mano a chi ne ha bisogno, accogliendolo in seno alla propria
famiglia, come succede a un ragazzo drago che si ritrova a sottostare
alle angherie di un padre padrone e dispotico. Per l’autrice, come
dovrebbe essere per tutti quanti noi, l’importanza del dialogo fra
esseri umani è fondamentale, non urla, non violenza, non prepotenza,
ma amore, sentimento che nessuna ostilità od ostacolo può essere
superato.
Per concludere, aggiungo che lo stile dell’autrice,
sebbene ancora un po’ acerbo, non sia talentuoso. Le descrizioni
degli ambienti in cui si svolgono i fatti sono ben delineate e
avvalorano la capacità di padronanza dell’espressione narrativa da
parte dell'autrice, che mostra di possedere una scrittura notevole e
fluida.
Ciò nonostante, due alcune pecche che mi hanno impedito
di assegnare le cinque stelle. Bisogna ammetterlo c’è: Il fatto
che un unico drago nel finale si sia reso conto dell’evidente che
lei sia un’umana. Beh, direi che allora, o Giada sapeva nascondere
bene la sua natura, o gli altri erano tutti bendati!
Oltretutto, proprio perché il suo aspetto è molto diverso rispetto
a quello dei grandi abitanti dell’Altopiano, avrebbero dovuto
accorgersene. La seconda e un po’ scontata, è il riferimento alle
solite Gilde o Accademie dove i protagonisti si allenano per
migliorare le loro doti combattive e poteri. Inoltre, ho evidenziato,
forse dovuto proprio all’acerbità dello stile, i troppo punti
esclamativi. A
parte questo appunto di dubbio lecito, posso dire che ciò non
scredita la validità dell’opera.
Consigliato.

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