giovedì 20 febbraio 2020

Segnalazione Romanzo - UN AMORE IN VALIGIA di Rebecca Teaslay





Respiro Readers

vi segnaliamo  il nuovo romanzo 

dell'autrice italiana Rebecca Teaslay.











TITOLO: Un amore in valigia

AUTRICE: Rebecca Teaslay

CASA EDITRICE: Self Publishing

GENERE: Romance

PAGINE: 176

PREZZO EBOOK: 2.99

PREZZO CARTACEO: 10.40

DATA USCITA: Gennaio 2020








Nella calda roma estiva Roberta raggiunge finalmente il suo obiettivo:la laurea.
Eterna romantica e con la testa fra le nuvole, songa una nuova vita, lontana dalla sua solita routine.
la realta però è ben diversa e quando se ne rende conto fa una scelta impulsiva. Mette i suoi sogni in una valigia e parte, per fare da ragazza alla pari a Birmingham.
La multiculturalità del luogo farà intrecciare la sua strada con quella di Farshad, un ragazzo iraniano.
Un dolce amore sboccerà tra le strade inglesi, allietando le sue fredde giornate, ma niente può essere dato per scontato; tutto può cambiare da un momento all'altro.
Tra giochi del destino e differenze culturali, Roberta si vedrà di nuovo costretta a scegliere cosa fare della sua vita e quale strada prendere.







Entrammo nel suo umile appartamento, al quarto piano di un grattacielo al centro di Birmingham. Non c’erano molti mobili, tutto faceva pensare a un ragazzo solo, ancora troppo giovane, arrivato da poco in città.
«Scusami… non volevo recarti disturbo.»
«Non preoccuparti» mi indicò il divano del saloncino.
«Come mai se qui in Inghilterra?» gli chiesi, accomodandomi.
Si sedette vicino a me. Sorrise. «In Iran non è un buon momento storico e qui vive mio zio. È lui che mi ha aiutato ad ambientarmi.»
«Io so che nel college ci sono molti iraniani rifugiati. É cosi brutta la situazione politica?» continuai.
Forse era un argomento delicato per lui? Ero curiosa.
Sospirò, lasciandosi scivolare verso il bordo del divano e chiuse gli occhi come a voler nascondere un grande dolore. Poggiò le mani sopra le gambe e buttò la testa all'indietro, lasciandola sprofondare in un cuscino.
«Non credo io possa neanche immaginare cosa voglia dire…»
Quando parlò, guardava il soffitto «Il mio mondo è così diverso dal vostro. In tutto.»
«Pensi di tornare a casa, in futuro?» chiesi, quasi spaventata dal poterlo perdere presto.
«No. Non posso tornare per i prossimi dieci anni» disse, voltando la testa verso di me.
Mi fissava, ma riuscivo a percepire che il suo pensiero era altrove. Oltre i miei occhi c’era il suo mondo, ancora vivo dentro sé. Il suo tono di voce era soave, profondo, lontano…
«Cosa hai fatto?» chiesi preoccupata. Non sapevo cosa aspettarmi, ma quella conversazione mi aveva portata oltre l’immaginabile. Eravamo noi due in quella stanza, non c’era nessun altro. Il mondo era chiuso fuori, oltre quella finestra, così come lo erano casa mia, Roma e l’Iran.
Si voltò nuovamente e, guardando il soffitto, silenzioso, allungò una mano verso la mia e la strinse forte. Sentii le nostre anime connesse e percepii i battiti del suo cuore all’unisono col mio.
«Non so perché ti dico già tutto questo. Mi sembra di averti già conosciuta. Chissà, forse in una vita precedente.»
Ero esterrefatta. Aveva ragione; qualcosa ci univa oltremisura. Fin dal primo momento che avevo incrociato i suoi occhi. Colpo di fulmine, amore a prima vista, non lo sapevo. Avrei voluto essere con lui nel suo passato per prenderlo per mano e guidarlo verso la salvezza. Avrei voluto stringerlo nei momenti di solitudine e accudirlo per il resto dei giorni.
«Non ti giudico. Puoi fidarti di me» mormorai stringendogli la mano un po’ più forte.
Si trovava in una piazza centrale di Teheran per una manifestazione contro il governo, quando fu riconosciuto e segnalato dalle autorità, così che fu costretto a lasciare il suo paese. E così aveva fatto, facendo le valigie e fuggendo senza neanche poter salutare i suoi affetti. Non aveva avuto scelta e aveva interrotto la sua vita, compresi gli studi di ingegneria meccanica.
Finito il suo racconto mi protrassi verso di lui, sulla sua parte di divano, e lo abbracciai.
In quel momento mi sentii al posto giusto al momento giusto.
Non lo conoscevo, in verità, ma mi aveva trasmesso così dolore che non avevo saputo resistere.
Provavo un affetto inverosimile per quel ragazzo, mi ardeva dentro e mi riscaldava il cuore. Non riuscivo a farne a meno.
Forse poi me ne sarei pentita, ma misi da parta la parte razionale di me e poggiai la testa sul suo petto. Sentii il suo cuore battere forte.
«Sai, tu mi ricordi mia madre, in qualche modo.»
Scoppiai a ridere.
Mi spiegò che sua madre era una donna forte e sempre sorridente alla quale piaceva ballare e divertirsi.
«Beh, sì… in effetti mi ci rivedo» ammisi.
Vedevo il suo volto illuminarsi quando parlava della madre o mi raccontava delle loro usanze e io mi sentivo felice solamente guardandolo.
Mi parlò della loro casa a Teheran, grande, su più livelli, sempre pulita e profumata. Parlammo tutta la notte come se volessimo recuperare una vita senza esserci mai visti.
Riflettei sul fatto che eravamo semplicemente due ragazzi molto diversi ma al contempo simili; due anime solitarie provenienti da mondi così lontani, adesso vicini.
Iniziai a fantasticare sulla sua vita e su come il destino ci avesse fatti incontrare in un minuscolo angolo di mondo, in modi così imprevedibili.
Si dice che ognuno di noi abbia un’anima gemella in qualche parte del mondo, e che non sia detto che le stelle ci conducano a lei. Si può avere un’anima gemella e non incontrarla mai.
Perché il destino aveva giocato con le nostre vite e ci aveva messi sulla stessa strada in due modi così assurdi?
Tuttavia un dubbio atroce non aveva intenzione di lasciare la mia mente e, conoscendomi, sapevo che non me ne sarei liberata facilmente.
«Ti posso chiedere una cosa senza risultare invadente?» chiesi timorosamente.
«Sì, dimmi» rispose lui volgendomi tutta la sua attenzione.
«Trascorsi questi dieci anni in Inghilterra, che farai? Tornerai in patria?»
Mi sentii arrossire.
Prese fiato e incrociò le gambe. «Non credo. C’è sempre la probabilità che varcando il confine mi arrestino. Rischio la vita. Oltretutto finché la situazione non cambia non ne ho intenzione né voglia» mi spiegò con tono affabile ma molto deciso.
«Capisco» risposi soddisfatta, accennando un sorriso per smorzare la tensione.
Mi diede una pacca sulla spalla e si alzò di scatto dal divano facendomi segno di seguirlo.
«Vieni, ti mostro dove dormirai.»
Mi lasciò la camera da letto a disposizione per la notte.
Neanche dieci minuti più tardi sentii bussare alla porta e vidi la sua folta chioma mora affacciarsi. «Roby, scusa se ti disturbo. Va tutto bene o per caso ti serve qualcosa?»
Ringraziai, dicendogli che non doveva per forza starsene di là da solo, ma potevamo continuare a chiacchierare sul letto. Passarono le ore e ci addormentammo mano nella mano. Al mattino lo trovai vicino a me, mentre mi guardava teneramente.
Com’era bello.
Nei suoi occhi ci vedevo il deserto, un mondo sconosciuto e dei cieli azzurri.
Lui mi guardava senza dire nulla.
«Posso baciarti?» mi chiese a un certo punto.
Restai di sasso.
Nessuno me lo aveva mai chiesto. Avevo sempre pensato che certe cose si facessero e basta.
Sorrisi e annuii. Non riuscivo a fare altro.
Il mio cervello era completamente annebbiato.
Farshad si avvicinò timorosamente.
Ci unimmo in un bacio che andò oltre quello che potevamo aspettarci.
Fu un’emozione calda mai provata prima, un viaggio mai fatto, un’oasi in un deserto sconfinato. Le mie labbra riscoprirono una passione quasi dimenticata.
I baci divennero due e poi tre… e poi mille, così di seguito, senza respiro. Non riuscivamo più a dividerci dopo un’intera vita separati.
Dov’è stato fino a ora? Mi chiesi. Ho aspettato questo per tutta una vita?





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