E poi, d’un
tratto, il respiro le si congelò nel petto, poiché si udì
raschiare e qualcosa si mosse nella base oscurata del monolite.
Non qualcosa, bensì
qualcuno. Una figura accovacciata – in quel luogo dove non ci
sarebbe dovuto essere nessuno – che grattava sulla pietra, e
talmente assorta nel proprio compito da non averla sentita arrivare.
Un ladro? Doveva
dare l’allarme; trovare una guardia che arrestasse l’intruso. Ma,
l’attimo dopo, l’estraneo si alzò in piedi e si voltò, entrando
nel fascio di luce della luna. L’uomo non indossava una giacca e si
era arrotolato le maniche, rivelando avambracci abbronzati. I capelli
erano arruffati e il viso era coperto da un’ombra di barba incolta.
Un criminale, non c’erano dubbi.
Quando vide
Cornelia, il bruto emise un ringhio di malcontento e fece un passo
verso di lei. Era davvero alto e con una corporatura possente; era
abbastanza forte da sopraffarla.
Cornelia piagnucolò.
Avrebbe potuto mettersi a correre? Aveva la sensazione che l’uomo
l’avrebbe catturata prima ancora che lei avesse raggiunto la porta.
D’impulso, affondò
la mano nella tasca del suo grembiule e ne estrasse il righello,
stringendolo nel palmo. Restò parzialmente nell’ombra. Ingoiando
il terrore, Cornelia si costrinse a gridare: «Non vi muovete! Sono
armata e… e sparerò, se sarò costretta!»
L’uomo si bloccò,
anche se la sua voce era minacciosa. «Non so chi diavolo siete, ma
avete scelto la persona sbagliata con cui scherzare. Se avete in
mente di rubare qualcosa in questa sala, fareste meglio a essere
pronta a sparare. Sappiate solo che, se lo farete, avrete a
disposizione soltanto un tentativo.»
Rubare? Le mani
iniziarono a tremarle. Cosa mai intendeva? Non era lei quella che era
sgattaiolata dentro per mettere le mani su ciò che non le
apparteneva.
Beh, magari lo era,
in parte; però le sue intenzioni erano innocue. Stava solo
soddisfacendo la propria curiosità. Quel bastardo, frattanto, poteva
già avere causato danni irreparabili.
Coloro che avevano
tendenze criminali, così aveva sentito dire, vedevano negli altri
solo il cuore nero di malvagità. Quell’uomo era entrato senza
alcun pudore per compiere il proprio lavoro criminale e doveva quindi
credere che lei avesse intenzione di fare lo stesso.
Un’ondata di furia
fomentò il suo coraggio, al punto da non farle quasi tremare la
voce. «Sdraiatevi e non tentate di fare niente di stupido. Sono una…
una tiratrice scelta.»
Anche se l’uomo la
fissò con sguardo arcigno, con sollievo di Cornelia fece ciò che
lei gli aveva chiesto, mettendosi lentamente in ginocchio e tenendo
le mani visibili per tutto il tempo.
Non c’era forse un
qualche racconto di Sherlock Holmes in cui il detective aveva
sottomesso il cattivo e poi gli aveva avvolto della corda dai polsi
alle caviglie per evitare che scappasse? Nella tasca del grembiule
aveva anche del cordino. Sarebbe stato abbastanza forte? Cornelia era
in dubbio, ma non sembrava ci fosse altro a disposizione, e non
poteva certo lasciarlo così come si trovava. La sua unica speranza
era bloccare quel furfante – e farlo prima che lui si rendesse
conto che la sua “pistola” non era altro che un pezzetto di
legno.
Non appena l’uomo
fu in posizione prona, Cornelia avanzò lentamente verso di lui.
«Mani dietro la schiena, e ricordatevi: non esiterò a sparare.»
Con un’ultima
occhiataccia, l’intruso fece ciò che gli aveva ordinato, però,
non appena Cornelia si piegò in avanti con il pezzo di spago, ci fu
un lampo di movimento.
Il braccio dell’uomo
scattò in avanti e la caviglia di Cornelia subì un brusco
strattone. Con un urlo, la donna cadde all’indietro, atterrando con
un tonfo sul fondoschiena, mentre la sua “pistola” scivolò sul
pavimento lucido.
Un attimo dopo,
entrambe le braccia dell’uomo erano appoggiate ai lati di Cornelia,
il corpo premuto su tutta la lunghezza del suo. I suoi occhi, neri
come la pece, sfolgoravano per la furia.

Mentre pronunciava
quelle parole audaci, faticava a evitare che il labbro le tremasse.
La canaglia era a cavalcioni su di lei e le mani erano ferme,
tenendola premuta a terra.
Era del tutto
sconveniente.
Improprio.
Indecoroso. Indecente.
Nessun gentiluomo
avrebbe mai trattato una signora a quel modo, ma era chiaro che
quello non era un gentiluomo, e lei si trovava alla mercé di quel
furfante.
Il fatto che il
cuore le stesse battendo fragorosamente non aveva nulla a che fare
con l’irremovibile peso del suo corpo, che irradiava calore, né
con il profilo dei suoi bicipiti premuti contro il lino della sua
camicia sgualcita. Abbassò lo sguardo. I primi bottoni erano aperti
e rivelavano un petto cosparso di peluria scura e abbronzato quanto
le sue braccia. L’uomo aveva lavorato a torso nudo. La sua rozzezza
era ulteriormente confermata dai suoi capelli, che gli si
arricciavano sul colletto sbottonato e, sebbene il viso fosse stato
rasato in tempi recenti, la mandibola era coperta da un’ombra di
barba di qualche giorno.
Tutto di lui
esprimeva un’assoluta mascolinità.
Era stato un qualche
collezionista privato a mandare lì quel furfante per rubare alcuni
dei pezzi più piccoli, oppure la presenza dell’uomo in quel luogo
era più malevola? Lo sapeva il cielo cosa stesse facendo, quando lei
l’aveva interrotto.
Lui tornò a
scrutarla, ispezionando i suoi tratti con una concentrazione
inquietante, come se stesse cercando qualcosa sul suo volto. Cornelia
sbatté diverse volte le palpebre. Qualunque cosa fosse successa, non
si sarebbe permessa di versare una sola lacrima, né si sarebbe
lasciata intimidire. Sarebbe stata forte, fino al suo ultimo respiro.
Ciò nonostante,
quando la canaglia rimosse la presa sulle sue spalle, lei emise un
gridolino e chiuse gli occhi. Era quella la sua fine? L’avrebbe
strangolata? Avrebbe dovuto urlare, perlomeno, o lottare – però
sapeva che sarebbe stato inutile. Non c’era nessuno là vicino che
avrebbe potuto salvarla.
Sembrava, tuttavia,
che quello non sarebbe stato il momento della sua morte, poiché il
peso che la opprimeva si sollevò e due mani grandi e calde
afferrarono le sue, attirandola in piedi.
Per un attimo
barcollò, poi riaprì gli occhi, solo per ritrovarsi con il naso
premuto quasi contro il petto del suo assalitore. Aveva un leggero
sentore di sudore, di legno e cuoio, ma anche di sapone. Inalò più
profondamente. Un accenno di limone, decisamente, e qualcos’altro
di più aspro – colla?
Quando lui parlò di
nuovo, fu in un tono molto più gentile; non quello di un gentiluomo
– o perlomeno, non di uno inglese – ma vi era qualcosa di
galante.
«Non so bene cosa
pensare di voi, eppure credo stiate dicendo la verità e,
probabilmente, vi devo delle scuse, per avervi fatto cadere a terra a
quel modo. Qualunque cosa pensiate io sia, vi assicuro, Signora, che
non vi farò alcun male. Se avete agito come avete detto,
preoccupandovi della sicurezza di ciò che si trova in questa stanza,
dovrei ringraziarvi, anziché mettervi al tappeto.»
Una grande mano
tornò a posarsi sulla sua spalla, questa volta con fare più dolce.
«Spero che quel vostro fondoschiena non sia troppo coperto di
lividi.»