Non mi sarei mai liberato del sogno di lei. Mi sarebbe rimasto incollato all’anima come una canzone, una lacrima invisibile che avrebbe solleticato il mio cuore per sempre. Un cuore che per molto tempo avevo creduto inutilizzabile.
Quando le viene proposto di diventare la violoncellista dei Cult Of Essence, band indie folk in ascesa, capitanata dall’ambizioso frontman Eric Jordan, River Price sale su quel bus senza guardarsi indietro. In fondo, non ha nulla da perdere visto che ha già perso tutto, compresa una vaga affezione nei confronti della vita. River vive suonando per strada, le sue radici le ha recise da tempo e non ha il sogno di un futuro a cui affidarsi. Al contrario di Eric, che invece da quel futuro è tragicamente ossessionato. Un sogno che coltiva da dieci anni e che sarà il riscatto per la sua famiglia, che merita tutto ciò che lui sarà in grado di offrire con la fama e la ricchezza. E poi c’è la musica, su cui lui ha basato la sua intera esistenza, a costo di rinunciare a tutto il resto, amore compreso. Niente e nessuno dovrà frapporsi fra lui e quel futuro, nemmeno quella violoncellista prelevata dalla strada e che lo ha stregato dal primo istante. Ciò di cui Eric non tiene conto però è l’amore sconfinato che quella ragazzina a cui piace “danzare nell’oscurità” ha tutta l’intenzione di donargli, persino senza ricevere nulla in cambio.
Sogghignò, guardandola quasi con una certa ammirazione. «Cristo Santo, ma questo caratterino dove lo tenevi nascosto?»
«Io ho un bel carattere, tranne quando devo misurarmi con gli stronzi.»
«Quindi sarei io lo stronzo? Perché non voglio che tu commetta il sacrilegio di non usare il tuo talento?»
Fece per ribattere, ma non aveva alcuna parola da dire in proposito. Pensò che in parte avesse ragione lui, ma si guardò bene dall’ammetterlo.
«Non farla tanto lunga, troveremo una vocalist adatta a duettare con te» propose lei.
«Non mi serve una cazzo di vocalist, mi serve un’artista, per la puttana!» Quando era arrabbiato Eric diceva davvero parecchie imprecazioni, tanto che una giovane madre con suo figlio gli lanciò uno sguardo di rimprovero.
«Nashville, non esiste che tu non canti con me su quel cazzo di palco. Canterai, fine della storia. Avremo un nuovo sound, che ti piaccia o no. Diventeremo quel cazzo di Johnny Cash con la sua cazzo di June Carter, o quei fottuti Sonnie e Cher! Ma questo è l’anno in cui i Cult of Essence diventano famosi, non ci sono altri finali. O io mollo tutto.»
«Tu cosa?» sbottò lei, incredula.
«Io mollo tutto. Ho trent’anni, non posso continuare a giocare alla rockstar maledetta con mio padre che ha problemi di cuore e che si spacca la schiena in fabbrica per tirare a campare e mandare mia sorella a scuola. Non esiste. Voglio che se ne vada in pensione, che pensi a curarsi e a stare bene. Voglio comprargli una casa nuova, una cazzo di macchina che non sia parcheggiata dal meccanico ogni mese. E voglio che mia sorella frequenti il collage. Mi stai ascoltando, Nashville? O spacchiamo quest’anno o avrai i Cult Of Essence sulla coscienza!» Si sollevò dal suo divanetto e buttò sul tavolo dieci dollari per una colazione che lei non aveva ancora ordinato. Poi le puntò il dito contro, guardandola dall’alto della sua statura imponente. «E, porca puttana, ognuno di noi farà tutto ciò che è in suo potere perché ciò avvenga! Io sono il frontman e colui che tiene in mano il progetto artistico del gruppo: se ti dico che devi fare le capriole sul palco o saltare come una scimmia tu lo fai, mi hai capito, pulcino?»
Non si disturbò a salutarla prima di uscire dal locale sbattendo la porta di vetro.
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«Sono combattuto.»
«Cioè?» domandò lei, distogliendo lo sguardo. Si sentì improvvisamente intimidita. Lui le faceva sempre questo effetto.
«Una parte di me è consapevole che questo è l’unico momento buono per tornare nella mia cuccetta senza farci scoprire.»
«E l’altra parte?»
«L’altra parte di me vorrebbe più tempo. E vorrebbe ancora una dose di River.» Le baciò il collo, issandosi su di lei. Le mani ripresero a scorrerle sulla pelle, le labbra scivolarono giù verso il piercing. Il cuore le si inceppò nel petto, il respiro si mozzò dalla sorpresa. Era un sogno, le sembrava di esser tornata una ragazzina alle prime esperienze. Era tornato il calore, era tornato il desiderio. Eric aveva riattivato ogni sua terminazione nervosa con una facilità disarmante.
Eric la strinse a sé. «Dio mio, se fai così ti bacio di nuovo, sappilo.»
Ridacchiò, intimorita. «Non lo farai.»
«Dici di no?» River se lo ritrovò di nuovo sopra di lei, la sua erezione a premerle sulla coscia nuda. Il petto a comprimerle il seno coperto dal telo di spugna. «Io dico che invece lo farò» sentì sussurrare al suo orecchio.
Ed Eric lo fece. Senza nemmeno chiederle il permesso. Non che dovesse farlo, non che lei se lo aspettasse. Solo che era proprio da lui un atteggiamento simile. Prendere senza apparentemente dare nulla in cambio. Eppure, quella notte, nella sua cuccetta, qualcosa le stava dando. Un palpito del cuore. Un’emozione che stentava a riconoscere.
Era tutto diverso e al pensiero che River si trovasse a poche stanze dalla mia mi faceva venire da vomitare. Perché sapevo che lei aveva provato qualcosa stanotte. E forse, e sottolineo forse, qualcosa avevo provato anch’io. Un vago senso di tenerezza nei confronti di quella ragazzina piena di dramma e di passione. Aveva perso tutto, mi guardava come se fossi un cazzo di eroe. E in quella cuccetta ero certo che aveva amato persino uno stronzo come me. Con la sua bocca, con le sue mani sulla mia pelle. Il suo cuore che era esploso tra le mie braccia.
Cazzo, avevo sentito tutto, tramite lei. Era come se quella passione me l’avesse passata per osmosi. Era stato folle.
Qualcosa che era davvero molto distante dal concetto di sesso senza impegno. Per cui ero stato uno stronzo bugiardo anche in quello. Non era stato senza impegno. Proprio per un cazzo. E non era stato sporco, affatto. Era stato carnale, certo. Ma mi aveva fatto sentire anche innocente come un fottuto ragazzino alla sua prima esperienza.
«Cazzo, sei incredibile!»
«Che ho detto?»
«Neanche adesso, dopo la scena patetica che hai fatto, riesci a dire la verità? È davvero tutto un film per te?»
Lui sbuffò, innervosito. «Ma di che parli?»
«Del fatto che sei geloso marcio di tutti quelli che provano ad avvicinarsi a me.»
«Non sono geloso, sono protettivo. P-R-O-T-E-T-T-I-V-O.»
River scoppiò a ridere. «Sei ridicolo.»
La obbligò a girarsi, strattonandola malamente. «River, davvero. È questa cotta che hai per me ad essere ridicola!»
«Senti… non mi interessa se vuoi rifiutare di ammettere una cosa evidente come la scritta Hollywood sulle colline di Los Angeles, ma non provare nemmeno lontanamente a sminuire ciò che provo io.» Cercò di divincolarsi dalla sua presa, ma lui le afferrò i polsi con una brutalità che non aveva mai usato con lei e la atterrò, piazzandosi sopra il suo corpo.
«No, stammi a sentire tu» stava bisbigliando eppure sembrava quasi che le urlasse contro. «Hai sette anni meno di me, ti ho trascinata io in questa follia. E quando bevi o fumi troppo, io mi sento responsabile. Quando vieni molestata indirettamente a un concerto, io mi sento responsabile. Quando un coglione ci prova con te che hai bevuto più del dovuto, io mi sento responsabile. Lo capisci adesso? Protettivo. Non geloso. Vuoi scoparti il povero Kurt per pietà? Fai pure, potrei anche guardarti e farmi una sega per quanto mi riguarda. Vuoi scoparti tutti membri dei Cult Of Essence? Fallo!» River cercò di toglierlo dal suo corpo, senza riuscirci. Era come cercare togliersi un macigno di dosso. «Vuoi scopare con me? Accomodati, il mio cazzo non aspetta altro. Lo senti?» diede un colpo di bacino per farglielo sentire. E lei lo sentì, forte e chiaro. «Ma fammi un favore River, piantala di immaginare risvolti amorosi in questa cosa, perché ti sta facendo male al cervello.»
Era stata una strana esibizione. River si era accorta che Eric non le aveva tolto gli occhi di dosso, come se volesse mostrare al pubblico il simulacro di una coppia di innamorati, illuminata dai fari di scena e avvolta in un fumo denso e sensuale. Eric la guardava come non l’aveva mai guardata prima, come se provasse non solo rispetto per la sua musica, ma anche… amore. Amore per come suonava, per la sua voce. Amore per lei.
Il suo violoncello gridava sommessamente una melodia triste, dolorante. Sanguinava dalle corde mentre la sua voce, unita a quella di Eric, rendeva tutto un po’ più dolce. I loro timbri, così diametralmente opposti, creavano un contrasto soave, piacevole da ascoltare. Erano perfetti, erano ammantati di quella perfezione che faceva quasi paura. Nemmeno con Jessie aveva raggiunto un tale feeling, e la cosa ovviamente la spaventò a morte.
Il suo violoncello gridava sommessamente una melodia triste, dolorante. Sanguinava dalle corde mentre la sua voce, unita a quella di Eric, rendeva tutto un po’ più dolce. I loro timbri, così diametralmente opposti, creavano un contrasto soave, piacevole da ascoltare. Erano perfetti, erano ammantati di quella perfezione che faceva quasi paura.
Senza dirle una parola, la trascinò in uno dei bagni, chiudendo la porta dietro di sé. La spinse contro una parete ricoperta da insulse piastrelle bianche e, inaspettatamente, la baciò.
Fu un bacio profondo, come se dovesse far ricorso alla sua bocca per respirare dopo quasi tre ore di concerto. River cercò di respingerlo con le mani, senza troppa convinzione, ma lui le prese i polsi e li sollevò sopra la sua testa, premendoli contro il muro freddo. In mezzo a quella penombra riuscì a distinguere lo sguardo smarrito di Eric. Non sembrava nemmeno capire cosa gli stesse succedendo e né tantomeno il perché. Tutto ciò che lei vedeva in quello sguardo era la convinzione che doveva baciarla, stringere il corpo di lei al proprio, sentire il suo calore, doveva fondere ogni cellula con quella strana ragazza silenziosa e dolorante. Quello sguardo smarrito le stava dicendo che quel bacio non era frutto di una decisione, bensì di un’esigenza, di un desiderio che non riusciva a reprimere.
Non c’era limite alla sofferenza provocata dall’amore, per questo cercavo di starmene alla larga, anche se con River mi sembrava tutto troppo difficile. Lei ti trascinava dentro il suo mondo, nei suoi sogni, nelle sue paure. E tu non potevi fare altro che attraversarle il petto e stringerle il cuore in mano.
«Quindi ho immaginato tutto? Mi stai dicendo questo?» Per un attimo River percepì una punta di delusione nel suo tono.
«No. Con te è… diverso e ho paura.»
«Paura di me?»
La sua mano cominciò a vagare sul suo ventre piatto, fermandosi subito sotto il seno. River ansimava in silenzio. Era ancora avvolta nell’asciugamano umido, ma sotto di esso era completamente nuda. Con Eric si trovava in costante stato di allerta, ogni terminazione nervosa subiva una scossa al suo tocco. Avrebbe dovuto essere inebriante ma a River sembrava di morire.
«Paura di non essere in grado di… di gestire… la cosa.»
«Quale cosa?»
«Hai capito…» borbottò imbarazzata. La sua faccia era diventata di un preoccupante color borgogna.
Eric la strinse a sé. «Dio mio, se fai così ti bacio di nuovo, sappilo.»
Ridacchiò, intimorita. «Non lo farai.»
«Dici di no?» River se lo ritrovò di nuovo sopra di lei, la sua erezione a premerle sulla coscia nuda. Il petto a comprimerle il seno coperto dal telo di spugna. «Io dico che invece lo farò» sentì sussurrare al suo orecchio.
La accarezzai a lungo, fino a che non sentii il suo respiro farsi lento, cadenzato. Si addormentò tra le mie braccia e io rimasi immobile per non svegliarla. La osservai approfittando della luce intermittente filtrava dalla tendina, mentre attraversavamo la superstrada che ci avrebbe portati a Sacramento. Il viaggio stava per finire e io non avevo la minima idea di cosa fare con questa piccola sirena agonizzante sul mio petto. River Price sarebbe stata l’ennesimo casino della mia vita, me lo sentivo.
Decisi di agire con la forza e la girai di schiena sulla terra. Le salii sopra e le bloccai i polsi sopra la testa.
«Ora ti faccio respirare.»
La baciai. La divorai in realtà. Fui brutale, rude, selvaggio come il deserto che ci abbracciava. Non mi era mai capitato di voler amare e ammazzare una ragazza allo stesso modo. River Price sarebbe stata la mia rovina. E per uno che aveva sempre dichiarato dal primo giorno che desiderava farci solo del buon sesso senza impegno era tutto dire. No, il sesso con lei non sarebbe stato senza impegno. Mai. Sarebbe stato devastante, come la prima e la seconda volta che l’avevamo fatto, in silenzio, al buio della sua cuccetta, senza nemmeno cambiare posizione. Io sopra di lei, io fra le sue gambe, semplice e lineare. Eppure, entrambe le volte avevano modificato l’inclinazione dell’asse terrestre. Questa ragazzina aveva cominciato a sgretolare quella cazzo di corazza che avevo diligentemente costruito dopo Clarisse.
«Sei il guaio peggiore che mi potesse capitare» dissi riprendendo fiato dopo quel bacio omicida.
«Mi dispiace» piagnucolò, chiudendo le palpebre.
Feci un passo verso di lei e le raccolsi le guance tra le mie mani. La baciai, per la prima volta senza filtrare le mie emozioni, lasciando andare tutto l’amore che provavo per questa strana ragazza che stava lentamente risalendo dal fondo di un pozzo in cui era precipitata anni prima. Forse le avrei lasciato il tempo di tornare a respirare, ma alla fine l’avrei raggiunta. L’avrei raggiunta sempre. Ovunque sarebbe stata.
Le accarezzai i capelli che le cadevano sulla schiena come una cascata di miele. Lei non si ritrasse, si voltò indietro a guardarmi, quasi stupita del mio approccio. Poi fece lei qualcosa che mi stupì. Si accasciò su di me, costringendomi a sdraiarmi con lei.
«Tienimi stretta, Eric.»
La disperazione nella sua voce mi colpì al cuore come un proiettile. Si aggrappò al mio collo come una scimmietta, con il muso contro il mio collo, come se volesse respirare la mia pelle.
La strinse a sé, dapprima in modo casto, per premere il corpo di lei contro quello di lui, poi con fare sempre più possessivo e disinvolto. Non le permise di baciarlo, facendola sentire in difetto, ma le mani di lui non si fecero alcuno scrupolo a scendere sulle sue natiche e rimanere piantonate lì, di guardia.
«Ti piace stare così?» chiese River.
«Mi piace che tu non veda.»
«Non sono una bambina» si lamentò, aggrappata al suo corpo come se fosse davvero una bambina.
«Per me a volte lo sei.»
Parlavano piano, per non farsi sentire dagli altri.
«Potrei provare a fare del “sesso senza impegno” con Kenneth e vediamo se mi considereresti ancora una bambina.»
Nemmeno River seppe dove avesse trovato il coraggio di dire una cosa tanto audace.
Ma Eric, al posto di arrabbiarsi, si mise a ridere. «O potresti fare del sesso senza impegno con me. Sono certo che in quel frangente non ti considererei come una bambina!»
River sospirò, un po’ abbattuta. «Non riuscirei mai a fare sesso senza impegno con te.»
«Perché no?»
«Perché sono innamorata di te» disse senza pensarci un secondo di più. Negli ultimi mesi ci aveva riflettuto più che a sufficienza, un tarlo incastrato nel cuore e di cui non riusciva a liberarsi.
Lo sentì ridere di nuovo sulla sua spalla e la cosa le fece tremendamente male. Sarebbe stata davvero una cattiva idea cedere il proprio cuore a un uomo che non la prendeva mai sul serio, che la trattava come una bambina nei giorni buoni e come una scimmietta ammaestrata nei giorni meno buoni.
«E me lo dici così, pulcino?»
«Come dovrei dirtelo?»
«Non lo so, dovresti fare più la misteriosa o fare la smorfiosa… Cazzo, non mi era mai capitato di sentirmelo dire così, nemmeno dalla fan più sfacciata!»
River si irrigidì all’istante. «Io non sono una fan» bisbigliò cercando di scivolare via dalla stretta delle sue braccia. Lui però la tenne ferma, obbligandola ad alzare la testa per guardarlo negli occhi.
«Lo so che non sei una fan.»
«Eric, mi abbracceresti?»
La fissai, attonito. Prima di River, non avevo mai conosciuto una creatura così luminosa danzare a braccetto con l’oscurità. Era fantastico vederla volare con la musica o quando era sopra di me a far l’amore. Ma era devastante osservarla mentre strisciava a fondo attirata nell’abisso da chissà quali mostri.
«Vuoi fare l’amore con me, River?» Lei continuava a singhiozzare senza darsi pace, fino a che lui non raccolse la sua faccia con entrambe le mani. «River… fai l’amore con me.»
Non era più una domanda a quel punto.
«Vuoi dire…sesso? Sesso senza impegno?» era così stanca di questo modo di chiamare le cose. Sembrava una formula magica che permetteva di cancellare con un colpo di bacchetta le conseguenze di un atto che avrebbe dovuto essere esclusivamente fisico. Ma una delle poche cose che aveva capito in questi anni era che c’erano sempre delle conseguenze nel sesso.
«No… no, River. Con tutto l’impegno che serve. Forse non possiamo stare insieme adesso, ma un giorno…un giorno ci rincontreremo e ci riconosceremo. Innamorati, stregati l’uno dall’altra. E ci ameremo di nuovo, come se la nostra storia non si fosse mai interrotta. Come se non fossero esistiti nessun Kenneth, nessuna Sandra. Apriremo una nostra etichetta discografica, compreremo un’immensa casa in mezzo al deserto, e costruiremo una cazzo di sala d’incisione sotterranea. Collezioneremo violoncelli e chitarre. Ci sposeremo, avremo dei figli…molti figli, chiamati Sky o Sunshine o Lyon, o un cazzo di nome hippy bello come il tuo!»
River scoppiò a ridere tra le lacrime. Le sarebbe piaciuto quel sogno, anche se fosse rimasto solo un sogno. Desiderava credere a quelle maledette parole.







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