lunedì 16 novembre 2020

Segnalazione Romanzo - UOMINI, ATTACCHI DI PANICO E ALTRE DISGRAZIE di Angelica Romanin

 





Respiro Readers

vi segnaliamo il  romanzo 

dell'autrice italiana Angelica Romanin.















TITOLO: Uomini, attacchi di panico e altre disgrazie

AUTRICE: Angelica Romanin

CASA EDITRICE: Self Publishing

GENERE:  Cicklit , Commedia Romantica

PAGINE: 227

PREZZO EBOOK: 2.99

PREZZO CARTACEO: 10.99

DATA USCITA:  7 Luglio  2020








Questa è la storia di un amore che finisce e di un altro che inizia.
Quando un rapporto termina, lasciandosi dietro solo macerie, è proprio da queste macerie che bisogna ripartire per ricostruire se stessi, e per imparare finalmente ad amarsi.


Lui se n'è andato.
Sì proprio lui, l'uomo che hai conosciuto a quindici anni e che pensavi ti avrebbe amata per sempre è scappato con un'altra.
Fino al giorno prima lo sopportavi a malapena, ma improvvisamente eccolo diventare il più desiderabile degli uomini.
Non importa se per colpa sua ti sei trasformata in una donna fragile e lamentosa, se per colpa sua sono anni che soffri di depressione e attacchi di panico. Importa solo che lui non ti lasci, che continui a distribuirti poche briciole di affetto in cambio di tutta la tua autostima e del rispetto per te stessa. Dopotutto chi desidera stare solo e ricominciare la lunga e faticosa ricerca dell’anima gemella tra brevi flirt e cocenti delusioni?
Fortunatamente, nonostante tutti i tuoi piagnistei, lui ti lascia lo stesso, e allora ecco che la depressione come per incanto scompare, nuovi amici compaiono all'orizzonte, e tu ti chiedi se forse non sia meglio essere single che male accompagnata…

“Uomini, attacchi di panico e altre disgrazie” è un libro fresco e ironico, mai noioso e talvolta veramente spassoso, ma è anche un viaggio interiore alla ricerca di sé stessi, un'esperienza per ritrovare il coraggio di vivere.




A volte mi stupisco persino io della mia capacità di sopportazione. Come faccio a stare con un uomo che è un incrocio tra mister muscolo e uno spot televisivo? Dov’è finito il suo cervello? Eppure all’inizio mi sembrava ci fosse. Non è mai stato un genio, questo no, ma almeno passava ore a parlare con me, trascorrevamo assieme tanti bei momenti, c’erano scambi di opinioni… Adesso l’unica cosa che gli interessa è andare in palestra, abbronzarsi, schiarirsi i capelli e comprare, comprare, comprare! Io gli servo ormai solo come spalla per i suoi acquisti: “Come mi sta questa giacca? Non trovi che mi ingrassi un po’?”, “Controlla che non mi facciano multa mentre entro a prendere il cellulare. Lo prendo blu o rosso? Rosso mi piace di più, ma blu è più sobrio... Dai, lo prendo blu: fa più imprenditore!”

Questa è la mia vita: il nulla completo. Il vuoto più vuoto che ci sia. E pensare che qualche anno fa, pensando alla nostra futura vita assieme, mi vedevo felice e serena, circondata di calore e affetto. Pensavo che finalmente avremmo potuto passare tanto tempo a parlare, a coccolarci e fare l’amore. Immaginavo cene a lume di candela, scopate selvagge nella vasca da bagno, pomeriggi in campagna con il nostro cane, risa e solletico sotto le coperte, complicità nelle giornate allegre e conforto in quelle tristi… Ma che film ho visto? Intendiamoci, all’inizio alcune di queste cose ci sono state, ma solo durante i primi sei mesi, poi puff! Tutto finito! Le lunghe chiacchierate sono diventate sempre più rare fino a ridursi a “Sì. No. Non so. Stai zitta che non riesco a sentire il telegiornale”. La comprensione si è trasformata in “Ma possibile che tu abbia sempre qualcosa che non va? Anch’io ho i miei problemi ma non vengo a rompere le palle a te!”. E il sesso... beh, di quello non vale neanche la pena parlarne. Al momento penso con più eccitazione alle polpette al sugo che fa mia nonna. Elisabetta mi ha consigliato di provare ad ingelosirlo, ma sono persuasa che l’unico modo per farlo sarebbe comprarmi un cellulare più bello del suo…

Non c’è nulla da fare, devo rassegnarmi a tenermi un uomo inutile, dal cervello spappolato da tv e pubblicità. Sarà bello, ok, ma cosa me ne faccio se i suoi splendidi occhi si illuminano solo davanti all’ultimo modello di fuoristrada? Dovrei diventare per lo meno un’agenda elettronica per interessarlo un po’…


Venti minuti ad aspettare con lo stomaco aggrovigliato dall’ansia, mezz’ora ad illustrare tutte le mie paranoie allo psichiatra – un vecchiaccio allampanato, con la sensibilità di un generale delle SS – e altri venti minuti a compilare un test dal rassicurante titolo: “Sei a un passo dal suicidio?”. Dal test risulta che sono abbondantemente ansiosa e sufficientemente depressa. Grazie tante, se non lo ero mica andavo al centro anti-panico a passare la mattinata! E così si ricomincia. Sedute settimanali di psicoterapia, tonnellate di farmaci... È un film già visto. Sono molto sfiduciata. Eppure quando ho saputo dell’esistenza di questo centro ero così contenta... Ho pensato: “Ecco quello che fa per me! Finalmente qualcuno che sa di cosa parla, e conosce a fondo il problema.”

Pensavo di avere la guarigione in tasca, e invece oggi vado là e mi ritrovo a parlare con un individuo – il nazista – che quasi non mi ascolta. Mentre io parlo, lui legge un opuscolo sulla schizofrenia; gli confido tutte le mie incertezze su una possibile guarigione, e lui annuisce distrattamente; quasi mi metto a piangere nel raccontargli quanto mi sento delusa e senza speranza, e lui cosa fa? Si mette a posto la dentiera. A un certo punto chiama un ragazzo che avrà poco più della mia età, e gli dice: «Roberto, questo è un evidente caso di depressione complicata da attacchi di panico, te la affido. Mettiti d’accordo per iniziare la terapia in settimana. Arrivederci signorina, vedrà che in massimo sei mesi la guariremo, e lei potrà tornare a ballare in discoteca tutte le sere!»

Come se me ne fregasse qualcosa... ma non gli avevo appena detto che odio la discoteca?

«Ah Roberto, dimenticavo, ho somministrato al soggetto una cura iniziale di tre Tavor al giorno, poi vedremo come reagisce ed eventualmente aggiungiamo un buon antidepressivo. Di nuovo signorina.»

E se ne va. Roberto mi guarda leggermente imbarazzato (si vede lontano un chilometro che è alle prime armi) e mi dà frettolosamente un appuntamento per il martedì successivo alle dieci e un quarto, dopodiché vengo congedata ancora una volta con la rassicurante promessa di pronta guarigione. Il “soggetto”, “l’evidente caso di depressione complicata da attacchi di panico” se ne torna a casa col morale sotto le scarpe e la forte sensazione di essere diventata invisibile. Un fantasma. Come posso guarire dalle mie insicurezze se persino il mio psichiatra non mi considera? Ora sono diventata un “caso”, non più una persona ma un “soggetto”...





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