venerdì 22 giugno 2018

Segnalazione Romanzo - L'INTRIGO: GUANTI PURI E SENZA MACCHIA di Cesario Picca









Respiro Readers

vi segnalo un thriller

di un'autore italiano.










TITOLO: L'intrigo: guanti puri e senza macchia

AUTORE: Cesario Picca 

GENERE: Thriller





La luce della saggezza illumina gli onesti
La morte di un importante e coraggioso banchiere in un incidente stradale tra Soverato e Catanzaro si intreccia con un’offensiva politica, mediatica, giudiziaria e clericale contro la Massoneria. Le obbedienze italiane, e in particolare gli iniziati siciliani e calabresi, devono difendersi dalle infamanti accuse di collusione con le organizzazioni criminali da parte della commissione Antimafia. Eppure non sono loro ad arricchirsi con il gigantesco flusso di risorse pubbliche destinato all’accoglienza dei migranti. Al contrario, i massoni tentano di impedire che quel denaro si disperda in infiniti rivoli che sembrano condurre verso uno stretto connubio tra clericalismo, politica e criminalità organizzata.
C’è molta cronaca in questa ennesima avventura gialla del cronista salentino Rosario “Saru” Santacroce alle prese con una pericolosa indagine che parte dalla Calabria e coinvolge l’intera penisola. Sullo sfondo c’è il mondo dell’esoterismo, un universo poco conosciuto e, forse proprio per questo, tanto chiacchierato. Un modo originale per conoscere i simboli massonici e il loro significato, i personaggi, la loro storia e il loro prezioso contributo al bene e al progresso dell’umanità.
L’impegno e l’abnegazione di una pm in prima linea e di una determinata poliziotta, già scampata a un agguato, permetteranno di svelare l’intrigo che si cela dietro un mortale intreccio di falsi dossier, giornalisti prezzolati, interessi economici, politici corrotti e clerici poco propensi alla carità cristiana. Compagne di vita, con la complicità di Saru, le due donne faranno scattare le manette ai polsi di onorevoli, imprenditori, uomini di chiesa e boss mafiosi che vedono nella Massoneria l’unico ostacolo ai loro progetti di arricchimento personale. E quando l’azione di inquirenti e investigatori si rivelerà insufficiente, ci penserà il caso a impedire che il sonno della ragione generi un nuovo mostro spingendo una labile mente, obnubilata da campagne di odio, a mettere a segno il proprio disperato disegno di morte.







Il professor Matano espose alla Cota e alla pm De Paolis le sue impressioni, enunciò i suoi dubbi, manifestò loro le sue supposizioni e spiegò quelli che considerava i potenziali nessi logici. Nella stanza del magistrato c’erano solo loro tre. Le due donne non vollero nessun’altra persona nell’ufficio perché molto diffidenti. Lavoravano in una terra complessa e l’esperienza aveva fatto comprendere loro quanto fosse difficile fidarsi degli altri in certi ambienti e in particolare in quelli giudiziari. Si erano scontrate parecchie volte con colleghi e superiori e in più di un’occasione avevano avuto la sgradevole sensazione di essere spiate; non si erano sentite circondate da un clima di fiducia e collaborazione ancora più importante in quella parte dell’Italia dove l’eterna lotta tra legalità e illegalità si svolgeva su un filo talmente sottile da rendere complicato capire da che parte fossero i protagonisti in campo.
In quel particolare momento c’erano in ballo tanti soldi e quelli avevano sempre avuto l’estremo potere di aggrovigliare le matasse, di infittire le trame, di cambiare le persone e, soprattutto, di corromperle. Un anno prima era stata proprio la Cota ad arrestare il suo vice. Volle farlo personalmente perché desiderava guardare negli occhi quel bastardo mentre gli metteva le manette ai polsi davanti alla moglie e ai figli. Aveva voluto dargli una lezione di legalità proprio davanti a loro, affinché comprendessero quanto è difficile fare i conti con la realtà laddove non c’è da fidarsi neppure di chi ci sta a fianco. Desiderava che quei piccoli capissero che, se anche l’onestà qualche volta non paga, resta sempre un valore per il quale vale la pena combattere. E pertanto non aveva voluto sentire ragioni quando qualcuno degli anziani le aveva proposto di aspettare che il collega si presentasse in ufficio. E perché mai avrebbe dovuto risparmiargli quell’affronto? Non vedeva alcun motivo per cui avrebbe dovuto avere pietà per quell’essere spregevole che per almeno un paio d’anni era riuscito a ingannarla. Proprio non riusciva a capire perché mai avrebbe dovuto provare compassione dal momento che lui non ne aveva avuta quando aveva vanificato il lavoro investigativo dei suoi stessi uomini facendo le soffiate.
Lui non aveva avuto alcuna pietà per chi aveva sacrificato vita privata e affetti per far trionfare la legalità. L’ufficio non avrebbe ricavato vantaggio da quel gesto di cortesia e, soprattutto, avrebbe fatto un torto enorme all’ispettore Massimiliano Bianco che aveva perso la vita in un’operazione proprio per colpa di quella mela marcia. Era stato quel poliziotto corrotto a informare due pericolosi latitanti che la squadra mobile era sulle loro tracce. Non erano riusciti a scappare perché, per problemi organizzativi, il blitz era stato anticipato e lui non aveva avuto il tempo di avvertirli. Ma era stata colpa sua se il collega Bianco aveva perso la vita. Perché quando si erano trovati faccia a faccia con quell’assassino della ’ndrina, braccato nel bosco per alcune centinaia di metri, pronto a reagire furiosamente come un animale ferito, lui non aveva sparato permettendo così a quel delinquente di ammazzare l’ispettore. E si era guardato bene dal rispondere al fuoco, prezzolato e corrotto qual era.
Dopo quell’omicidio, Maria Cota aveva riflettuto per mesi, aveva ripercorso a ritroso molte volte i vari passaggi che avevano caratterizzato gli ultimi anni dell’ufficio che dirigeva; era convinta che ci fosse qualcosa che non quadrava e che le stesse sfuggendo di mano un elemento fondamentale. Ma non riusciva a credere che ci potesse essere una talpa tra i suoi uomini e, soprattutto, che il suo fiuto da mastino fosse stato abilmente raggirato da chi sapeva vendersi per colui che non era.
E ogni volta che giungeva a una conclusione logica finiva per imbattersi nel suo braccio destro. C’era sempre lui quando in un’indagine andava storta qualche cosa. Per parecchio tempo aveva finto di non capire perché non riusciva ad accettare l’idea che il traditore potesse essere davvero lui. Pertanto avvertiva ancora un senso di colpa per la morte di Bianco che forse avrebbe potuto evitare se solo avesse aperto gli occhi un po’ prima davanti all’impietosa evidenza dei fatti.





Cesario Picca è salentino di origine e bolognese d’adozione. Per oltre vent’anni si è occupato di cronaca nera e giudiziaria. La strada è stata la sua casa, le lancette dell’orologio la sua schiavitù, i fatti da raccontare il suo dio, il pubblico e i lettori i suoi unici padroni. Non c’erano né feriali, né festivi; né vita privata, né sociale. Né caldo, né freddo; né pioggia, né vento; né neve, né tempesta che potessero fermarlo nella folle corsa alla ricerca di una storia da raccontare. Quando organizzava una serata al cinema o al teatro immancabilmente un episodio di cronaca gli sconvolgeva i programmi. Tanti i sabati sera trascorsi al pronto soccorso o davanti a una caserma dei carabinieri o sotto gli uffici della Questura. Tante le giornate a ‘pascolare’ in Procura o in Tribunale. Però gli piaceva, amava il suo lavoro, ne avvertiva quasi l’essenza stupefacente.
Ora Cesario Picca scrive gialli. Ha inventato il personaggio Rosario (Saru) Santacroce, un cronista salentino che vive e lavora a Bologna. Saru fa conoscere ai lettori i meccanismi dell’informazione. Fa leggere loro veri articoli di cronaca e riporta alla luce fatti realmente accaduti. È un personaggio esplosivo, razionale, qualche volta rude e politicamente non corretto. È genuino, schietto e sincero. Va dritto alla sostanza anche se non disdegna la forma; ama la vita, odia la falsità, l’ipocrisia e il finto buonismo. Il suo amore per il Salento traspare attraverso il gusto per la buona tavola, i prodotti e i piatti tipici, i modi di pensare e di dire, i luoghi e i ricordi.
Nel 2005 ha pubblicato il saggio giuridico Senza bavaglio – L’evoluzione del concetto di libertà di stampa. Nel 2002 è stato insignito del premio ‘Piero Passetti - cronista dell’anno’ grazie a un’inchiesta giornalistica con la quale ha svelato una mega truffa. È relatore o moderatore in numerosi convegni e partecipa a molte trasmissioni radiotelevisive.
Tremiti di paura è la prima avventura di Saru Santacroce, si svolge nelle Perle dell’Adriatico e al centro vi è un femminicidio. Gioco mortale è ambientato a Bologna e si sviluppa nel mondo della trasgressione mettendo a nudo, spesso a tinte forti, contorni e sfumature della licenziosità e svelando misteri e retroscena. La terza avventura Il dio danzante – delitto nel Salento dimostra come sia spesso difficile fare i conti con le proprie certezze. Vite spezzate è un thriller psicologico, è ambientato a Londra, è dedicato alle vittime di abusi ed è ispirato dalla serie tv Criminal Minds. L’intrigo – guanti puri e senza macchia è un giallo impregnato di esoterismo che prende spunto dagli attacchi alla Massoneria dei mesi scorsi e dalla politica dell’immigrazione.



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