martedì 12 maggio 2026

Recensione Romanzo - BY GRAZIA - NECROFILIA. PICCOLO MANUALE DI DECOMPOSIZIONE di Damiano Dario Ghiglino

 








La vita di Giacomo è semplice: lavoro, casa, televisione, silenzio.
Poi una sera trova il vicino morto.
Lo porta in salotto.
Gli accende una sigaretta.
E comincia a parlarci.
Il morto risponde.
Da lì in poi tutto diventa possibile: ricordi inventati, vite alternative, fantasie oscene, sensi di colpa, teorie sull’universo e discussioni su Dio, il sesso e la morte. Intanto il cadavere marcisce, l’odore peggiora, e la realtà perde pezzi.
Forse è follia.
Forse è un sogno.
Forse è solo quello che succede quando una vita intera passa senza che tu te ne accorga.
E quando finalmente succede qualcosa, è troppo tardi.


















Ci sono racconti che intrattengono, altri che consolano, altri ancora che disturbano. Questo appartiene senza dubbio all’ultima categoria — ed è proprio in questo passaggio che trova la sua forza.

La storia di Giacomo parte da una quotidianità pressoché anestetizzata: lavoro, casa, televisione, silenzio. Poi arriva la rottura, improvvisa e straniante — il ritrovamento del vicino morto. Da quel momento il racconto scivola in una dimensione ambigua, sorretta da allucinazione e lucidità, dove il dialogo con il cadavere diventa il mezzo per esplorare ciò che nella vita “normale” è represso: desideri, rimpianti, ossessioni, teorie esistenziali.

Ghiglino costruisce un testo breve ma intenso, capace di mescolare registri diversi: il grottesco si intreccia con la filosofia, il cinismo con una forma di malinconia incorporea. Il risultato è un’esperienza di lettura che può spiazzare — e non sempre risultare “nelle corde” — soprattutto per chi, come me, non ama le derive più vicine alle tematiche estreme. Eppure è difficile negare l’efficacia dell’opera: colpisce, scuote, costringe a fermarsi.

Uno degli aspetti più riusciti è proprio l’assenza di risposte. Il racconto non offre appigli rassicuranti: lascia il lettore in una zona grigia, dove vita e morte si confondono, dove realtà e immaginazione si sovrappongono fino a diventare indistinguibili. Giacomo e Jack — uno vivo, l’altro morto — diventano così due poli di una stessa coscienza, o forse due illusioni che si alimentano a vicenda.

Se c’è un limite, è forse nella sua stessa natura: circa 25 pagine risultano quasi “troppo poche” per un’idea così potente. Si ha la sensazione che l’universo narrativo avrebbe potuto espandersi ancora, approfondire ulteriormente certi passaggi o lasciare sedimentare di più alcune suggestioni. Ma, allo stesso tempo, questa brevità contribuisce alla sua intensità, come un sogno febbrile che non dura abbastanza da essere compreso del tutto.

Diciamo che è un racconto anomalo, provocatorio, non sempre facile — ma autenticamente artistico. Può non piacere, può far discutere, può persino respingere. Ma difficilmente lascia indifferenti. E oggi, non è poco.

Consigliato a chi cerca una lettura breve ma incisiva, capace di insinuarsi nei pensieri ben oltre l’ultima pagina.






 






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