Casa, famiglia, amici, una palestra in cui ero considerata una ginnasta vincente: ho abbandonato tutto, superando le resistenze di mio padre a sapermi lontana, per allenarmi con il migliore.
Konstantin Kournakova. Russo, due ori olimpici, Kova produce campioni. È esattamente quello che mi serve per raggiungere il mio obiettivo: le Olimpiadi.
Il suo metodo è duro, il suo allenamento rigoroso, i suoi standard quasi irraggiungibili. Conosce mio padre, pensa che io sia solo una ragazzina viziata. Non vedo l’ora di smentirlo. Prova a spezzarmi, ma non sa che io do il massimo, sotto pressione.
La nostra è una sfida costante a tirare fuori il meglio e il peggio dell’altro. Durante le cinquanta ore che passiamo nella sua palestra ogni settimana, però, qualcosa comincia a cambiare.
Io sono la sua ginnasta, lui è il mio allenatore. Io ho diciassette anni, lui trentaquattro. Ma sotto queste differenze di età, di nazionalità, di ruolo, brucia la stessa passione per questo sport. La stessa determinazione a essere perfetti, i migliori.
La stima tra noi cresce e, insieme a quella, anche qualcos’altro. Un sentimento intenso, inarrestabile, proibito. Un legame ogni giorno più forte che rovinerebbe le nostre carriere, se venisse alla luce.
Il mondo non capirebbe. I miei genitori scatenerebbero un putiferio. Il nostro ambiente griderebbe allo scandalo.
Ma, come quando entro in gara, tutto il resto sparisce, e rimane solo quello che voglio ottenere: la vittoria. E Kova.

.jpg)

.jpg)


Nessun commento:
Posta un commento