mercoledì 20 marzo 2024

Segnalazione Romanzo - L'ANGELO CADUTO DI FEERILANDIA di Roberta De Tomi

 





Respiro Readers

vi segnaliamo   l' uscita del nuovo romanzo

 dell'autrice  italiana Roberta De Tomi.















TITOLO:  L'angelo caduto di Feerilandia

AUTRICE:    Roberta De Tomi

CASA EDITRICE: Saga Edizioni

COLLANA: Bifrost

GENERE : Urban Fantasy

PAGINE: 349

PREZZO EBOOK: 3.99

DATA USCITA: 8 Marzo  2024




 





Nella città di Mont Ivory stanno accadendo strani eventi.
Dana non è più la ragazza piena di entusiasmo che tutti conoscono, qualcosa in lei si è spento. Le amiche di sempre, l’alternativa Vanessa e la talentuosa pianista Morgan, indagano ma trovano un muro. Nel frattempo, nel regno parallelo di Feerilandia, è allerta. Ariel, l’Angelo-Farfalla che duemila anni prima distrusse Atlantide, regno intermedio posto tra Terra e Feerilandia, si sta risvegliando. Strani fenomeni cominciano ad accadere, insieme a delle strane morti. È tempo di combattere e di affrontare le verità su se stessi, il mondo intero, le persone a cui vogliamo bene.
Dana sarà pronta ad affrontare il suo destino?






Faccia di luna piena. Come la supereroina dei suoi cinque anni.

Nera, come i colori del corpo, dei vestiti, degli accessori.
I capelli raccolti in due trecce dai riflessi blu. Le piccole mani avvolte dall’organza dei guanti tagliati alle dita. Intorno a ciascuno dei polsi, un bracciale di pelle nera adornato da una serie di bottoncini metallici. Mancava soltanto l’anellino argentato alle labbra – il naso era banale - ma Mommy era chiara: nessun piercing fino ai quindici anni. Già i bracciali erano stati una concessione strappata a suon di «Daiii!». Di tatuaggi se ne sarebbe parlato nell’anno del mai.
«Vanessa, per l’ennesima volta, ti sganci dalla Wii? Io e tuo padre ti dobbiamo parlare!»
La voce di mamma sembrava provenire da Feerilandia. Il paese delle fate non era mai stato così vicino.
Abbassò la mano. Con lei si spostò anche il cd sospeso sopra al cuscino a forma di nuvola.
«Arrivo» rispose, con voce meccanica.
L’inchiostro nello sguardo nero si ritirò, dando spazio al bianco delle sclere. Si raggrumò all’interno della pupilla, stretta, sempre più stretta, fino a quando non si ridusse a un punto leggermente più scuro rispetto all’iride.
Vanessa fissò il poster appeso alla parete di fronte, accanto alla finestra. Sailor Moon troneggiava, vestita alla marinara, con il pollice e l’indice posati sulla fronte, a formare una V. Dietro la bionda eroina, le altre guerriere svettavano su colonne greche spezzate.
Si avvicinò al letto. Sulla coperta color cioccolato risaltò la superficie lucida del cd.
«Non ricordavo di averlo appoggiato qui» commentò, infilandolo nell’indice della mano sinistra.
«Vanessa?»
Una voce alle spalle, simile a un fruscio, attirò la sua attenzione. Vide un’ombra proiettata oltre il davanzale.
Sentì di nuovo il suo nome, questa volta sussurrato, seguito dal movimento delle tende su cui si stagliavano le ombre dei lampioni.
La ragazzina girò il dischetto intorno al dito. Il tempo di vedere le crepe allungarsi sulla superficie: in una manciata di secondi, si sbriciolò.
«Ben risvegliata, Darkenia.»
Si avvicinò alla finestra. Le tende ondeggiavano, coprendo la visuale dell’esterno.
«Chi sei?»
La voce si sciolse nell’interrogazione, in un tremito. Dopo alcuni attimi di titubanza, scostò il drappo in dévoré. Una mano le tappò la bocca.
La creatura sporgeva dalla finestra, a testa in giù, come Spider-Man.
Due orecchie appuntite. Canini affilati. Una manciata di vibrisse sulle guance paffute. Un corpo femminile ricoperto da un mantello tigrato grigio con sfumature dorate. Occhi inespressivi con pupille gialle ridotte a esili spilli, fissi su di lei.
Nessuna maschera o costume da supereroe e l’aspetto di un villain uscito da qualche horror di serie B.
«Chi sei?»
Lo ripeté, questa volta con voce ferma. Le bambine con il buio dentro non avevano mai paura.
L’essere si lasciò dondolare, continuando a fissarla. A un tratto, la pupilla si allargò, un soffio uscì dalle labbra, seguito da parole gutturali.
«Non importa chi sono io. Importa chi sei tu. Piccola Darkenia, coltiva la notte e sarai salvata dal tuo destino.»
«Che cavolo… di che destino stai parlando?»
La zampa troncò ogni speranza di risposta. Calò, velocissima, con gli artigli spianati contro di lei.
Vanessa si parò con le mani, prima che potesse ferirla al volto. Dai palmi spalancati, rivolti all’esterno, si produsse una bolla argentata diretta alla creatura, che si sollevò facendo leva sul bacino. La bolla le sfiorò la spalla strappandole un gemito di dolore. L’odore di bruciato si avvertì, lieve ma acre.
«Vattene via!» gridò, con tutta la voce che aveva nel piccolo corpo.
Strinse gli occhi e spalancò la mano: uno strale dorato uscito dal palmo, debellò la coltre di nebbia raccolta intorno al corpo della creatura felina, come a voler creare un momento di smarrimento. Si rivelarono di nuovo le facciate dei palazzi, affollati intorno a quello in cui lei abitava.
Il buio restava come una presenza palpitante. Un tappeto inquieto su cui camminare a passi felpati. Si riversò in lei come una colata liquida e calda, resa solida dal tocco del suo terreno più intimo.
All’improvviso, si sentì stanca. Arretrò e si lasciò cadere sul letto. Percepì la voce per l’ultima volta, il commiato prima di addormentarsi.
«A presto, Darkenia.»















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