giovedì 1 febbraio 2024

Recensione Romanzo - BY CINDERELLA'S SISTERS - ABBRACCI SPEZZATI di Ilari C.

 








Figlio di un noto imprenditore di Berlino, che vorrebbe fargli seguire la sua strada, Tristan lotta per coltivare la sua passione per il calcio.
Andreas arriva a Berlino dopo un'adolescenza travagliata. Riesce a entrare in una famosa scuola di calcio della città. È qui che incontra Tristan, il ragazzo bello come un principe che lo chiama golden boy. Tristan vorrebbe amarlo, si accontenterebbe di un abbraccio.
Ma Andreas non può dargli ciò che a lui non è mai stato donato. Soprattutto quando qualcosa rischia di mettersi tra loro e separarli per sempre.
Tra i segreti e le bugie riusciranno a ritrovarsi o dopo il tempo trascorso in accademia tutto quello che resterà tra loro sarà un abbraccio spezzato?

Abbracci spezzati è un MM romance ed è adatto a un pubblico adulto.








Mi sono approcciata a questa lettura senza nessuna pretesa, gli sport romance non sono i miei preferiti, ma non mi dispiace leggerli ogni tanto. Il punto a favore era quello di vederci, tra le parole della sinossi, un bell’enemy-to-lover o un hate-to-love. Ci ho visto abbastanza giusto. Dico abbastanza perché l’odio c’è, soprattutto da parte di Andreas, che viene riversato su Tristan e… sul resto del mondo (con giusta causa). Le parti in cui i due protagonisti si lanciano parole affilate come coltelli, alcune volte davvero crudeli (adoroh!), sono quelle che ho più apprezzato. Una bella dose di cattiveria ci vuole sempre, dosata con maestria con scene più dolci e romantiche è, per me, il mix ideale per un bel romanzo. Qui, Ilari C., ci è riuscita.

Ma andiamo per ordine. Il libro è diviso in due parti: nella prima, i ragazzi sono due adolescenti che vogliono trovare la propria strada in autonomia nel mondo del calcio (Andreas per scappare da una vita senza una famiglia, Tristan per fuggire dalle restrizione di un padre padrone). Si incontrano nell’accademia di Berlino, dove iniziamo la loro “amicizia” che, piano piano, si trasforma in altro. Uno dei punti a sfavore di questa prima parte sono i continui salti temporali. Troppi per apprezzare davvero i loro successi come giocatori, era come vedere un film e premere il pulsante veloce per arrivare direttamente alle scene in cui i due protagonisti discutevano, non si capivano, si ignoravano e poi ricominciavano il giro. Bene apprezzata è stata la parte del carattere dei protagonisti, soprattutto Andreas. Nei dialoghi, soprattutto, si vede la sua immaturità, la sua rabbia, la disperata ricerca di qualcosa che respinge con tutte le forze.

Nella seconda parte abbiamo un salto temporale di 6 anni (qui, è giustificato ai fini della storia), e ritroviamo Andreas e Tristan di nuovo nella stessa città. Non vi posso dire il perché e il per come sono arrivati lì perché sarebbe troppo spoileroso, ma posso dirvi che la seconda parte scorre che è una meraviglia. Ci sono situazioni in cui ho davvero pensato di allungare un fazzoletto ad Andreas e poi di riempirlo di schiaffi, di fargli una ramanzina e di dirgli di crescere. A Tristan avrei voluto dirgli di tenere duro (cosa che ha fatto, santo ragazzo), di non rinunciare e di mandare al diavolo suo padre. La seconda parte è quella più matura, sia per la situazioni in cui i ragazzi si trovano, per il lavoro che fanno e per la relazione tra di loro.

Tra i due protagonisti, Andreas è quello che cambia, anche se solo sul finale. Per tutto il libro la sua armatura, la sua arroganza, le sue paure e la sua lingua tagliente lo rendono quasi antipatico, ma per fortuna leggendo il suo punto di vista sappiamo che non è così. Certo, alle volte risulta tutto un po' “troppo”, ripetere le stesse cose in più parti del libro tende a renderlo faticoso da leggere e rischia di far perdere il ritmo.

Note dolenti: ci sono situazioni un tantino sui generis e coincidenze un po' troppo forzate. Inoltre, mi sono spesso trovata a pensare: ma quando giocano a calcio? Ci sono delle descrizioni nella seconda parte, ma è tutto lasciato all’immaginazione del lettore. Il mondo del calcio (complesso, affamato, restrittivo e crudele) che non è stato preso in considerazione (volutamente?). L’autrice ci porta lì, nel cuore della serie A, della Champions e poi della Nazionale e… sembra tutto normale. Come se i protagonisti facessero la fila alle poste per avere un contratto milionario. Vanno in giro come se fossero impiegati, nessun tifoso che li molesta, nessun paparazzo, nessuno che li riconosce. Mh. Potevo capirlo per le leghe minori, ma in questo caso stiamo parlando di un palcoscenico di grande livello. Altra nota dolente: l’uso del colloquiale. Termini come un botto, abbozzato, sgamare… ehm, no. I ragazzi sono prima a Berlino e poi a Milano, non alla Garbatella. E anche se fosse stato ambientato a Roma, l’uso di questi termini mi avrebbe comunque fatto storcere il naso.

Avevo già letto e recensito un libro di Ilari C. (valutato in maniera positiva), ma qui l’autrice mi ha conquistato di più. Ho avuto molta più empatia con entrambi i protagonisti. Ho trovato, purtroppo, le stesse cose che non mi hanno permesso di dare le 5 stelle piene né a questo e neanche all’altro libro: ripetizioni nella parte discorsiva, descrizioni di ambienti superflui e ridondanti, situazioni poco realistiche, ambientazione lavorativa poco approfondita. In sintesi, il libro è piacevole, scritto bene e curato. Alcune parti ti lasciano più segnata, quasi con il mal di cuore. La vita di Andreas è quella più complicata e difficile, cerca disperatamente il riscatto, vuole fare il dito medio a tutti quelli che l’hanno abbandonato e poi, finalmente, cede all’amore e a quell’abbraccio che per anni non è riuscito a dare. 







Una storia di rivalsa, di indipendenza, di presa di coscienza e di superamento delle proprie paure.

Andreas e Tristan lottano per guadagnarsi un posto in una squadra di serie A, lottano contro i loro sentimenti e contro quello che è il modello maschile che uno sport come il calcio propone al mondo.

A un certo punto del libro avrei voluto avere entrambi tra le mani per potergli dare due schiaffi ben assestati, ma, nell’impossibilità di farlo, ho preferito stringere i denti e andare avanti. Sì, perché entrambi i ragazzi hanno il potere di far saltare i nervi anche al più santo, Andreas soprattutto, con i suoi passi avanti seguiti subito da una rapida ritirata. Tristan ha sicuramente saputo catturarsi le mie simpatie con il suo carattere solare e la sua pazienza infinita. Eppure Andreas ha delle giustificazioni: un passato pesante alle spalle, la paura dell’abbandono e il terrore di legarsi alle persone per le troppe delusioni subite. Questo però non giustifica la sua necessità di voler essere il migliore in solitudine, non in uno sport di squadra dove tutti rivestono un ruolo importante.

Proprio questo tira e molla è la cosa che meno mi ha convinta del libro. Troppe scene che si ripetono, anche se con un fine ultimo che è bene chiaro: la crescita del personaggio. Entrambi crescono e cambiano prendendo coscienza di quello che sono e che vogliono diventare. Diciamo che questo stempera le sequenze simili che possono causare un po’ di noia nel lettore.

Il libro è bene scritto e anche i “gergali” sono utilizzati nella maniera migliore per rendere i personaggi più “vivi” nella mente del lettore. Devo dire la verità, non sono un’amante di termini colloquiali, però, in questo caso specifico, non li ho trovati così stonati visto che entrambi i ragazzi sono di origini italiane e centrati nella società di oggi dove è facile ritrovare certe terminologie.

Consiglio questa lettura a tutte le persone che vogliono una rivalsa a tutto tonto, a chi ama il povero che riesce a trovare la ricchezza e la fama e a tutti quei lettori che amano le cotture lente. Se appartenete a queste categorie allora la lettura non potrà che lasciarvi appagati e pienamente soddisfatti. 







 









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