Partecipare a un matrimonio fingendo per vendetta di essere sposati. Peccato che la situazione prenda la piega sbagliata!
Paige
Il problema con Spencer Wolf è che pensa di essere il capo, mentre il capo sono io. Gestisco io la locanda. Lui è il mio consulente chef e si occupa del catering, oltre a essere uno scapolo irriducibile e arrogante.
Ma quando crollo ricevendo un invito al matrimonio del mio ex fidanzato, è Spencer che viene in mio soccorso, offrendosi di partecipare con me al matrimonio. Il perfetto finto marito innamorato.
L’inghippo? Vuole anche la luna di miele. Una notte, niente vincoli. Cavoli, no!
E poi mi bacia e in un momento di libidinosa debolezza finisco per accettare.
Sono piuttosto sicura che sia il più grosso errore della mia vita.
Spencer
Ammettilo, Paige, hai bisogno di me.
Spencer
Guardo il disastro oltre la spalla di Paige e i suoi occhi lacrimosi con le occhiaie scure. «Non riesco proprio a immaginare che cosa possa aver penetrato la sua robusta armatura.»
«Ah! Pensi che abbia un’armatura robusta. Sono tre giorni che piango.» Alza tre dita in aria. «E per che cosa?»
Faccio spallucce, anche se mi allarma il fatto che stia piangendo da tre giorni. «Non ne ho idea.»
«Ho trent’anni, lo sapevi?»
Prima che possa chiederle perché quel fatto dovrebbe farla piangere per tre giorni interi, lei continua, gesticolando forsennatamente. «Sono tutti felicemente sposati, alcuni con dei figli in arrivo. Wyatt aspetta il suo primo figlio con Sydney. Brooke e Kayla probabilmente li avranno presto e i cugini cresceranno insieme.»
Wyatt è il fratello maggiore, Brooke e Kayla le sorelle minori. Immagino che si senta lasciata indietro.
«Ehi, solo perché loro hanno fatto il salto...» faccio per dire.
«Anche tutte le mie amiche in città sono sposate adesso. Ho un’orribile collezione di abiti da damigella per dimostrarlo e qualche spiacevole... Non importa.»
«Spiacevole... Che cosa?»
Lei stringe le labbra.
Tiro a indovinare. «Hai fatto sesso con gli amici dello sposo?»
Diventa rossa ma, prima che riesca a sfruttare l’occasione, sbotta: «Vuoi sapere qual è il vero problema?».
«Sì.»
Va diritto alla sua scrivania, prende un cartoncino e torna da me, ficcandomelo davanti alla faccia. «Questo! Questo stupido invito è arrivato il giorno del mio trentesimo compleanno.»
Lo prendo, senza capire perché l’abbia offesa tanto che sia arrivato il giorno del suo compleanno. Non è un cosa che può succedere quando le lettere arrivano per posta? È uno di quegli eleganti inviti di nozze su carta spessa. Ci sono solo due possibili motivi per cui potrebbe essere sconvolta per un invito di nozze. O si tratta di un ex, oppure perché è ancora single a trent’anni. Ah, il collegamento con il compleanno. Ed entrambe le sorelle minori si sono sposate il mese scorso. Un bel colpo per il povero ego della sorella maggiore.
Strappo in due l’invito.
Lei ansima, sorpresa.
Getto i pezzi per aria. «Problema risolto.»
«Spencer, non riesco a credere che l’abbia fatto!» esclama Paige. Fissa i due pezzi per terra e poi succede la più strana delle cose...
Comincia a ridere.
Io sorrido.
Lei continua a ridere, con le lacrime che le scendono sulle guance, tenendosi lo stomaco, sopraffatta. «Perché non ci ho pensato io?»
«Non eri abbastanza furiosa.»
Paige si asciuga gli occhi e prende i due pezzi di cartoncino dal terreno, mostrandomeli. «Un pezzetto di carta è bastato a distruggermi. Viene dal mio ex-fidanzato che si è tirato indietro una settimana prima del nostro matrimonio per scappare con un’assistente di volo che aveva letteralmente appena conosciuto. E poi mi invita al loro matrimonio? Me lo sta sbattendo in faccia.» Scuote i due pezzi dell’invito. «Dovrei andarci e sputargli in faccia.»
Mi rilasso, ora che sembra la solita dura. «E poi, quando l’officiante chiede se qualcuno obietta al matrimonio, dovresti alzarti e dire a tutti che è già sposato con te. No, meglio ancora, infilati un cuscino sotto il vestito e dici che aspetti il suo bambino.»
Lei mi sorride da sotto le ciglia e il mio polso va alle stelle. Non mi ha mai rivolto prima quel sorriso dolce e sexy. «Sei più carino di quello che pensavo.»
«Mi sa che sto perdendo il mio tocco» dico con la voce un po’ roca.
«Mi piace la parte dell’obiezione. Però non credo di riuscire a far credere alla finta gravidanza.»
«Perché?»
«Non credo che riuscirei a camminare come una papera in modo convincente.»
Entro in casa sua, prendo un cuscino dal divano e me lo ficco sotto la camicia nera. «Osserva.» Cammino dondolando in modo convincente intorno al suo soggiorno.
Lei si pianta le mani sui fianchi. «Forse dovresti dire che sei tu che aspetti il suo bambino.»
Ridacchio e tolgo il cuscino, gettandolo nuovamente sul divano. «Qualcuno dovrebbe farlo.»
Paige abbassa le mani, pensierosa. E poi comincia a borbottare tra sé e sé qualcosa circa il fatto che dovrebbe uscire di più e “passabile”. Sta bene adesso o sta per crollare un’altra volta? Non posso andarmene se torna a singhiozzare, distrutta.
«Paige?»
Lei si avvicina e mi studia attentamente. In testa mi risuonano i campanelli d’allarme. Non ha più quell’espressione dolce; adesso è tornata al suo solito atteggiamento da dura al comando. Significa sempre che tra noi ci sono guai. Non possiamo essere entrambi al comando senza scontrarci.
«Che c’è?» Mi dico che sta passando un brutto momento e che quindi dovrei almeno cercare di non litigare.
Lei stringe le sue belle labbra piene. «Ho appena avuto un’idea folle.»
Sento i peli sulla nuca che si rizzano. Come regola, mi tengo alla larga dalla follia degli altri. «Non dirmela.»
«Potrei andare a questo matrimonio con il compagno giusto.» Mi dà nuovamente un’occhiata dalla testa ai piedi e poi mi gira lentamente intorno.
Volto la testa per guardarla. «Uhm, perché di colpo mi sento un pezzo di carne?»
Lei finge di addentarmi. «Non preoccuparti. Sono vegetariana.»
«Oggi to ho vista mangiare un hamburger.»
«Solo quando si tratta di te. Non sei il mio tipo.» Ha un’espressione ferocemente determinata, e comincio a sentire un brivido di paura lungo la schiena.
«Uhm, grazie?»
«Il mio ex mi ha mandato un invito per sbattermelo in faccia perché gli avevo detto che non sarebbe mai stato capace di impegnarsi con nessuno e che avrebbe vissuto una vita lunga e vuota, senza amore, e che sarebbe morto da solo. Sai, le solite cose che si dicono dopo una rottura.»
«Quello che fai tu.»
Lei si accalora, le guance diventano rosa. «Probabilmente non si aspetta che partecipi al suo matrimonio, e non avevo in programma di andarci, ma...» dice alzando un dito. «Adesso ascoltami, potrebbe effettivamente andare a mio favore. Il suo miglior amico è l’AD di una società multimediale che include una rivista di viaggi che spesso pubblica articoli sui B&B nelle cittadine pittoresche. Sono sicura che sarà uno dei testimoni. Potrei andare al matrimonio per parlargli e ottenere una pubblicità per la locanda. Potrebbe veramente far parlare di noi. E potrei socializzare con gli amici influenti che Noah e io avevamo in comune e convincerli a soggiornare nella locanda e diffondere la voce. Potrei ottenere un mucchio di affari da questo matrimonio e intanto dimostrare a Noah che me la cavo alla grande senza di lui.»
Capisco dove vuole andare a parare e una parte di me vorrebbe aiutarla a farla pagare al suo ex. I traditori sono persone deboli senza il senso dell’onore. E tradire una promessa sposa? Un gesto da coglione. Perché prendersi la briga di un fidanzamento se non si ha intenzione di onorarlo?
«Quindi devi portare qualcuno per poter entrare a testa alta» dico.
Le brillano gli occhi. «Mi serve più di “qualcuno”. Ho bisogno di un marito da sbattere in faccia al mio ex. Solo un finto marito. È qui che entri in gioco tu.»
Inarco le sopracciglia. «Ma tutti gli amici che avete in comune non dovrebbero sapere se sei già sposata?»
Lei aggrotta la fronte. «Non ci siamo tenuti in contatto. Noah si è tenuto tutte le coppie di amici che avevamo dopo la rottura. Era amico degli uomini e noi ragazze finivamo per stare insieme così spesso che siamo diventate amiche.»
«Ti hanno scaricata?»
Paige stringe le labbra. «Non mi hanno scaricata. Mi sono cortesemente tirata indietro in modo da non causare imbarazzo.»
Cerco di immaginarlo ma non ci riesco. «Scusa, non me la bevo.»
Paige stringe i denti in quel modo testardo che comincio a trovare irresistibile. «Tu non c’eri. Alloooora, reciterai la parte del finto marito a questo matrimonio? Sei l’unico uomo che possa riuscire a farcela con, uhm, estrema sicurezza di sé.» Gesticola freneticamente. «Sinceramente sono stata così presa con il lavoro che ultimamente non ho conosciuto nessun single.» Si blocca per un attimo. «Sei single, vero? L’ho supposto perché flirti con tutte.»
«Non tutte. Solo le donne single.»
Paige scuote la testa. «Ti pagherò. Sei già sul mio libro paga, dopotutto. Si tratterà strettamente di lavoro, per fare pubblicità alla locanda.» Mi guarda ansiosamente.
«No.»
Sul suo volto appare la delusione. «È tutto? Solo no? Mmm, che ne diresti se...» Smette di parlare quando invado il suo spazio personale, pregustando la trattativa.
Sento il sangue che mi scorre veloce nelle vene. «Non voglio i tuoi soldi, quindi dovrei dire “che cos’altro posso ottenere”?»
Sembra che le manchi il fiato ma poi deve capire che c’è una trattativa in ballo perché cambia tattica. «Mmm.» Mi esamina le mascelle. «Mi piace il velo di barba. Tienilo. Magari falla crescere fino a diventare una barba corta. Ci riuscirai in tre settimane?»
«Facile. E ripeto: io che cosa ne ricavo?»
Paige alza il mento. «Che cosa vuoi?» Alza un dito. «Sii ragionevole.»
Curvo le labbra in un sorriso. «Non mi conosci ancora, Paige? Io non sono un tipo ragionevole.»

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