«Stammi lontana, ragazzina» dice, con un tono di voce a malapena percepibile mentre, con un polpastrello, mi asciuga la lacrima risalendo fino all’occhio. «Stammi lontana e non smettere mai di avere questa paura di me.»
Fa forza con entrambe le mani per ritornare normalmente eretto. Senza più guardarmi, si volta verso le scale. E tra i suoi passi e la melodia dei Red Hot, non sono sicura di sentirlo aggiungere come io ne ho di te.
È stata un’idea di mia madre, quella di chiamare qualcuno per aiutarmi a recuperare la non-sufficienza di latino. La scelta è ricaduta un po’ a casaccio su Laura, il cui bigliettino di annuncio di Lezioni private ha attirato la mia attenzione solo perché evidentemente scritto in fretta e furia su un foglietto microscopico che recitava testualmente: Aiuto solo quelli di prima superiore perché dal secondo anno in poi ho qualche lacuna anch’io.
Quando, ancora tramortita, col battito accelerato e forse le guance arrossate, sposto gli occhi sul mio libro di latino, vedo finalmente ciò che ha scritto. È una calligrafia piccola e ordinata, in minuscolo, leggermente inclinata verso destra, segno indelebile del fatto che quegli occhi, quella voce, non sono stati una visione dettata dalla calura estiva.
Ho davvero visto quel corpo, l’ho davvero sentito ingombrante sul mio.
E davanti a me, semplice e chiara, la traduzione della frase in latino a cui stavo cercando di dare un senso: La ferita d’amore la sana chi l’ha provocata.
Ancora una volta.
Un’ultima volta.
Ho bisogno di vedermi nuda e senza difese attraverso i suoi occhi, verdi come il fondo di una bottiglia.
A questo, penso, quando il cellulare prende a vibrarmi incontrollato nella borsa e due occhi del color dello smeraldo si aprono in tutta la loro inquietante e pericolosa bellezza, incontrando i miei malamente nascosti dietro una porta socchiusa.
La vibrazione non cessa e io non mi muovo, la riccia non cessa e lui non si muove. Sembra tutto quanto scolpito nella luce giallastra dell’abat-jour, solo che ora lui fissa me compiaciuto e divertito, mentre ricomincia a sbattersi la tizia sul cazzo, dettando il ritmo.
Sorride altero nella mia direzione, il figlio di puttana. E intanto viene nella bocca della ragazza tra le sue gambe.

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