Leggendo la trama del romanzo “Un luogo non comune” di Michela De Paoli, ho subito immaginato qualcosa di “fantascientifico”! Una sorta di “Avatar” riadattato. Però poi, guardando la copertina, ho capito che forse si trattava più di una storia simile alla serie tv “The 100” (che consiglio a tutti gli amanti del genere thriller, tecnologico, fantascientifico). Mi aspettavo suspence, colpi di scena, elementi avvincenti, incontri con altri popoli, primitivi e non, abitanti e non, del nuovo pianeta. Lotte, risse, nuova fauna, flora sorprendente, terre inesplorate, storie di leggende, ma anche amori non condivisi e sesso lungomare, perché no?!
“Ok, la storia parte un po’ troppo velocemente” – ho pensato leggendo i primi capitoli, perché il protagonista si ritrova letteralmente catapultato in questo nuovo pianeta, senza un avvertimento, senza una spiegazione e soprattutto, senza avere nemmeno la possibilità di salutare i propri cari. Nulla.
Sei stato scelto per creare un nuovo mondo e devi partire, punto. Tant'è che il protagonista stesso, Marco, si domanda come mai hanno scelto proprio lui, se c'è una motivazione precisa. La cosa non viene menzionata. Per lui, come per tutti gli altri ragazzi e ragazze inviati su questo nuovo pianeta, non ci è dato sapere il perché. Se hanno qualche capacità particolare, un QI intellettivo da paura o semplicemente sono sempre stati buoni nella vita, senza nemmeno mai schiacciare una formica! Non si sa, fatto sta che una coppia composta da un uomo e una donna, viene selezionata e inviata da ogni parte del vecchio mondo (quindi il nostro attuale), per dare vita ad uno nuovo, basandosi sulle conoscenze e sulle proprie esperienze vissute fino a quel momento. Questa cosa in realtà mi ha fatto poi ragionare su un’eventuale conclusione, che si è poi verificata, ma che non posso certo dirvi.
“Ma quando si svolge la scena? Sarà a momenti, dai” – questo, quello che ho continuato a pensare durante la lettura dei capitoli successivi. Ma purtroppo quel momento non è mai arrivato. La storia non solo non evolve, ma diventa addirittura monotona e decisamente molto ripetitiva. Le ultime venti pagine, le ho lette davvero quasi sorvolando interi paragrafi, perché sostanzialmente non facevano altro che ripetere e ripetere, le stesse identiche cose lette nei precedenti capitoli. Faccio un esempio per farmi capire meglio:
Protagonista: «Piacere, io sono Marco, il protagonista del romanzo e penso che esagerare con gli zuccheri possa far venire il diabete».
Lettore: «Ok Marco, parere tuo personale, solo, perché questa cosa ce la ripeti in ogni singolo capitolo, in maniera identica e spiccicata, quasi fosse una specie di mantra?»
Ma non è tutto. La storia non è soltanto ripetitiva e monotona, la verità è che rappresenta completamente un altro libro, un altro genere. Un po’ come quando acquisti una confezione di merendine al cioccolato, perché dal disegno sulla confezione sembrano belle ripiene, ma quando le apri, in realtà dentro sono decisamente vuote! Ecco, questo è l'esempio calzante. Mi aspettavo una storia fantascientifica e invece mi sono ritrovata solo una serie di dialoghi, tra personaggi che la pensano tutti allo stesso identico modo, pur provenendo da luoghi del mondo totalmente opposti, per cultura e origini. Una cosa che, volendo, ci può anche stare in un racconto fantascientifico, in cui un tot di persone vengono scelte per ripopolare un nuovo pianeta, partendo da zero. Magari sono state scelte proprio perché hanno una serie di ideologie comuni, nonostante tutto. Però, ripeto, deve essere un racconto fantascientifico, cosa che “Un luogo non comune” non è. Non sussiste una spiegazione di come è fatto questo nuovo mondo, di quali creature lo popolano, di come è la sabbia, la terra, la flora. Non viene nemmeno approfondito il modo in cui i “terrestri” costruiscono una sorta di villaggio, ripartendo da zero, come passano le giornate, come reinventano la ruota o le posate per mangiare. Dove vanno a farsi il bagno e nemmeno se provano a ricreare una sorta di shampoo magari! Nulla, tutte queste cose vengono appena accennate, con dei salti temporali in cui si passa dal “abbiamo ben poco” al “ok, anche questa è fatta”, senza però spiegare a noi, come siamo arrivati a quel punto. Al contrario però l'autrice lascia molto spazio ad una serie di dialoghi, che ci aiutano a capire come la pensano i personaggi, riguardo determinati concetti (due o forse tre, che si ripetono all’infinito). Concetti che, però, hanno ben poco a che vedere con la trama di questo romanzo. Discorsi che, seppur io onestamente non condivido, sembrano più chiacchiere tra persone adulte, che possiedono un enorme bagaglio di esperienze al riguardo, sulle spalle (come può essere ad esempio il fatto di diventare genitore e il conseguente metodo educativo dei figli). Una cosa che, a mio avviso, non si addice a dei ragazzi che più o meno si aggirano intorno ai 18-19 anni, né tanto meno ad una storia che dovrebbe trattare fantascienza.
Quindi, la storia in sé per sé onestamente non ha molte fondamenta. Dovrebbe essere ampliata, elaborata, arricchita di dettagli, e inoltre, non ha nulla a che vedere con la trama che leggete prima di acquistare il romanzo.










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