lunedì 30 marzo 2020

Segnalazione Romanzo - IL PADRE DI KISSINGER ERA UN BASTARDO di Stefano Labbia






Respiro Readers

vi segnaliamo l'uscita 

del nuovo romanzo dell'autore italiano Stefano Labbia.











TITOLO: Il padre di Kissinger era un bastardo

AUTORE: Stefano Labbia

CASA EDITRICE: Black Robot Publishing

GENERE: Racconti

PREZZO CARTACEO: al momento non disponibile

DATA USCITA: 7 Marzo 2020









Racconti lunatici. Convulsi. Veri. Con personaggi finti. Immaginari. Ma che la vita la conoscono bene – o che almeno credono di conoscerla! Idiosincrasie, dubbi, domande senza risposta, risposte senza domande. E ancora: vento, tuoni, fulmini, miseria, nobiltà, ricchezza (d'animo e fatta di moneta sonante), pazienza, furia, yin, yang. Controsensi, doppi sensi, sensi unici. Case distrutte, case ricostruite sulle macerie senza neanche chiamare i bulldozer. Come a voler dire: «Ti prego! Crolla di nuovo!». E... morti assurde, genio e sregolatezza, vigliaccheria ed onestà. Gente che perde tempo, gente che non ha tempo, gente che compra il tempo, gente che gioca con la sua vita e con quella degli altri. Vi basta come sunto de "Il padre di Kissinger era un bastardo"?






Bada, bambina 

Bambina, a questo mondo paghi per le tue insicurezze e i tuoi disagi, quelli che ti crei o quelli che ti hanno creato. Non dovresti credere a tutto quel che vedi, bambina: in tanti vogliono solo fregarti, infinocchiarti, raggirarti. Fottere, in tanti ti vogliono solo fottere. Spesso il politically scorrect viene usato male: deve dare brivido non disgusto. Spesso la gente invidia ciò che sei, quello che hai e, a volte, anche quel che non hai, quello che ti manca. Non è assurdo? Eppure, succede. Anche se sei lo scemo del villaggio, capisci sempre chi hai di fronte. Nel poker c’è una regola che vale anche nella vita vera: «Se dopo mezz’ora non capisci chi è il pollo... il pollo sei tu». Semplice, easy. Be’, non sempre... a volte lo capiamo subito, molto più spesso invece dobbiamo aspettare di finire tutte le fiçhe e restare in mutande. Poi capiamo, quando siamo sotto pressione, under pressure. A volte si vince, a volte si perde, ma c’è sconfitta e sconfitta, bambina. Collasso e leggero mal di denti, emicrania o solamente nessuna voglia di farsi penetrare da un cetriolo. Spesso e volentieri la verità sta nel mezzo, spesso e volentieri la verità non è una sola. A volte l’invidia vince su tutto e hanno la meglio i sabotatori, chi cerca costantemente di affossarti, chi ti parla alle spalle nonostante tu sia una brava persona, a dispetto del tuo atteggiamento limpido, perché, abituati a pensar male degli altri, credono che non esista al mondo una persona retta, sono convinti che tu finga buone intenzioni solo per poi fregarli alla grande. Spariranno, all’improvviso. Ti volteranno le spalle, si venderanno i tuoi progetti cedendoli al loro peggior nemico e venderanno l’anima per quattro monete, forse per trenta. Mi dicono che qualcuno l’ha già fatto. Se sei fuori dagli schemi, se hai una cultura diversa e una coscienza ancora viva, avrai problemi, problemi seri, bambina mia. Preparati: qui chi è diverso, in qualunque modo, in qualunque termine, soffre sempre. Spariranno, piccola mia, credimi: se non lo faranno subito, dall’oggi al domani, lo faranno gradualmente, a piccoli passi. Non risponderanno, se li chiamerai, ma tu non li chiamare, non li chiamare mai. Non chiamare nessuno: chi ti ama ti cercherà, senza bisogno che sia tu la prima a cercarli. Tu dirai: «Che importa chi fa il primo passo!?». Io ti dico che è finito il tempo di porgere l’altra guancia, bambina. Forse non è mai iniziato. Non è paranoia, ma i figli di puttana sono sempre esistiti, come quelli che di un racconto si limitano a vedere i refusi e non guardano il contenuto. Vedere non è guardare, bambina, e viceversa. Le differenze. Le differenze nella vita sono fondamentali, sono tutto. La vita è fatta di scelte, bambina. Non farti infinocchiare! Chi ti dice il contrario è uno scemo patentato, o un bastardo figlio di puttana. Sta alla larga da entrambi. Vivi la tua vita cercando di tenerti lontana dai guai e di fare ciò che ti va, che ti fa stare bene, nei limiti della decenza. Rispetta le regole se gli altri le rispettano, ma la Legge, quella tu falla tua, imparala: assorbila, vivila e rispettala, anche quando seguendola rischierai di morire ammazzata. La gente non ti rispetterà mai, soprattutto se non sarai tu la prima a non rispettarti. Questa regola vale sempre, anche in famiglia. Bareranno, blufferanno e punteranno alto, bambina. Bambina, io te lo dico perché ci sono già passato. Non garantire mai per nessuno: la gente è imprevedibile, e tu non puoi contarci: all’ultimo ti dà buca, si contraddice, sparisce. Pensa a se stessa. Ma non credere che poi faccia grandi cose, che abbia una vita migliore della tua. Se fosse così non esisterebbe l’invidia. Sono tutti insoddisfatti della propria situazione, eternamente insofferenti: ce ne fosse uno che ha le palle di cambiare quello che secondo lui non va, di rimboccarsi le maniche e rischiare. Pochi, veramente pochi lo fanno: solo loro possono dirsi vivi. I pochi che hanno ancora le palle. Ormai non è rimasta molta gente al mondo, armata di coraggio. Nessuno sa più dire «no», piuttosto sparisce, si nega, finge di avere un lutto in famiglia. Non ha il coraggio di dirti le cose in faccia. Sappi che spesso è vero: «si chiude una porta si apre un portone». Non ti ostinare a cercare i tuoi collaboratori, amici, conoscenti, parenti, colleghi, se ne hai. Vivi per te e non per gli altri. Loro non faranno mai nulla per te senza averne un tornaconto. Non odiarli. Non amarli. Se riesci, fai da te ed evita di chiedere aiuto. Evita ogni contatto con questi individui: con i chiacchieroni, con i “vorrei ma non posso”, con i falsi, gli insicuri, gli indecisi e i folli, con chi giudica, con chi non ti capisce e con chi ti fa del male – ricorda anche che spesso gli ultimi due spesso coincidono. Non ascoltare chi parla a voce troppo alta, chi urla e strilla: hanno sempre torto marcio, qualunque cosa dicano, qualunque tesi sostengano, sbagliano modo di porsi, e sono degli imbecilli. Evita qualunque rapporto con le case editrici EAP: non sono case editrici, spesso non sono nemmeno tipografi. Sono stampatori, e per pochi euro stamperebbero anche le barzellette di un calciatore. Tu non ti curar di loro, ma guarda e passa. Cerca di non stressarti: vai avanti per la tua strada e se puoi non collaborare con nessuno altro, saranno solo grane e problemi. Sii sempre te stessa, bambina, e non sbaglierai, ma non cedere mai parte di te agli altri. Sii fredda, gelida, calda solo sotto strati e strati di coperte. Cerca di essere sempre autosufficiente. Scrivi i tuoi racconti e rileggili più volte, poi depositali e spediscili con raccomandata con ricevuta di ritorno a te stessa, usa la ceralacca, incolla e sigilla la busta. Proteggiti sempre. Gli altri stanno bene se tu stai male, perciò dà sempre loro qualcosa di cui parlare, qualcosa a cui pensare, così ridurrai al minimo il malaugurio. Quando stai per firmare con qualcuno, che sia un contratto importante o no, tu non dirlo a nessuno, nemmeno al tuo gatto, nemmeno al geco che ti vive in casa abusivamente, a nessuno. Lascia che siano i tuoi successi a parlare per te. Controlla sempre la ruota di scorta, che sia pronta e gonfia: non sai mai quando potresti forare. Leggi tutti i libri che ti capitano in mano: ho detto libri, non riviste. Non fidarti della tecnologia: sì, ti chiameranno luddista, e tu lasciaglielo fare. Non fidarti di chi fa troppo rumore. Controlla quello che mangi. Se sei obbligata a frequentare delle persone, per lavoro o per necessità, selezionale: non accogliere tutti. Non aprirti al perdente, e nemmeno al vincente: rimangono sempre due facce della stessa medaglia. Ricorda, bambina mia, che chi dice una cosa e ne pensa un’altra vale meno di niente. Bambina, ti lascio scritto tutto questo, inchiostro su carta, perché non si sa mai, bambina, quello che può accadere. Un’ultima cosa: starò via per un po’ di tempo, chiuso tra quattro mura. Con me ci saranno altre persone, sconosciuti. Non uscirò per molto molto tempo, a dirla tutta. Sì, lo ammetto, non senza vergogna, bambina: ho commesso un errore di valutazione, e ora devo pagare. Ho fatto un provino di troppo: andrò al Grande Fratello. Tu stai serena e, ogni tanto, guardami in TV.






Stefano Labbia, classe 1984, torna con una nuova opera sagace, pungente e ben costruita. Si sente pulsante tra le righe tutto il suo candore di uomo vissuto con trentatré rughe sul viso e qualcuna di più sul cuore... Eppure... eppure Stefano non ce lo fa mai pesare. Non ci fa mai pesare della nostra "umana condizione". Anzi! Con i suoi scritti ci invita a riacquistare la calma e la sanità mentale di un tempo... perché la sua analisi dei (tanti) vizi e delle (poche) virtù di noi italiani del 2000 sono lì, in queste 100 e poco più pagine. Violente. Suadenti. Atte non a deridere o a umiliare... ma che fungono da testamento. Da mini Bibbia per chi quegli atteggiamenti vuole evitarli. Per chi vuole tornare ad essere umano. Per chi si guarda allo specchio e vede solo la sua ombra. Sbiadita. Confusa. Distorta. E per chi non sa più sognare... Un piccolo grande capolavoro, questo "Il padre di Kissinger era un bastardo" – che ovviamente non si riferisce al vero Segretario USA! Meriterebbe di essere letto nelle scuole – magari nelle Superiori? Si, dannazione. Non è mai troppo tardi per cambiare china. Per cambiare la propria vita. E quella di chi ci sta attorno. Labbia lo sa. E ce lo dice. Ce lo serve in punta di penna. Senza acredine. Senza livore. Sanguigno e vero. Come sempre.




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