Respiro Readers
vi segnaliamo
l'uscita del nuovo romanzo
dell'autore italiano Cesario Picca.
TITOLO: Cento giorni
AUTORE: Cesario Picca
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Fantascienza
PAGINE: 221
PREZZO EBOOK: 2.99
PREZZO CARTACEO: 9.88
DATA USCITA: 17 Marzo 2020
L’amore e non la clonazione salverà l’umanità
Un'intensa e struggente storia d’amore che affronta il tema della clonazione in un contesto escatologico impregnato di mistero e misticismo. Nonostante il destino dia l’impressione di accanirsi contro di loro, le due protagoniste di questo romanzo trovano la forza necessaria e la giusta fede per non arrendersi all'imponderabile. Il loro coraggio rappresenta l'ultima chance di salvezza per l’umanità che ha deciso di sfidare il proprio creatore ergendosi a dispensatrice della vita. Dopo aver mangiato dell’albero della conoscenza, l’uomo è convinto di potersi autodeterminare smarcandosi dal giogo di colui che vede come un burattinaio. In questa sorta di Armageddon per la supremazia del bene sul male si confrontano un sacerdote e un sensitivo dal passato turbolento e due scienziati che sognano gloria e ricchezze con un apocalittico progetto di clonazione. Toccherà proprio alle vittime della manipolazione genetica riscattare il sacro dono della vita attraverso la missione che il Signore ha deciso di affidare loro. Una corsa contro il tempo, da Natale a Pasqua, per spegnere le velleità divine di chi è nato dalla polvere e per ridare speranza di salvezza. Cento giorni per cambiare il destino riportando la Luce del Cristo risorto nel mondo o per condannare l’uomo al buio della dannazione eterna.
Capitolo 10 - Annalisa
Bastò poco per convincere il barone Anthony Mc Queen che quella fanciulla era diversa dalle altre del posto, con quel suo modo nobile e spigliato di porsi, accompagnando con un sorriso ampio e luminoso le poche parole proferite che per il Petrarca “sonavan altro che pur voce humana”.
Anche ad Annalisa piaceva quel forestiero che andava per i cinquant’anni, con la corporatura magra, la carnagione chiara e il viso abbronzato. I lineamenti erano piuttosto spigolosi e ben si conciliavano con quegli occhi verdi e i capelli brizzolati imprigionati da un panama bianco. Era certamente un bell’uomo, ma non aveva niente a che fare con l’intima freschezza della ragazza. Era evidente che la vita gli avesse già dato modo di sperimentare le sue articolate e tortuose macchinazioni dai risvolti spesso imprevedibili, e aveva certamente affrontato i suoi marosi uscendone apparentemente vincitore.
Ovviamente, erano davvero tanti i ragazzi che le facevano la corte, disposti a fare carte false pur di farla propria. Ma lei non pareva affatto tagliata per portare festa nella loro misera dimensione. Seppur con i piedi per terra, Annalisa era animata da uno spirito sognatore. Il suo sguardo fissava l’infinito, da dove prima o poi sarebbe giunto il principe azzurro. Non le interessava essere solo una moglie, desiderava ardentemente che il cuore le venisse rapito da un cavaliere capace di imporre il proprio vessillo al mondo. Non aveva niente a che fare con i suoi conterranei, che sognavano solo una grande dimora, tanta terra da coltivare e una nidiata di marmocchi. Non denigrava i loro desideri perché comprendeva la loro incapacità di andare oltre il confine simbolico e limitato della loro ristretta realtà…
Capitolo 20 – Un passato turbolento
“La vita mette sempre alla prova le persone forti” le aveva detto una volta sua mamma. Ma in quei momenti funesti ciò non le era certamente di consolazione. Mary invocò il Signore perché non la abbandonasse anche se avrebbe voluto urlargli contro la sua rabbia, scuoterlo e sbattergli i pugni contro il petto finché non le avesse dato una spiegazione plausibile di tutto il male che da tempo, ormai, stava funestando la sua giovane esistenza. E non poteva esserle di conforto neppure don Giorgio, nonostante le fosse molto vicino e avesse sempre la capacità di trovare le parole giuste per invogliarla a non arrendersi. Don Giorgio… A un tratto, una via d’uscita le balenò nella mente sconvolta e addolorata. C’era un’ancora alla quale aggrapparsi per evitare di essere spazzata via da quel mare in tempesta.
Don Giorgio aveva dimostrato di saper interpretare il precetto evangelico mettendo la propria esistenza al servizio del prossimo senza pensare a se stesso e alla carriera ecclesiastica. Aveva organizzato un punto di ascolto in cui chiunque in parrocchia poteva trovare qualcuno pronto ad ascoltarlo e a fornirgli conforto morale e materiale. Amava poco le parole, perché era un uomo d’azione. E non temeva di affrontare le situazioni di petto svestendo i panni del diplomatico quando si rendeva conto che quella strada avrebbe portato poco frutto.
Ne aveva dato prova qualche anno prima, litigando con l’Arcivescovo di New York perché, a suo dire, non lo aiutava abbastanza a costruire l’oratorio per i ragazzi del quartiere. Era davvero un’opera molto importante per strapparli alla strada e tentare di tenerli lontani dalla delinquenza. Un luogo di aggregazione alternativo ai gruppi criminali di stanza in un vecchio edificio abbandonato, dediti per lo più allo spaccio…
Salentino di origine e bolognese d’adozione, per oltre vent’anni Cesario Picca si è occupato di cronaca nera e giudiziaria. Nel 2002 è stato insignito del premio ‘Piero Passetti - cronista dell’anno’ grazie a un’inchiesta giornalistica.






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