Respiro Readers
vi segnaliamo l'uscita
del romanzo dell'autrice italiana Micol Fusca.
TITOLO: Respiri: racconti e universi
AUTRICE: Micol Fusca
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Fantasy
PAGINE: 101
PREZZO EBOOK: 1.04
PREZZO CARTACEO: 6.29
DATA USCITA: 26 Luglio 2019
Sette piume, sette racconti legati da un filo conduttore: l’amore nelle sue molteplici sfaccettature. Fraterno, tradito, terreno, divino… L’amore è la forza che muove l’universo, non ha importanza quale forma vesta. Sette piume portate dal vento, destinate a posarsi sul palmo della vostra mano per poi raggiungere l’essenza dei sogni.
Incontrerete maghi, streghe, cavalieri e guerrieri. Creature terrene che raccolgono in sé il divino. Incontrerete il coraggio e la volontà di credere nei sentimenti ed essere fedeli al sentire della propria anima.
Il racconto “Crocefissa”, già pubblicato nell’antologia “Storie di Immaginaria Realtà volume V” edita dalla Giovane Holden Edizioni, si è classificato secondo al Concorso Streghe Vampiri & Co 2018 con la seguente motivazione:
“Sono righe asciutte, preziose e taglienti, di una maestà raffinata spezzata di dolore e di rabbia, quelle di Crocefissa. Di Agnese, la deliziosa straniera gentile che ha aiutato tante donne a partorire, non resta che un corpo scempiato. La Strega, quella che danza sola nella brughiera e che sembra sapere così tante cose, sta per finire nel fuoco di un giusto castigo. Immobile di fronte al rogo, il figlio di Agnese osserva. Il piccolo Giacomo non versa una lacrima, ma osserva e comprende. Lui, come la madre e a differenza di tutti gli altri attorno, sa. Quella scena tanto cruda da essere irreale lo istruisce su quale senso abbiano davvero i concetti più profondi di libertà, di empatia e di tolleranza; in silenzio, intuisce quale sia il reale e tremendo significato della paura negli uomini e delle conseguenze aberranti che essa può avere. Agnese, donna dal cuore buono ma dalle origini estranee, ha avuto il dono e la maledizione di saper ascoltare, di voler conoscere, e di interpretare la vita come propria. Insopportabile, per chi non può capire. Ma il ragazzino, carne della sua carne e spirito del suo spirito, lo fa. E allora, mentre in nome di un dio codardo le fiamme consumano la strega terminando orrendamente il suo strazio, un giovane demone prende coscienza di sé. Quella di Micol Fusca non è una storia di paura classica, ma un racconto in cui è la paura in sé a rappresentare il più tremendo dei mostri, per la sua tetragona prossimità, connaturata in fondo in ognuno. Se il sovrannaturale qui esiste, è in queste pagine qualcosa di molto umano, ma più che mai soffocante e irriducibile. Racconto potente, dalla costruzione sofisticata, di grande eleganza formale e di formidabile impatto atmosferico.”
Respiro
Crocefissa
La Maschera d’Oro
Il Cavaliere della Morte
La Bella e la Bestia
Butterfly
La Casa dei Sogni
Incontrerete maghi, streghe, cavalieri e guerrieri. Creature terrene che raccolgono in sé il divino. Incontrerete il coraggio e la volontà di credere nei sentimenti ed essere fedeli al sentire della propria anima.
Il racconto “Crocefissa”, già pubblicato nell’antologia “Storie di Immaginaria Realtà volume V” edita dalla Giovane Holden Edizioni, si è classificato secondo al Concorso Streghe Vampiri & Co 2018 con la seguente motivazione:
“Sono righe asciutte, preziose e taglienti, di una maestà raffinata spezzata di dolore e di rabbia, quelle di Crocefissa. Di Agnese, la deliziosa straniera gentile che ha aiutato tante donne a partorire, non resta che un corpo scempiato. La Strega, quella che danza sola nella brughiera e che sembra sapere così tante cose, sta per finire nel fuoco di un giusto castigo. Immobile di fronte al rogo, il figlio di Agnese osserva. Il piccolo Giacomo non versa una lacrima, ma osserva e comprende. Lui, come la madre e a differenza di tutti gli altri attorno, sa. Quella scena tanto cruda da essere irreale lo istruisce su quale senso abbiano davvero i concetti più profondi di libertà, di empatia e di tolleranza; in silenzio, intuisce quale sia il reale e tremendo significato della paura negli uomini e delle conseguenze aberranti che essa può avere. Agnese, donna dal cuore buono ma dalle origini estranee, ha avuto il dono e la maledizione di saper ascoltare, di voler conoscere, e di interpretare la vita come propria. Insopportabile, per chi non può capire. Ma il ragazzino, carne della sua carne e spirito del suo spirito, lo fa. E allora, mentre in nome di un dio codardo le fiamme consumano la strega terminando orrendamente il suo strazio, un giovane demone prende coscienza di sé. Quella di Micol Fusca non è una storia di paura classica, ma un racconto in cui è la paura in sé a rappresentare il più tremendo dei mostri, per la sua tetragona prossimità, connaturata in fondo in ognuno. Se il sovrannaturale qui esiste, è in queste pagine qualcosa di molto umano, ma più che mai soffocante e irriducibile. Racconto potente, dalla costruzione sofisticata, di grande eleganza formale e di formidabile impatto atmosferico.”
Respiro
Crocefissa
La Maschera d’Oro
Il Cavaliere della Morte
La Bella e la Bestia
Butterfly
La Casa dei Sogni
“Dormire.
L’atto più
intimo di cui abbia coscienza: affidarsi all’altro senza difese,
parole, costruzioni, fraintendimenti.
Anima e corpo
avvinti nello stesso abbraccio, lo stesso sospiro. Sopra ogni cosa:
età, genere, carne.
Ho amato Dalain
dal suo primo vagito, lo amerò fino all’ultimo respiro.
Il mio nome è
Nephelim. Sono un Paladino.”
Una notte senza
stelle… buia… fredda.
Aveva atteso che la
Luna Rossa giungesse allo zenit, prima di alzarsi. I rimbrotti della
balia avevano smesso di preoccuparlo da diversi anni. Ne aveva sette.
Sebbene Alissa fosse
un donnone imponente, non aveva nulla di spaventoso. Suo era l’unico
seno cui aveva poppato: sua madre era morta dopo averlo messo al
mondo.
Suo padre aveva
offerto asilo alla sorella in un momento di difficoltà. Il marito
aveva perso i poderi a causa del vizio del gioco e si era ritrovata
per strada con una borsa di pelle in cui aveva infilato a fatica un
paio di vesti.
Era stato felice di
affidare Nephelim a una parente. Veridiana, sua cugina, gli era
maggiore di un anno: sapeva che era destinata a essere sua moglie.
L’usanza elfica di
mescolare il sangue solo con i congiunti era sentita come un atto di
coscienza nei confronti della razza: la purezza sopra ogni valore.
Erano i contadini quelli ad accoppiarsi a caso, come animali.
Così gli era stato
insegnato.
Si avvicinò alla
stanza del piccolo in punta di piedi: era nato il mattino. Non aveva
smesso di piangere dal primo respiro.
Un pianto strano,
senza voce, che gli straziava il cuore. Sbirciò oltre la porta
socchiusa, osservando la balia cullare il neonato fra le braccia
robuste: camminava avanti e indietro, nel tentativo di
tranquillizzarlo.
«Ha mangiato?» si
fece avanti, dimentico della prudenza.
Alissa gli rivolse
un sorriso falsamente infastidito, corrugando le sopracciglia. Sapeva
che avrebbe atteso il sonno degli adulti per raggiungerla. «È
troppo debole. Non riesce a poppare» il suo sguardo si fece triste.
«Il guaritore dubita possa sopravvivere più di qualche giorno. Il
suo cuore è malato.»
Nephelim si
avvicinò, piegando le labbra in una linea sottile: era figlio di un
soldato, era abituato alla verità per quanto cruda potesse apparire.
«Hai provato?»
La donna gli riservò
un’occhiata infastidita. «Dovrebbe smettere di piangere,
saputello. Alterna il pianto all’incoscienza, non ha la forza
necessaria per attaccarsi al seno.»
Nephelim si fece
ostinato. «Non c’è un altro modo?»
Alissa cercò nella
memoria. «Quando ero giovane ho visto accudire un agnello che aveva
perso la madre: rifiutava le mammelle delle altre pecore. Il pastore
gli bagnava la bocca con una pezzuola intinta nel latte. Alla fine,
ha deciso di nutrirsi da solo. Potrei provare: se accetta la tela
cercherò di avvicinarlo al seno per stillare poche gocce alla volta
e fargliele scivolare fra le labbra.» Poi sembrò ricordare che le
disposizioni della padrona di casa erano state chiare. «Nephelim…
Non credo che tua zia approverebbe. Un bambino malato è un problema,
un fastidio. Morirebbe comunque.»
«Non oggi.» Oramai
era deciso. Allungò le braccia verso di lei, attendendo che glielo
affidasse. «Mio padre è lontano. È un ordine: mio è l’unico
volere che deve essere rispettato in sua assenza.»
La balia si inchinò
leggermente, con un sorriso fra le labbra. Era destinato al comando
di un esercito, la sua tempra era nota a domestici e familiari. Gli
consegnò il neonato badando che lo accogliesse fra le braccia con
delicatezza. Nephelim sostenne il piccolo capo con mano ferma,
attento a non farlo pesare sul collo fragile.
Alissa si allontanò
con un brivido. «È una notte buia, senza stelle. Nemmeno la Luna
Rossa riesce a ravvivare il cielo. Una notte di malaugurio.» Fu
richiamata dall’improvvisa domanda del bambino.
«Qual è il suo
nome?»
«Dalain.»
Nephelim sorrise.
Una notte senza
stelle… buia… fredda. Una notte rischiarata dal fantasma della
Luna Rossa. Una notte perfetta.




Nessun commento:
Posta un commento