mercoledì 26 febbraio 2020

Segnalazione Romanzo - RESPIRI: RACCONTI E UNIVERSI di Micol Fusca








Respiro Readers

vi segnaliamo l'uscita 

del romanzo dell'autrice italiana Micol Fusca.










TITOLO: Respiri: racconti e universi

AUTRICE: Micol Fusca

CASA EDITRICE: Self Publishing

GENERE: Fantasy

PAGINE: 101

PREZZO EBOOK: 1.04

PREZZO CARTACEO: 6.29

DATA USCITA: 26 Luglio 2019








Sette piume, sette racconti legati da un filo conduttore: l’amore nelle sue molteplici sfaccettature. Fraterno, tradito, terreno, divino… L’amore è la forza che muove l’universo, non ha importanza quale forma vesta. Sette piume portate dal vento, destinate a posarsi sul palmo della vostra mano per poi raggiungere l’essenza dei sogni.
Incontrerete maghi, streghe, cavalieri e guerrieri. Creature terrene che raccolgono in sé il divino. Incontrerete il coraggio e la volontà di credere nei sentimenti ed essere fedeli al sentire della propria anima.
Il racconto “Crocefissa”, già pubblicato nell’antologia “Storie di Immaginaria Realtà volume V” edita dalla Giovane Holden Edizioni, si è classificato secondo al Concorso Streghe Vampiri & Co 2018 con la seguente motivazione:
“Sono righe asciutte, preziose e taglienti, di una maestà raffinata spezzata di dolore e di rabbia, quelle di Crocefissa. Di Agnese, la deliziosa straniera gentile che ha aiutato tante donne a partorire, non resta che un corpo scempiato. La Strega, quella che danza sola nella brughiera e che sembra sapere così tante cose, sta per finire nel fuoco di un giusto castigo. Immobile di fronte al rogo, il figlio di Agnese osserva. Il piccolo Giacomo non versa una lacrima, ma osserva e comprende. Lui, come la madre e a differenza di tutti gli altri attorno, sa. Quella scena tanto cruda da essere irreale lo istruisce su quale senso abbiano davvero i concetti più profondi di libertà, di empatia e di tolleranza; in silenzio, intuisce quale sia il reale e tremendo significato della paura negli uomini e delle conseguenze aberranti che essa può avere. Agnese, donna dal cuore buono ma dalle origini estranee, ha avuto il dono e la maledizione di saper ascoltare, di voler conoscere, e di interpretare la vita come propria. Insopportabile, per chi non può capire. Ma il ragazzino, carne della sua carne e spirito del suo spirito, lo fa. E allora, mentre in nome di un dio codardo le fiamme consumano la strega terminando orrendamente il suo strazio, un giovane demone prende coscienza di sé. Quella di Micol Fusca non è una storia di paura classica, ma un racconto in cui è la paura in sé a rappresentare il più tremendo dei mostri, per la sua tetragona prossimità, connaturata in fondo in ognuno. Se il sovrannaturale qui esiste, è in queste pagine qualcosa di molto umano, ma più che mai soffocante e irriducibile. Racconto potente, dalla costruzione sofisticata, di grande eleganza formale e di formidabile impatto atmosferico.”

Respiro
Crocefissa
La Maschera d’Oro
Il Cavaliere della Morte
La Bella e la Bestia
Butterfly
La Casa dei Sogni




Respiro”

Dormire.
L’atto più intimo di cui abbia coscienza: affidarsi all’altro senza difese, parole, costruzioni, fraintendimenti.
Anima e corpo avvinti nello stesso abbraccio, lo stesso sospiro. Sopra ogni cosa: età, genere, carne.
Ho amato Dalain dal suo primo vagito, lo amerò fino all’ultimo respiro.
Il mio nome è Nephelim. Sono un Paladino.”


Una notte senza stelle… buia… fredda.
Aveva atteso che la Luna Rossa giungesse allo zenit, prima di alzarsi. I rimbrotti della balia avevano smesso di preoccuparlo da diversi anni. Ne aveva sette.
Sebbene Alissa fosse un donnone imponente, non aveva nulla di spaventoso. Suo era l’unico seno cui aveva poppato: sua madre era morta dopo averlo messo al mondo.
Suo padre aveva offerto asilo alla sorella in un momento di difficoltà. Il marito aveva perso i poderi a causa del vizio del gioco e si era ritrovata per strada con una borsa di pelle in cui aveva infilato a fatica un paio di vesti.
Era stato felice di affidare Nephelim a una parente. Veridiana, sua cugina, gli era maggiore di un anno: sapeva che era destinata a essere sua moglie.
L’usanza elfica di mescolare il sangue solo con i congiunti era sentita come un atto di coscienza nei confronti della razza: la purezza sopra ogni valore. Erano i contadini quelli ad accoppiarsi a caso, come animali.
Così gli era stato insegnato.
Si avvicinò alla stanza del piccolo in punta di piedi: era nato il mattino. Non aveva smesso di piangere dal primo respiro.
Un pianto strano, senza voce, che gli straziava il cuore. Sbirciò oltre la porta socchiusa, osservando la balia cullare il neonato fra le braccia robuste: camminava avanti e indietro, nel tentativo di tranquillizzarlo.
«Ha mangiato?» si fece avanti, dimentico della prudenza.
Alissa gli rivolse un sorriso falsamente infastidito, corrugando le sopracciglia. Sapeva che avrebbe atteso il sonno degli adulti per raggiungerla. «È troppo debole. Non riesce a poppare» il suo sguardo si fece triste. «Il guaritore dubita possa sopravvivere più di qualche giorno. Il suo cuore è malato.»
Nephelim si avvicinò, piegando le labbra in una linea sottile: era figlio di un soldato, era abituato alla verità per quanto cruda potesse apparire. «Hai provato?»
La donna gli riservò un’occhiata infastidita. «Dovrebbe smettere di piangere, saputello. Alterna il pianto all’incoscienza, non ha la forza necessaria per attaccarsi al seno.»
Nephelim si fece ostinato. «Non c’è un altro modo?»
Alissa cercò nella memoria. «Quando ero giovane ho visto accudire un agnello che aveva perso la madre: rifiutava le mammelle delle altre pecore. Il pastore gli bagnava la bocca con una pezzuola intinta nel latte. Alla fine, ha deciso di nutrirsi da solo. Potrei provare: se accetta la tela cercherò di avvicinarlo al seno per stillare poche gocce alla volta e fargliele scivolare fra le labbra.» Poi sembrò ricordare che le disposizioni della padrona di casa erano state chiare. «Nephelim… Non credo che tua zia approverebbe. Un bambino malato è un problema, un fastidio. Morirebbe comunque.»
«Non oggi.» Oramai era deciso. Allungò le braccia verso di lei, attendendo che glielo affidasse. «Mio padre è lontano. È un ordine: mio è l’unico volere che deve essere rispettato in sua assenza.»
La balia si inchinò leggermente, con un sorriso fra le labbra. Era destinato al comando di un esercito, la sua tempra era nota a domestici e familiari. Gli consegnò il neonato badando che lo accogliesse fra le braccia con delicatezza. Nephelim sostenne il piccolo capo con mano ferma, attento a non farlo pesare sul collo fragile.
Alissa si allontanò con un brivido. «È una notte buia, senza stelle. Nemmeno la Luna Rossa riesce a ravvivare il cielo. Una notte di malaugurio.» Fu richiamata dall’improvvisa domanda del bambino.
«Qual è il suo nome?»
«Dalain.»
Nephelim sorrise.
Una notte senza stelle… buia… fredda. Una notte rischiarata dal fantasma della Luna Rossa. Una notte perfetta.




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