Respiro Readers
vi segnaliamo il romanzo
dell'autrice italiana Claudia Torresan.
TITOLO: La paura torna sempre. Ma stavolta finirà il lavoro
AUTRICE: Claudia Torresan
CASA EDITRICE: Youcanprint
GENERE: Thriller
PAGINE: 266
PREZZO EBOOK: 4.99
DATA USCITA: 18 Giugno 2019
Un uomo viene trovato ucciso, con la testa in un sacchetto di plastica. Un regolamento di conti di stampo mafioso?
Un ragazzo viene trovato chiuso nel suo garage, seduto in macchina e con in bocca una cannetta collegata al tubo del gas di scarico. Sembra il classico tentativo di suicidio.
Una giovane si strozza facendo colazione, perché il cibo le è andato di traverso. Si tratta sul serio di un terribile incidente?
Una ragazza, esperta nuotatrice, viene trovata senza vita nell’acqua della piscina di casa sua. Sarà stata colpa di un malore inaspettato? Dell’abuso di sostanze dopanti?
Spetta all’ispettore capo Ivan Tedesco trovare cosa si cela dietro questi decessi, troppo ravvicinati per essere casuali, ed in cui forse la realtà è stata volutamente mascherata perché la interpretassero nella maniera sbagliata. Realtà ed apparenza potrebbero essere totalmente differenti. Solo un’analisi accurata permetterà ad Ivan di risolvere il caso. E questa indagine lo porterà a dover compiere scelte difficili, anche perché ne verrà molto toccato sul lato personale.
Il
commissariato della sezione Celio quel giorno sembrava più caotico
del solito. Colpa della pioggia? In effetti tutti entravano parecchio
trafelati dalla porta d’ingresso. Quasi si lanciavano dentro per
sfuggire all’acquazzone che in strada pareva una cascata da cui era
impossibile salvarsi prima di venirne travolti.
In
particolar modo l’ispettore capo Ivan Tedesco era entrato come gli
stessero correndo dietro!
“Ma cosa
ti è successo? Chi ti insegue? A guardia e ladri dovresti essere tu
ad inseguire i cattivi.” Il commissario se l’era trovato di
fronte.
“Evita di
fare lo spiritoso quando non è il caso.”
“E come
faccio a sapere quando è il caso?”
“Sono
fradicio, se per caso non lo hai notato. Ho dovuto portare l’auto
dal meccanico, l’ombrello l’ho lasciato a casa e il tempo oggi
non giocava a mio favore. Come tutto il resto a dire il vero.”
“Ho
capito, giornata partita male. Adesso vieni alla mia macchina. Poi ti
accompagno a casa e ti cambi, se no da una polmonite non ti salva
nessuno. Se ci muoviamo siamo indietro senza che nessuno se ne
accorga e senza che ci siano problemi.”
“Accidenti,
il tuo ruolo è comodo. E’ utile non dovere spiegazioni a nessuno
se ti allontani dal posto di lavoro!”
“Guarda
che non è un atto di lazzaroneria. E non sto approfittando del mio
ruolo. Solo che non voglio aver bisogno del mio vice e saperlo a
letto col febbrone. Se vuoi farti le ferie dovrai aspettare ancora un
po’. Al momento mi servi per troppi casi da risolvere.”
“Ah, io mi
ero illuso che il tuo fosse un segno di amicizia.”
“Spiacente
se ti ho deluso. Lo faccio perché mi servi. Sono già abbastanza
inguaiato in questo periodo. Se non fai il tuo dovere, mi trovo in
casini mondiali.”
“E va
bene. Allora andiamo commissario. Dalla premessa deduco tu debba
tornare alla svelta alla tua postazione.”
“Ci puoi
giurare. Quindi cammina e, una volta a casa, cambiati di volata.”
“Peccato.
Avrei un attimo sistemato la piega.”
“Tu non
eri quello per cui non era giornata per scherzare?”
“Mi sono
distratto. Giuro che non lo faccio più.”
“Ti
conviene.”
“Grazie
Oscar.”
“Di che?”
“Del
favore.”
“E
piantala di farmi perdere tempo. Esci!”
Il
commissario e il suo vice erano usciti dalla porta principale
sorridendo.
Erano
diventati colleghi circa sette anni prima. Oscar era già
commissario. Ivan non ci aveva messo molto a guadagnarsi il posto di
ispettore capo. L’amicizia era nata senza che nemmeno si
sforzassero. Era stata un’intesa istantanea. Due colleghi ligi al
dovere e due amici senza grilli per la testa. Amicizia e lavoro si
basavano sul rispetto reciproco e sulla lealtà. Insomma, due bravi
ragazzi.
Ivan di
bell’aspetto, senza un fisico palestrato e senza abbronzatura
dodici mesi all’anno come il capo. Ma, come si suol dire, faceva
anche lui la sua ‘porca figura’.
In giro
insieme attiravano certamente l’attenzione, anche senza volerlo.
“Ivan!
Sbrigati! Chiamano dalla centrale e dobbiamo correre.”
“Va bene.
Ti pareva. Tu comincia a scendere in strada e sali in macchina. Tra
due minuti arrivo.”
“Uno e
mezzo!”
“Sì
commissario!”
“Muoviti!”
Oscar era
uscito dall’appartamento del collega per dirigersi alla sua
vettura, mentre Ivan tentava a velocità supersonica di asciugarsi i
capelli inzuppati. Ma chi diavolo aveva così fretta di vedere il
commissario senza poter aspettare dieci minuti? Sempre ‘sta fretta,
tutte le volte. In quel mestiere o imparavi ad essere un velocista o
non te la cavavi più! Mai un attimo di respiro! Nemmeno per
cambiarsi ed evitare una polmonite acuta! Mica era per togliersi uno
sfizio! Lì la faccenda era vitale.
I vestiti
adesso almeno erano asciutti. La testa ancora in parte umida si
sarebbe asciugata da sola. Per ora non gli era concesso altro.
Era corso
fuori sulle scale. Già non si teneva più dalla curiosità di sapere
chi li aveva cercati con tanta fretta. Figurati! E con un tempismo
fuori dal normale, come sempre.
Salito in
macchina, Ivan aveva tirato un lungo respiro. Ma tutto quel far di
corsa aveva bisogno di ben altro che un respiro.
Gli
aggiornamenti di Oscar non si erano fatti attendere molto.
“Omicidio.”
“Scusa?”
“Sono
stato informato da Comelli che c’è stato un omicidio. Per questo
bisogna correre.”
“Cosa ti
ha detto in merito?”
“Ancora
nulla. Sta svolgendo indagini in proposito. Per ora si sa solo che la
governante della vittima ha chiamato la polizia per avvisare del
cadavere trovato in casa.”
“E la
bella giornata continua. Allora avanti.”
“Poi non è
detto sia omicidio ma, se ha cercato noi, deduco avesse capito che
non si trattava di morte naturale. Quindi è omicidio.”
“A me non
mancava. Mi accontentavo degli altri casi.”
“Io pure,
ma stavolta temo ci tocchi godercelo tutto.”
“Lo dicevo
che la giornata non era di buon auspicio.”
“Nessuna
lo è mai se ci pensi bene.”
“Vero
capo, non ti sfugge mai niente.”
“Possiamo
solo provare a raddrizzarle le giornate, ma che partano di buon
auspicio è impossibile col nostro lavoro.”
“Lo diceva
mio padre che dovevo andare a lavorare in banca.”
“Tu in
banca? Dovrebbero legarti alla sedia. Non fa per te.”
“Alle
situazioni piano piano ci si abitua.”
“Non tu a
un lavoro sedentario. Come immaginare Bruce Willis che fa la maglia.”
Ivan aveva
sorriso senza commentare nulla e ben presto avevano raggiunto il
commissariato, sempre sotto il diluvio. Ma stavolta Ivan l’ombrello
l’aveva portato. Per quel poco che serviva, ma almeno avrebbe
tentato di non cercarsela a tutti i costi una polmonite.
“Oreste,
di corsa nel mio ufficio.”
Oreste
Comelli aveva alzato lo sguardo che in quel momento aveva sullo
schermo del pc e aveva a malapena visto in faccia il commissario
sulla porta del suo ufficio.
Era
scomparso come un lampo.
“Forza
compare. Ci devi aggiornare sulle ultime novità.”
Ivan aveva
fatto capolino nell’ufficio del collega.
“Ho
sentito. Ma dove eravate voi due? Cosa stavate combinando insieme?”
“Una
missione particolarmente delicata. Lascia perdere.”
“Andata a
buon fine almeno? Visto che non sembri volerti sbottonare.”
“Abbastanza.
Meglio se avevamo un po’ più tempo a disposizione, ma il più è
stato fatto.”
“Bene.
Perché adesso non credo il capo sarà contento delle ultime nuove.”
“Allora
meglio muoversi. Non ha nemmeno chiuso la porta del suo ufficio dopo
essere entrato.”
“E questo
ha un solo significato.”
“Già.
‘Chi sto aspettando si muova a entrare’.”
I due
ispettori avevano fatto il loro ingresso nella stanza in cui erano
attesi e avevano trovato il commissario alla sua scrivania.
“Chiudete
dopo essere entrati e sedetevi qui davanti. Questa novità del
cadavere trovato in casa sua non mi piace per niente e spero potremo
risolverlo alla svelta.”
L’ispettore
capo e il suo collega erano stati veloci a prendere posizione davanti
a Oscar e lui non aveva perso tempo.
Aveva
guardato Comelli e rivolgendosi a lui era stato molto diretto, come
sempre.
“Allora,
cosa ci puoi dire di questo cadavere?”
“Circa
mezz’ora fa, verso le 9.00, abbiamo ricevuto la telefonata di una
donna. Si chiama Carmen Fossati ed era la donna di servizio dell’uomo
di cui ha trovato il cadavere in casa. Di solito al mattino andava
sempre da lui verso le 8.00, ma oggi non le aveva risposto al
citofono, quando lei aveva suonato. Però lui le aveva lasciato una
copia delle chiavi di casa, servisse quando lui era fuori, per cui è
potuta entrare lo stesso. Ha ben pensato che magari il proprietario
si fosse scordato di avvisarla che non l’avrebbe trovato, ma non è
così che stavano le cose. Arrivata in salotto, lo ha trovato con un
sacchetto attorno al volto, chiuso con un laccio.”
“Accidenti!
Che brutto modo di morire! Quindi non c’è dubbio che sia
omicidio.”
“Pare
impossibile pensare sia andata diversamente.” aveva replicato
Comelli.
“Io
aggiungerei che somiglia tanto a un regolamento di conti. Non vi
pare? Pensate al modo in cui è stato ucciso.”
“Hai
ragione Ivan. E mi permetto di aggiungere che solo un pazzo potrebbe
arrivare a uccidere in un modo così barbaro e violento. Doveva
odiarlo di brutto e non è detto che la cosa non gli abbia dato alla
testa. Insomma, potrebbe essere la conseguenza di uno sfogo di rabbia
incontenibile!”
“In un
caso normale, tutti la penseremmo così.”
“Che vuoi
dire Comelli? Caso normale che cosa significa? E cosa diavolo si sa
del defunto?”
“Ci stavo
giusto arrivando. La persona uccisa non era un lavoratore comune, se
mi concede di usare questo termine.”
“Continuo
a non seguirti, usi frasi troppo strane. Caso normale, lavoratore
comune. Perché questo tizio non poteva rientrare in queste
categorie? Spiegati.”
“Si
chiamava Giorgio Bologna, ma nel suo ambiente era soprannominato ‘Il
corvo’.”
Ivan era
intervenuto avvicinando il volto al collega.
“Ma di che
caspita di ambiente parli? Dove lo trovi uno con un soprannome così
orribile?”
“Diciamo
che se avesse dovuto inserire il suo mestiere all’interno di un
curriculum vitae si sarebbe definito un pusher.”
“Diavolo!
Mi stai dicendo che era uno spacciatore di droga?” Oscar aveva
spalancato gli occhi.
“E qui si
spiega una morte così feroce e inusuale. Tra gli spacciatori di un
certo livello un banale colpo di pistola è noioso. Far soffocare un
uomo in un sacchetto di plastica e godersi la sofferenza di una morte
così atroce è certamente più divertente.”
Ivan aveva
descritto alla perfezione il perché di quella morte così brutale.
“Okay, mi
trovate d’accordo. Ci sta tutto visto con chi abbiamo a che fare.
Resta che non sappiamo a chi avesse talmente pestato bene i piedi
Bologna da finire ucciso così. Quindi andate subito a casa sua e io
chiamo Villa della scientifica per dirgli di raggiungervi. Ci
aggiorniamo più tardi.”
“Perfetto.
E la governante dovrà dare una deposizione.”
“Caro il
mio Ivan, ti lascio l’onore. Quando torni convocala in
commissariato e poi senti cosa ha da dirti.”
“Sarà
fatto.”
Comelli
aveva dato una pacca sulla spalla a Ivan.
“Ora
usciamo. La gita alla villa del pusher ci aspetta.”
“Non vedo
l’ora.”
Il
commissario aveva osservato i due uomini uscire dall’ufficio,
quindi aveva messo mano al telefono per contattare la scientifica.
La casa
della vittima non era distante, anche se girare per le strade di Roma
al mattino non era facile. Il caos era presente quasi tutto il giorno
del resto.
“Eccoci
arrivati. Il numero è questo.” Comelli aveva aperto la portiera
per scendere.
“Aspetta,
dove si trova adesso la governante?”
“Teoricamente
in casa. Le abbiamo detto di non muoversi da qui.”
“Sempre
che sia resistita mezz’ora in casa con un cadavere, trovato da lei
e ucciso in quel modo barbaro.”
“In
effetti non sarebbe strano se fosse scappata o le fosse venuto un
colpo agitandosi durante l’attesa della polizia.”
“Speriamo
di no. Cavolo, certo che rende spacciare droga!” Ivan aveva
pronunciato quella frase guardando in direzione della casa di fronte
a loro.
“Ti
riferisci alla villa? Sì, ci potremmo quasi fare un pensierino. Se
quel tizio si è riuscito a comprare una mega villa su due piani e
con tanto di governante fissa, allora il suo ‘lavoro’ rendeva
bene.”
“Sì, di
certo, effetti collaterali compresi. Tipo avere un giro di amici
permalosi e che possono mandarti al campo santo senza che nemmeno te
ne accorgi.
Ma adesso
entriamo, prima che la governante si senta male davvero, se già non
è accaduto.”
Erano scesi
dalla vettura e avevano trovato tutto aperto per entrare in casa. La
governante doveva essere ancora dentro e, evidentemente, li stava
aspettando con ansia. Voleva che entrassero in fretta. I segnali
erano chiari.
Aperta la
porta d’ingresso, un urlo era arrivato alle orecchie dei due
ispettori, facendoli trasalire. Davanti a loro una donna impaurita si
nascondeva gli occhi con le mani.
“Signora
Fossati, è lei? Siamo della polizia.”
Ivan aveva
estratto il distintivo, ma sapeva che lei non avrebbe controllato.
Toltasi le
mani dagli occhi aveva cercato di respirare, ma faceva evidentemente
fatica. Lo sguardo come avesse visto un fantasma.
“Dio sia
lodato! Credevo non arrivasse nessuno. E adesso temevo fosse tornato
chi ha ucciso il signor Bologna.”
I due uomini
si erano avvicinati a lei.
“Cerchi di
stare tranquilla ora. Anche se ci rendiamo conto di come si possa
sentire. Nessuno le farà del male.”
Ivan aveva
cercato di calmarla.
“Io non so
nulla! Io non c’entro con questa storia! L’ho solo trovato!”
“Ma certo,
nessuno dubita di quanto ci sta dicendo. La prego, ora si
tranquillizzi. Si sieda un attimo su questa sedia e magari beva
dell’acqua.”
Lei aveva
scosso la testa come per dire che non le andava.
“Bene,
allora ci aspetti qui. Torniamo subito.”
L’ispettore
capo aveva fatto un cenno al collega e si erano diretti in salotto,
dove la governante aveva affermato di aver rinvenuto il cadavere.
Come
immaginavano, non si erano trovati di fronte ad uno spettacolo
piacevole, anzi, decisamente raccapricciante.
Il padrone
di casa era sul pavimento con la testa chiusa in un sacchetto di
plastica trasparente che, certamente, lo aveva obbligato ad
accasciarsi senza più riuscire a respirare. Il volto ancora mostrava
una smorfia di dolore lancinante e che l’uomo di certo aveva dovuto
sopportare non con poca fatica, oltretutto sapendo che la
sopportazione non gli avrebbe permesso di salvarsi la vita.
Nel mentre
era squillato il campanello.
“Oddio!
Chi sarà mai!”
Carmen,
ancora una volta, non si era trattenuta dall’ennesimo spavento.
Ivan era
corso all’ingresso.
“Stia
calma signora. E’ solo la scientifica. Dovranno analizzare sia il
corpo del signor Bologna, che la casa. E’ la prassi.”
Aperta la
porta d’ingresso, Ivan si era trovato di fronte a chi si aspettava.
Aldo Villa collaborava col suo distretto già da molto tempo ormai.
Era una vecchia conoscenza.
“Ciao,
entra.”
“Grazie.
Il corpo?”
“Nella
stanza qui di fianco. Divertiti. La casa è tutta tua ora.”
“Oscar mi
ha spiegato in due parole. Sarà dura capire chi ha commesso questo
omicidio, ma farò quel che posso.”
“Non avevo
dubbi. Sai che ripongo totale fiducia in te e nei tuoi uomini.”
Voltando le
spalle si era poi diretto verso la donna ancora attaccata al muro,
immobile come una patella.
“Signora,
adesso dovrebbe seguirmi in commissariato. Abbiamo bisogno di una sua
deposizione, visto che lei ha ritrovato il corpo. Le spiace seguirmi
alla mia vettura?”
Lei aveva
annuito senza proferire parola e coi due ispettori era uscita
dall’abitazione in cui, nel frattempo, avevano già fatto il loro
ingresso i colleghi di Villa.
Gli
ispettori avevano sorriso ai nuovi arrivati come augurio per ciò che
si accingevano ad analizzare e poi avevano percorso il vialetto che
portava al cancello, sempre con la governante di Bologna tremolante e
singhiozzante che li affiancava, ancora incapace di accettare
l’accaduto di cui era stata involontariamente spettatrice.
In auto
nessuno aveva proferito parola. La vista agghiacciante di quel
cadavere aveva scioccato tutti, specie la povera Carmen.
Arrivati al
distretto, Ivan aveva aperto l’ombrello per accompagnare la loro
ospite all’interno, mentre Comelli si era lanciato come una Ferrari
senza alcun riparo sul capo.
Una volta
entrati, i due ispettori si erano avvicinati.
“Oreste,
tu vai dal commissario e digli che siamo stati alla villa e che tutto
coincide con quanto raccontato dalla governante. In attesa di
eventuali delucidazioni dopo il lavoro della scientifica, digli che
io intanto, come d’accordo, vado a interrogare la Fossati. Non so
quanto di utile potrò cavarci, ma a deposizione finita vi informo.”
“Okay.
Allora buona chiacchierata.”
“Spero
almeno che non sia talmente sconvolta da non riuscire a rispondere
alle mie domande. Penso seriamente che sia meglio consigliarle di
vedere uno psicologo che l’aiuti a riprendersi dal trauma della
vista del corpo di Bologna. La trovo seriamente sotto shock. E temo
da sola non riesca a cavarsela.”
“Non è
una brutta idea. Per carità, più che comprensibile, visto ciò che
si è trovata di fronte entrando in casa tranquilla e aspettandosi al
limite che mancasse il proprietario. Nella sua testa pensava solo di
dare una sistemata all’interno della villa e di certo la sorpresa
non può non averla sconvolta.”
“Anche
perché mi dà l’idea di non conoscere nemmeno la vera identità
del suo datore di lavoro. Era seriamente turbata. Ma staremo a
vedere. Non ci credo molto, ma potrebbe essere una brava attrice.”
“Da
Oscar!”
“In
effetti sì. Ma la vedo un’ipotesi alquanto improbabile. A intuito
almeno.”
“Allora
aspettiamo tue notizie. Adesso ti lascio alla stanza degli
interrogatori.”
“Vado. A dopo.”
“Ah, stavo
pensando, i sali non so dove li teniamo, nel caso occorressero alla
governante.”
“Nemmeno
io. Anzi, temo non esistano qui dentro. E mi auguro ben che non
serviranno.”
Dirigendosi
alla stanza che avrebbe occupato, si era fatto un segno della croce.
Una volta
entrato, si era seduto sulla sedia di fronte alla sua ospite, situata
dall’altra parte del tavolo. Testa china e sguardo perso nel vuoto.
“Signora
Fossati, mi scuso perché non mi sono ancora presentato. Grave
mancanza da parte mia. Sono l’ispettore capo Tedesco.”
Una pausa,
durante la quale la donna non aveva commentato niente e aveva giusto
fatto cenno di sì col capo. Ivan aveva la netta impressione che
sarebbe stata dura cercare di ottenere informazioni utili da lei.
Sembrava davvero con la testa altrove. Più che altro non reagiva
come avrebbe dovuto. Probabilmente aveva solo davanti agli occhi la
testa di Bologna in quel sacchetto e non riusciva ad allontanare
quell’immagine dalla mente.
“Adesso
dovrei farle alcune domande. Risponda pure con calma e soprattutto
cerchi di stare tranquilla. Qui nessuno la vuole accusare di nulla e
soprattutto nessuno le farà del male. Risponda solo senza agitarsi.
Si tratta della normale procedura in queste situazioni, niente altro.
D’accordo?”
La donna
aveva di nuovo annuito in silenzio.
‘Speriamo
che poi faccia uscire delle parole da quella bocca, altrimenti mi
tocca provare coi segnali di fumo. ’
Ivan sperava
di averla calmata quanto bastava almeno perché potesse rispondergli.
“Mi dica,
da quanto tempo lavorava per il signor Bologna?”
A voce bassa
lei aveva risposto senza guardarlo in volto.
“Da
quattro anni circa ormai.”
“Con che
frequenza si recava in casa sua?”
“Tutti i
giorni. Se necessario anche la domenica.”
“Per quale
motivo a volte le chiedeva di andare la domenica?”
“Quando
magari attendeva ospiti. Allora, sapendo che sono una brava cuoca,
parole sue, mi chiedeva di cucinare qualcosa per gli invitati.”
“E chi
erano questi invitati?”
“A me non
lo diceva e io non chiedevo di certo, non erano affari miei.”
“Ma a lei
che tipo di persone sembravano? Che impressione si è fatta di quegli
ospiti?”
“Io non
sapevo chi fossero. Gente educata, ben vestita in genere.”
“E lei
poteva stare in casa quindi durante quei ritrovi?”
“Solo se
si trattava di un pranzo o di una cena, perché dovevo servire i
commensali. E in ogni caso, a pasto appena terminato me ne andavo. Al
limite sistemavo il giorno dopo quel che rimaneva in giro. Col signor
Bologna l’accordo era quello.”
“Quindi
gli ospiti si fermavano oltre l’orario del pasto?”
“Sì, io
andavo sempre via per prima. Da ciò che mi diceva a volte il signore
il giorno dopo, la tiravano anche bella lunga. E comunque non era
sempre per mangiare che si incontrava con gente. A volte ospitava
conoscenti e basta. Io quindi non dovevo rimanere in casa.”
“E non
ricorda niente di particolare di quelle persone?”
“No. Gente
qualunque, a vederli.”
“La prego,
ci pensi bene. E’ certa di non aver mai visto nessuno che le avesse
dato da pensare? O magari potrebbe aver sentito qualcosa di strano
durante quei famosi ritrovi. O durante una conversazione di Bologna
al telefono. In nessuna occasione ha captato frasi sospette?”
“Sospette?
Mio Dio, no!”
“Glielo
richiedo, ci pensi bene. E’ importante. Qualcuno lo ha ucciso e lei
potrebbe aver colto, involontariamente, dei discorsi strani e che
potrebbero fornirci un indizio.”
La donna
aveva cercato di raccogliere le idee per qualche secondo.
“No, mai
sentito niente di strano. Mi spiace.”
“Anche a
me.”
Ivan adesso
doveva dosare bene le parole, altrimenti rischiava davvero di creare
un nuovo shock in quella donna. La fase successiva era rischiosa.
“Dunque
lei mi assicura di non aver mai notato in quella casa niente di
potenzialmente poco rassicurante?”
“Assolutamente
niente.”
Adesso
sembrava più calma, ma il bello doveva ancora venire.
“Signora
Fossati, lei era al corrente, immagino, di quale fosse il mestiere di
Bologna nella vita.”
“A dire il
vero no.”
“Mi sta
dicendo che da quattro anni lei lavorava per un uomo di cui non
conosceva nemmeno quale fosse la professione?”
“In
effetti lui non mi ha mai detto di cosa si occupasse nelle vita. E io
non ero certo nella posizione di poter fare la curiosa. A parte che
non mi importava. A me interessava tenermi il lavoro e ricevere i
miei soldi puntuali. Ho capito solo che il suo lavoro lo portava ad
avere a che fare con molta gente. Ho pensato fosse magari un
imprenditore.”
Il giovane
aveva a fatica evitato di strabuzzare gli occhi. Se solo lei avesse
immaginato di cosa si occupava quel bastardo! Sarebbe scappata al
volo.
A meno che
ora non stesse raccontando delle frottole. Improbabile, ma non lo si
poteva escludere. Forse tutto il suo risultare scioccata da quanto
successo era una farsa. Magari taceva la verità di cui era al
corrente, per non correre rischi, vista la fine di Bologna.
“Signora
Fossati, non sto per raccontarle una bella storia, ma non posso
esimermi dall’eseguire il mio compito. Bologna era un lurido
spacciatore di droga e la gente che invitava in casa per i suoi
ritrovi, certamente non erano vecchi compagni di scuola con cui era
rimasto in contatto.”
Gli occhi
della povera donna si erano alzati di colpo da terra, su cui erano
stati posati per tutto il tempo, e ora erano colmi di terrore.
“No, vi
sbagliate! Lui era un brav’uomo. Mi ha sempre trattata bene.”
“Su questo
non ho dubbi. Ma resta che purtroppo è chi le ho detto poco fa.”
Lei era
scoppiata in lacrime.
“Non posso
aver lavorato tanto tempo per un impostore!”
“Ho paura
di sì.”
Ivan faceva
fatica a proseguire, ma doveva.
“Mi
ascolti ora, avrei preferito non doverle far conoscere la verità.
Posso immaginare come si senta. Il fatto è che la polizia ha bisogno
di lei.”
“Di me? E
cosa volete da me? Io non ho niente a che fare con certa brutta
gente!”
“Mi rendo
conto. Ma il fatto che lei abbia visto diverse persone di quelle che
Bologna ha fatto entrare in casa sua, può essere molto importante.
Vorrei chiederle di guardare delle foto più tardi e di dirmi se, tra
i volti che avrà innanzi, riconosce qualcuna delle persone invitate
da Bologna in casa sua. Si tratta di spacciatori come lui o comunque
gente che faceva parte del giro della droga. Sarebbe importante che
lei guardasse quelle foto. Sapere chi poteva essere ricollegabile a
Bologna ci darebbe un aiuto non da poco. Senza contare che potrebbe
servirci per trovare il suo assassino.”
“Io ancora
non credo a tutta questa storia. E’ un incubo!”
“Vorrei
poterle giurare che non è come le ho detto, ma mentirei. La prego,
se la sente di aiutarci? Sarebbe davvero importante. O non glielo
chiederei.”
I singhiozzi
erano ancora molto forti durante il pianto della povera Carmen, ma ad
un certo punto aveva annuito.
“Se ciò
che mi dice è vero, la aiuterò. Non voglio macchiarmi delle colpe
di quella gentaglia. Se posso aiutarvi a trovare degli impostori lo
farò. Quel mascalzone mi ha fatto lavorare da lui tenendomi nascosto
tutto e ora farò ciò che posso per aiutarvi. Lui ha già fatto la
fine che meritava e mi auguro di potervi dare informazioni utili sui
suoi amici guardando quelle foto di cui mi parlava.”
Ivan non
credeva alle proprie orecchie. Quella donna pareva essersi
risvegliata da un torpore interminabile e ora mostrava anche di avere
una forza che lui non si sarebbe mai aspettato. Il gattino impaurito
era diventato una tigre! Adesso non era il volto di Bologna nel
sacchetto a farla parlare così. Era che lui si fosse preso gioco di
lei ad averla risvegliata. Ora era il suo orgoglio che stava
parlando.
Claudia Torresan è nata a Vigevano (PV).
Ha conseguito un diploma in liceo classico e poi una laurea in scienze biologiche.
Ha già pubblicato: Dietro la maschera, La cruda verità del lago e Rime che uccidono, quando la poesia diventa un’arma mortale.
Indirizzo email: cl.torresan@gmail.com





Nessun commento:
Posta un commento