Respiro Readers
vi segnaliamo la nuova uscita edita Dri Editore
del romanzo dell'autrice italiana Rebecca Quasi.
TITOLO: Le ali
AUTRICE: Rebecca Quasi
CASA EDITRICE: Dri Editore
GENERE: Romance Contemporaneo
PAGINE: 355
PREZZO EBOOK: 2.99
PREZZO CARTACEO: 12.99
DATA PREORDER: 22 Aprile 2019
DATA USCITA UFFICIALE: 26 Aprile 2019
Una figlia appena nata, una promessa
alla quale non può sottrarsi e un futuro tanto incerto quanto
doloroso, sono ciò che Adriano Abregal, ingegnere di Formula Uno, si
trova a dover affrontare. Il fatto che al suo fianco ci debba per
forza essere Bianca Bastiani, una ballerina dallo stile di vita
turbolento, non è certo incoraggiante. E per far funzionare la cosa
i due “soci” studiano un patto blindato e preciso come un pit
stop, una terra di nessuno asettica e impersonale dove all'apparenza
sentimenti e passione non dovrebbero avere diritto di cittadinanza.
Dopo averci deliziato coi suoi regency
Dita come Farfalle e La Governante, entrambi molto apprezzati sia da
critica che pubblico, Rebecca torna al suo antico amore, all’ambiente
che le è più caro. Il romance contemporaneo. Non vogliamo svelarvi
nulla ma siamo sicuri che anche questa volta farà breccia nei vostri
cuori con i suoi personaggi indimenticabili e i loro arguti dialoghi.
-
Fin che sono lucido devo dirti delle cose – iniziò Adriano. La
piccola aprì gli occhi. Bianca sorrise.
Il
sorriso lo indusse a continuare.
-
MaVi ha detto che devi occuparti tu di lei – disse, indicando la
piccoletta in pannolino - Tu e io. Più tu, secondo me.
La
ragazza non rispose. Percorse con l'indice la colonna vertebrale di
Teodora che si stiracchiò un pochino.
-
È stata l'ultima cosa che ha detto.
-
Va bene - disse Bianca dopo un po'.
Non
che ci avesse pensato.
-
A me per ora sta sulle palle.
Sottinteso
“la bambina”.
E
Bianca sempre zitta.
-
Perché non mi insulti?
-
Perché ho tua figlia in braccio e perché ho smesso di litigare con
le persone di cui non...
Si
zittì.
Con
un'eleganza felina scese dalla poltrona e posò la bambina sul
fasciatoio.
Le
fece indossare un body e una tutina di ciniglia bianca, poi la depose
nella culla.
Adriano
continuava a guardarla con stupore: ridicole le mutande di cotone
color carne e il reggiseno (vuoto) coordinato.
Un
corpo del genere non l'aveva mai visto, Bianca sembrava appartenere a
una razza aliena. Fasce di muscoli si tendevano sotto la pelle al
minimo gesto, le bastava sporgersi sul fasciatoio perché quelli
delle cosce guizzassero, avviluppandosi al femore; l'addome sembrava
di marmo, le spalle scolpite. Eppure c'erano una leggiadria e una
plasticità che contraddicevano quella muscolatura esasperata.
Dopo
aver deposto la bambina nella culla e averla coperta, Bianca raccolse
i propri abiti e andò a vestirsi in bagno.
Adriano
sorrise di quel pudore.
Girare
nuda sì, vestirsi davanti a lui, no.
Quando
riapparve, era il solito elfo. Sprofondata negli anfibi con i lacci
penzoloni, infagottata nei jeans stropicciati, perduta in un maglione
troppo largo.
Bianca
non mollò per terra la bambina, ma una ridda di emozioni
violentissime eruppe dall'interno, premette contro lo stomaco,
travolse il cuore e restò lì. Imprigionata. Tenuta a bada a stento
da una volontà di ferro, allenata e stoica come quella di un
gladiatore.
Restò
di pietra, impassibile, il lampo che le attraversò lo sguardo fu
talmente rapido da passare inosservato.
-
Ci sposiamo – ribadì Adriano.
-
No.
Rispose
in fretta lei, senza guardarlo in faccia.
-
È la cosa più spiccia. Se ci sposiamo, nessuno può venire a
romperti le palle. Adotti Teodora.
-
Adriano, sii ragionevole.
-
Non ce le ho le energie per discutere ancora con mia madre e con la
madre di MaVi. Hai qualcuno?
In
che senso? Forse intendeva un uomo. Gentile a pensarci.
Dal
tono però lo reputava impossibile.
-
No, ma...
-
Perfetto.
-
Adriano...
-
Niente sesso, nessun legame, solo un contratto per accudire Teodora.
Saresti libera di...
-
Ma che razza di... e tu?
-
Io non mi sposerò mai più, per cui non me ne frega un cazzo.
Ottimo.
A
Bianca veniva da ridere. Ma non rise.
-
Ovviamente ci sposiamo con rito civile, sono il marito di MaVi,
questo non cambierà mai. Il matrimonio civile è come un contratto
d'affitto.
-
Mi vuoi affittare?
Adriano
sbuffò: tutti le davano della puttana e lei parlava di farsi
affittare.
-
Voglio limitare la merda di un momento di merda. Che per quanto mi
riguarda non è nemmeno un momento, ma uno stato permanente.
-
Quale donna potrebbe resistere a una proposta del genere?
-
Non fare dell'ironia, Bianca. Sai bene che sarebbe solo una cosa di
facciata. Puoi fare quel che ti pare, non cambierebbe niente, a meno
che tu non voglia sposarti davvero con qualcun altro, in quel caso
divorzieremo.
-
Posso... sì posso sposarti. Sarebbe più facile no?
-
Sì. Lo sarebbe di più.
-
Allora okay. Non è che abbia tutte queste prospettive matrimoniali.
-
Quanti anni hai?
-
Trentuno.
-
Be', è un po' prestino per dichiararti zitella.
-
Possiamo fare come dici tu: al bisogno divorzieremo.
Il
cuore di Bianca batteva impazzito, le tremavano le mani. Nonostante
si sforzasse, non riusciva a deglutire la sbobba che aveva davanti.
Come si fa a essere così cretini da ordinare un centrifugato in
dicembre?
Era
solo un contratto, un accordo. Non aveva senso agitarsi così.
Ma
aveva davanti gli occhi magnetici di Adriano Abregal, occhi che
l'avevano braccata nell'istante in cui erano entrati nella sua vita.
E in quella di MaVi.
Prima
o poi avrebbe dovuto decidersi a fare i conti con gli occhi di
Adriano Abregal. Meglio prima che poi.
-
È egoistico da parte mia accettare – puntualizzò Adriano. Anche
lui non stava bevendo il suo caffè.
-
Quando mai sei stato altruista?
-
Niente: ci sposiamo, prestissimo. Dobbiamo presentare la richiesta e
poi ci sono le pubblicazioni.
-
E dopo?
-
Dopo navighiamo a vista.
-
Definisci il navigare a vista.
-
Ci occupiamo di lei... - e indicò la cosa, lì, la bambina.
-
Tua figlia – lo informò Bianca.
-
Cerchiamo di tenerla in vita, sana... per il resto ognuno per sé e
Dio per tutti.
-
Progetto ambizioso – lo sfotté.
-
Non ho energie per altro, credimi. Né ispirazione.
Bianca
mescolò il suo frullato e provò ad assaggiarlo. Sapeva di sedano e
banana.
-
E se ti innamori di qualcuno, o semplicemente ti viene voglia di
sesso, gestisciti come meglio credi.
Bianca
lo fissò.
Sentirsi
addosso gli occhi di velluto marrone di Bianca non gli era mai
piaciuto, in quel momento poi erano uno stillicidio.
A
lui che non era mai interessato capire nessuno, non capire Bianca,
chissà perché, lo infastidiva.
Con
sua moglie era stato uno scivolamento perfetto, un guanto calzato a
pennello. Molto banalmente, l'altra metà della mela. Non c'era stato
bisogno di capire MaVi, perché non c'era niente da capire, era tutto
alla luce del sole, semplice, lineare, senza fronzoli né
dietrologie.
Bianca
Bastiani era invece un labirinto mentale chiuso dentro una sfinge.
-
Ciao caro, stasera esco, rimorchio uno in un bar, mi faccio sbattere
nel bagno e alle undici sono casa. Intendevi una cosa così? - lo
provocò.
-
Puoi limitarti a dirmi che esci.
-
Quindi vivremo insieme?
-
Compatibilmente con gli impegni di entrambi. Ci servirà una tata.
-
Non riesco a capire se hai pianificato tutto o se stai andando a
braccio.
-
A braccio.
Bianca
lo guardò a lungo.
Non
era bella, o forse lo era, non era quello il punto. Era il magnetismo
degli occhi che ti fregava, si disse Adriano.
Si
sarebbe abituato.
Se
si sposavano, costretto a vederla tutti i giorni, si sarebbe abituato
allo sguardo di velluto marrone.





Nessun commento:
Posta un commento