Respiro Readers
vi segnaliamo il romanzo dell'autrice italiana Marta Minotti.
TITOLO: La prima volta in cui sono morta
AUTRICE: Marta Minotti
CASA EDITRICE: Self Publishing
GENERE: Thriller
PAGINE: 233
DATA USCITA EBOOK: Settembre 2018
DATA USCITA CARTACEO: Dicembre 2018
Gennaio 2015.
Silvia viene ritrovata in casa da suo marito appesa al lampadario della loro camera da letto, ma non è morta, ha solo perso i sensi e Paolo fa in tempo a chiamare i soccorsi e a salvarle la vita.
Quando però Silvia si risveglia dal coma nel reparto di Terapia Intensiva Neurologica, non ha la più pallida idea di come ci sia arrivata e cosa le sia successo. Inoltre l’incidente, come lo chiamerà sempre lei, le ha causato un ictus ischemico che ha ridotto notevolmente la sua capacità di movimento e quella della parola.
Ma al contrario di ciò che tutti più o meno si aspettano Silvia, sicura del fatto che mai avrebbe potuto togliersi la vita, non si arrenderà all’evidenza dei fatti, né alla demolizione che ha subito il suo corpo. Accetterà di buon grado le cure, le sedute di fisioterapia, quelle con il foniatra e dallo psicoterapeuta, pur di riappropriarsi della sua vita e dimostrare a tutti che le cose non sono come possono sembrare e vogliono farle credere.
Con l’aiuto di suo padre e della figlia Marianna cercherà in ogni modo di recuperare il pezzo di memoria che le manca e che contiene i ricordi che ha perso, proprio quelli che precedono il suo suicidio. Per farlo dovrà ricostruire gli eventi che le sono accaduti e andare a scavare nel suo passato dove, si renderà conto, affondano le radici del male che l’ha investita e che, pezzo per pezzo, la porterà a una verità che mai avrebbe potuto immaginare.
Oggi è l’ultimo giorno della mia vita, ed è già tutto pronto. Ho fatto le prove innumerevoli volte per assicurarmi la funzionalità di ogni cosa. Non ho tralasciato nulla, non credo.
Mi sento estremamente bene stamattina, non ho i soliti devastanti dolori che mi sfiancano, quella sinistra sensazione di ossa che si sbriciolano nel corpo, la fibra dei muscoli che si sfalda.
Stamattina ho forza in abbondanza e quindi mi posso gestire. Ah, che cosa divina il libero arbitrio, che regalo meraviglioso ci ha fatto Nostro Signore, che arma potente. Ti assicura di avere almeno una scelta, una porta antipanico per fuggire di corsa ai disastri. Non trova pari appagamento in nient’altro questa certezza.
Ho scelto un modo di morire pulito e sicuro, non mi piacciono le azioni scenografiche e odio il sangue, non avrei mai potuto pensare di tagliarmi le vene o buttarmi giù da un palazzo riducendomi ad un pezzo di carne sfigurato. Voglio che il mio corpo rimanga intatto e riconoscibile, voglio che la gente vedendomi possa dire “oddio com’era bella” e non “Mamma mia come si è ridotta”.
I barbiturici sarebbero stati il massimo ma non sono riuscita a procurarmeli in nessun modo; e poi mi sono documentata, da qualche parte ho letto che bisogna assumerne una quantità significativa per morire, ed io ho lo stomaco delicato, li vomito di sicuro.
Quindi eccomi qui con gli attrezzi selezionati per questo impagabile momento: una scala, una cintura, il lampadario di camera mia. In casa c’è silenzio, avrò tutto il tempo del mondo a disposizione.




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