giovedì 18 ottobre 2018

NUOVE USCITE LIBROSE - MARSILIO EDITORI - 18 Ottobre 2018













LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO

di Silvana Grasso






La protagonista del nuovo romanzo di Silvana Grasso, registrata all’anagrafe come Vera – da Venera – si chiama in realtà Nera, perché l’impiegato dell’anagrafe era duro d’orecchie. E questo non è l’unico “errore” sotto il quale Nera viene al mondo in una famiglia di madre suicida e padre emigrante; infatti, a entrambi i piedi Nera ha sei dita. A parte questi due dettagli – uno che può essere sopportato e l’altro che può essere nascosto – Nera, in una famiglia di grassi e analfabeti, è intelligente e sinuosa come un gatto, e soprattutto è interessata a sedurre gli uomini: non per farci l’amore, ma per raccontarli. Per scrivere, si riduce a vivere, e la vita, subito, è quella risicata di un piccolo paesino in provincia di Catania, Vulcanello, dove vive con Natalina, figlia della sua madrina che, a sua volta e dopo la dipartita per diabete di quest’ultima, è diventata la madrina in carica. Così, in un crescendo di uomini sedotti e abbandonati, di corredi e lenzuola di lino e pizzi (che sono poi il lavoro di Natalina, che a mano a mano assume la statura di un Efesto nella sua fucina), Nera percorre la parabola ambiziosa e seduttrice di una ragazza di provincia nel 1968, e tanto insegue la scrittura, fino a raggiungere i caratteri cubitali della cronaca nera. Forse perché Nera fa teatro, sempre, con tutti, a partire da sé.
 
Con una lingua ironica e avvolgente, Silvana Grasso mette in scena, pirandellianamente, il suo Vitangelo Moscarda, la sua uno nessuno e centomila, in stivali di camoscio e minigonna, e racconta che cosa è stata e dove ha fallito l’emancipazione.








Silvana Grasso  è nata a Macchia di Giarre, in Sicilia. Vive tra Gela e Giarre. È filologo classico, scrive racconti, romanzi, pièce teatrali e collabora con diverse testate. È stata assessore alla cultura del comune di Catania. Le sue opere sono state premiate con importanti riconoscimenti, tra cui: il Premio Mondello, il Premio Brancati, il Premio Vittorini, il Premio Flaiano Narrativa, il Premio Grinzane Cavour Narrativa italiana. Ha pubblicato: Nebbie di ddraunàra (La Tartaruga 1993), Il bastardo di Mautàna (Anabasi 1994, Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), Ninna nanna del lupo (Einaudi 1995, ripubblicato da Marsilio nel 2012), L’albero di Giuda (Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), La pupa di zucchero (Rizzoli 2001), Disìo (Rizzoli 2005), 7 uomini 7. Peripezie di una vedova (Flaccovio 2006), Pazza è la luna (Einaudi 2007), L’incantesimo della buffa (Marsilio 2011), Il cuore a destra (Le Farfalle 2014).
















PROVE TECNICHE DI RESURREZIONE

di Antonio Polito






«La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare» dice Jep Gambardella, protagonista della Grande Bellezza. 
 
Davvero arriva un momento in cui, sostiene Polito, «il se stesso di prima deve morire per poter rinascere a nuova vita. Perché la curva della felicità è una U e quando ti sembra di aver toccato il fondo puoi veramente risorgere». 
 
In un originale tentativo di rivisitazione di esperienze personali e non, storie vissute o narrate, questioni e idee reinterpretate, Antonio Polito racconta quella fase dell’esistenza in cui sentiamo di dover «fare pulizia», applicando un sano senso pratico al nostro bagaglio di vissuti e di valori. Un viaggio in cui si susseguono tappe e conquiste, cambi di passo e cadute, attraverso cui l’autore rivela cosa ha superato le maglie della selezione e cosa invece è risultato d’intralcio al suo cammino di crescita come uomo, genitore, cittadino.
 
Con la formula alla quale ha abituato i lettori, Polito parte da un itinerario personale per giungere a una proposta estesa a tutti: avviare un percorso di «perdita» per riconquistare se stessi può essere la chiave su cui costruire un nuovo senso di appartenenza, una traccia per rifondare il nostro modo di essere comunità. 





Antonio Polito (1956) è vicedirettore del «Corriere della Sera». È autore di due libri-intervista (con Eric Hobsbawm e con Ralph Dahrendorf), di Contro i papà (2012) e In fondo a destra (2013). Ha tre figli.









LUNGO LA PEDEMONTANA. IN GIRO LENTO TRA STORIA, PAESAGGIO VENETO E FANTASIE.

di Paolo Malaguti






Pensata già dagli anni sessanta per far fronte ai problemi di un territorio sempre più complesso, lasciata incompiuta nel 2008 per mancanza di fondi e ora lentamente entrata in fase di completamento, la Superstrada Pedemontana Veneta offre un punto di vista privilegiato sul paesaggio che la circonda. Paolo Malaguti ne ripercorre in bici il tratto che da Montecchio Maggiore arriva a Spresiano, tra i paesi raccontati da Luigi Meneghello in Libera nos a Malo e Piccoli maestri, e indagando con sguardo da narratore gli interstizi che si aprono tra la velocità della superstrada e l’andamento lento delle due ruote si interroga su come sia stato possibile che un territorio tanto legato alle sue tradizioni abbia visto nascere attività all’avanguardia in vari settori produttivi. In un susseguirsi di capannoni e strade romane, di villette a schiera e borghi medievali, animato da vecchie e nuove «lingue altre» (il veneto, ma anche il pakistano e l’arabo), il Veneto che vien fuori dalla penna di Malaguti emerge da un immaginario stratificato, in cui la costellazione di segni linguistici e letterari rimanda ai versi di Zanzotto e alle atmosfere rarefatte di Buzzati, alla natura vista con gli occhi di Rigoni Stern e alle prime analisi sulla metamorfosi dell’Italia del boom di Pasolini, dove epoche e ritmi diversi convivono, fabbriche e campi arati si rincorrono senza soluzione di continuità, e in cui si possono ancora incontrare «metalmezzadri», metà operai metà contadini, ma dove la nostalgia del tempo passato non sembra far breccia nell’animo operoso dei suoi abitanti.





Paolo Malaguti  (Padova, 1978) lavora come docente di Lettere nella provincia di Treviso e di Vicenza. Ha pubblicato, tra gli altri, Sul Grappa dopo la vittoria (2009), Sillabario veneto (2011), La reliquia di Costantinopoli (2015, finalista premio Strega 2016) e Prima dell’alba (2017).














GLI UOMINI CI RUBANO TUTTO

di Marina Terragni










A che punto è la battaglia femminista? Apparentemente avanza su molti fronti. Basti pensare al movimento #metoo, che ha messo sulla difensiva migliaia di uomini potenti. O al grande discorso ai Golden Globe di Oprah Winfrey («il tempo della brutalità maschile è scaduto»). O alla marcia mondiale delle donne per protestare contro l’elezione di Donald Trump. Ma proprio mentre il dominio patriarcale sembra simbolicamente vacillare, per le donne in carne e ossa – dice Marina Terragni – le cose non vanno affatto bene: gli indicatori materiali (salute, lavoro, stipendi, giustizia) sono tutti negativi, mentre crescono i numeri della violenza sessuale e la politica non è stata mai tanto misogina. Dopo un secolo di femminismo, il bilancio lascia ancora a desiderare. L’autrice invoca quindi un “femminismo radicale”, che non chiede pari opportunità, non elemosina posti, non si compiace del vittimismo, non subisce le intimidazioni della cultura gender, ma valorizza il corpo delle donne e la sua irriducibile natura, contro il
dominio di un sesso sull’altro.




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