Il romanzo è ambientato in un luogo e in un tempo indefiniti. Nonostante ciò, in esso è possibile scorgere un rimando continuo alla realtà che ci circonda. Definirlo una distopia sarebbe, perciò, non del tutto corretto. La storia si sviluppa attorno a quattro figure principali: Jonas, il vero protagonista della narrazione, Topheles e Mephis, gli addetti ad accompagnarlo nel Mondo di là, e il Descrittore, ossia colui che osserva e che racconta le storie di Jonas e dei suoi accompagnatori osservandoli dai tubi di aerazione che percorrono tutto il Mondo di là.
Con Il mondo di là, Giuseppe Varriale costruisce un romanzo visionario e inquietante, capace di mescolare distopia, allegoria sociale e riflessione esistenziale in una narrazione dal forte impatto immaginifico. Fin dalle prime pagine si percepisce una scrittura ricca di particolari e di suggestioni, che riesce a creare un universo sospeso nel tempo ma incredibilmente vicino alle contraddizioni del presente.
L’ambientazione è uno degli aspetti più riusciti del libro: la città descritta nel prologo, con i suoi marciapiedi mobili, i palazzi-trivella e le divisioni nette tra classi sociali, restituisce un senso di alienazione continua che accompagna il lettore per tutta la lettura. Varriale dimostra una notevole capacità nel costruire scenari simbolici senza mai perdere il ritmo narrativo.
Il personaggio di Jonas funziona bene come guida all’interno di questo “Mondo di là”, mentre figure come Topheles, Mephis e soprattutto il Descrittore aggiungono alla storia un’aura quasi teatrale e metafisica. Interessante anche il gioco tra realtà e percezione, che porta spesso il lettore a interrogarsi sul significato degli eventi e sull’identità stessa dei personaggi.
Lo stile è colto e descrittivo, a tratti volutamente ridondante, ma coerente con il tono dell’opera. In alcuni passaggi il ritmo rallenta leggermente per via delle numerose descrizioni e riflessioni, ma l’atmosfera resta sempre coinvolgente e piena di fascino.
Un romanzo che non offre solo intrattenimento, ma anche spunti di riflessione sul consumismo, sull’omologazione e sul rapporto tra individuo e società. Non è una lettura leggera né immediata, ma proprio per questo arriva a lasciare qualcosa anche dopo la parola “fine”.
Consigliato a chi ama le distopie atipiche, la narrativa filosofica e le storie capaci di creare mondi complessi e simbolici.

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