giovedì 8 febbraio 2018

Segnalazione Romanzo ed Invito - SONO LACRIME GLI OCCHI DEI PESCI di Giuliano Faggiani



ORGANIZZATA A ROMA, IL 15 FEBBRAIO
UNA NUOVA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DI GIULIANO FAGGIANI
ISPIRATO ALLA CULTURA NIPPONICA :
UNA STORIA CHE NARRA L’AMORE DI DUE PERSONE NELLA BELLEZZA
E FA COMPRENDERE LA SENSIBILITA’ ESTETICA DEL MONDO GIAPPONESE


INVITO

Giovedì 15 Febbraio 2018
Giulio Perrone Editore
Via Giovanni da Procida 30/32
Roma

Introduce: Tommaso Castellana



TITOLO: Sono lacrime gli occhi dei pesci

AUTOR: Giuliano Faggiani

CASA EDITRICE: L'Erudita - Giulio Perrone Editore


TRAMA:




Il romanzo racconta l’incontro tra due personaggi con visioni diverse del mondo ma una stessa concezione della bellezza e dei sentimenti: un medico giapponese e un’elegante signora austriaca osservati in luoghi fisici che rappresentano anche una geografia delle emozioni in quanto topoi metonimici di culture e di sensibilità differenti. Più che intrecciare una storia complessa ricca di contrasti e colpi di scena, le vicende sono state raccontate prevalentemente con piani sequenza e dissolvenze incrociate, privilegiando il linguaggio visivo per evitare una descrizione “ideologica” delle differenze tra la mentalità occidentale e la cultura giapponese che costituiscono il substrato della vicenda. Anche per questo, la narrazione indugia visivamente su figure di contorno, situazioni e comportamenti emblematici del vivere tradizionale nipponico usando traslitterazioni di ideogrammi che il testo rende immediatamente comprensibili senza bisogno di un glossario.

Il racconto è diviso in tre parti.
La prima si svolge a Madrid, dove i due personaggi s’incontrano per caso e, inconsapevolmente, si confrontano per trascorrere la distanza che li separa. Il medico giapponese non ha ancora superato completamente il dolore per la fine della relazione con una sua ex studentessa sordomuta con cui scambiava il piacere di dipingersi rispettivamente degli ideogrammi sulla pelle nuda, che era stato il motivo del suo allontanamento temporaneo dal Giappone e ora sta tenendo un seminario sulla medicina orientale in una Università spagnola da cui è stato invitato.
Un giorno resta affascinato dall’eleganza di un’ospite austriaca che arriva nel suo stesso hotel, e che poi gli capita di soccorrere allorché ella ha un mancamento davanti alla tela della Guernica. Al giapponese sembra che la donna abbia un comportamento un po’ ieratico che fa pensare a quello di una geisha e, nel suo atteggiarsi e vestirsi, gli appare come uno spettacolo, quasi un’opera d’arte vivente. Prova allora l’aspirazione di “penetrare” nella fase di composizione dell’opera d’arte della sua eleganza, e desidera di contemplare la donna mentre si trucca e si abbiglia, senza nessuna intenzione diversa dall’ammirazione estetica, e timidamente le chiede di esaudire la sua fantasia. La donna, pur avendo colto perfettamente la castità del suo desiderio, non può acconsentire poiché è in partenza per l’Italia e il giapponese le dona, in segno di addio, un libricino di haiku illustrato con delle incisioni.
La seconda parte descrive vicende che avvengono, qui e laggiù in Giappone, con una concatenazione di richiami situazionali o meramente visivi che intrecciano episodi lontani nello spazio e accostano vicende vissute separatamente dai due personaggi in luoghi e contesti molto distanti.
L’austriaca, in volo dalla Spagna per Roma, dove concluderà la sua vacanza, conosce in aereo un siciliano passionale che deciderà di fermarsi nel suo stesso albergo della Città eterna e saprà corteggiarla con successo prima del suo definitivo rientro in Austria.
La figurazione visiva dell’aeroporto di Vienna consente di allacciarsi narrativamente all’aeroporto di Madrid da cui il medico giapponese sta partendo per rientrare a Kyoto, l’antica capitale, dove ha scelto di vivere poiché si possono ancora incontrare, per strada, giovani donne che indossano un kimono. Scopriamo la sua vita di ogni giorno dalle sue abitudini e dalla descrizione della sua casa. Lì ricordandosi del desiderio che gli aveva suscitato l’elegante signora conosciuta a Madrid, chiede alla tenutaria di una casa da tè di poter assistere alla vestizione di una geisha, permesso che gli viene negato per la sacralità di quegli atti che devono restare “separati” dal mondo profano.
L’immagine della sontuosità degli abiti della geisha rinvia agli abiti indossati dalla signora austriaca che a casa sua, in quello stesso momento, sta scegliendo nel suo guardaroba gli indumenti da portare con sé in Sicilia dove trascorrerà un periodo di vacanza con il suo amico italiano conosciuto in aereo che l’ha invitata ad Acitrezza. Qui ella impatta la diffusa mentalità sessista di cui è impregnata la cultura locale ma anche il suo ospite che, lontano dal suo ambiente culturale, gli era apparso come persona diversa. Il panorama fisico e antropico del posto la sconcerta, ma resta affascinata dalla violenza incandescente dell’eruzione dell’Etna che ammira come fosse uno spettacolo, notando il contrasto con la violenza inespressa che ha riscontrato nella mentalità maschilista.
Anche in Giappone il paesaggio fisico è caratterizzato dal Fusijama e dai fenomeni sismici che condizionano la peculiare sensibilità dei suoi abitanti. Il medico giapponese ripensa spesso alla signora austriaca conosciuta a Madrid: una sera si chiede se lei, sempre così inappuntabile ed elegante, possa bere una tazza di tè adagiata su un cuscino e inginocchiata sulle ginocchia.
Costei, a migliaia di chilometri di distanza, non solo fisica, si sta proprio inginocchiando per una prestazione orale che le è stata imposta al suo amante, nel quale ora si accorge di riscontrare la medesima concezione proprietaria della donna che lei già aveva notato in quell’ambiente sociale. Umiliata dalle prevaricazioni che sta subendo, fugge via sconvolta ricordando la gentilezza rispettosa del medico giapponese conosciuto a Madrid.
Questi, laggiù, ha ripreso la sua vita che viene descritta con lievi tratti dai quali si evince, oltre al suo modo di pensare, la sua peculiare sensibilità e la sua cura per l’armonia e per la bellezza intesa come sentimento di inpermanenza. Recatosi a Tokyo per una conferenza, egli ha una storia sentimentale con una giovane molto bella che, tuttavia, non riesce a suscitare in lui il senso ambiguo del mistero di cui si nutre l’amore estetico, che deve sempre assumere l’evanescenza di un’opera musicale o di uno spettacolo teatrale.
La terza parte s’inizia con un nuovo, brevissimo e casuale incontro tra il medico giapponese e la donna austriaca nell’area transiti dell’aeroporto di Parigi. Dopo una lunga corrispondenza epistolare, il desiderio reciproco di rivedersi li porta alla decisione di incontrarsi a Venezia dove soggiorneranno per una settimana.
Il racconto assume quindi un diverso ritmo perché, nell’ambiente liquido di quella città dove due diverse culture si possono sciogliere l’una nell’altra, il montaggio delle scene e dei richiami mnesici assume un movimento ondeggiante ma proteso a ritrovare la prossimità attraverso episodi emblematici e indugi narrativi che preparano l’epilogo. Il progressivo accostamento tra la sensibilità dei due protagonisti e tra il loro modo di concepire la vita e la morte, lo spazio e il tempo, si compie e si disegna nella loro completa intesa fisica e spirituale.
La metafora floreale, quindi, si scioglie nella consapevolezza che la rosa e il crisantemo, due fiori di natura diversa, possano essere piantati in una stessa aiuola o, recisi, essere custoditi in uno stesso vaso se solo si ha cura di rispettare gli accorgimenti per la loro ottimale conservazione che, in oriente, sono espressi dalla saggezza del rito dell’ikebana.





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